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Taranto

Ex Ilva, Conte incontra vertici Mittal a Londra per trattativa. «Si va in tribunale con accordo»

A margine della presentazione del vertice sul clima e di un faccia a con Boris Johnson.

Il premier Giuseppe Conte

Giuseppe Conte

Arrivare venerdì in tribunale a Milano almeno con una bozza di accordo con Arcelor Mittal, che consenta di ottenere un nuovo rinvio dell’udienza sul recesso dell’azienda dall’Ilva di Taranto. E’ l’obiettivo cui si lavora in queste ore, ai tavoli tecnici e di governo. La spinta, in una trattativa tuttora molto complicata, arriva da un incontro a Londra tra Giuseppe Conte e Lakshmi Mittal, presidente e amministratore delegato del colosso franco-indiano. Ci sono, assicura il premier, «obiettivi condivisi» ovvero una volontà comune di arrivare - è difficile che si riesca entro venerdì - a un’intesa che, anche grazie all’ingresso pubblico, permetta di tenere aperti gli impianti e avviare una riconversione ecologica, «con un livello occupazionale adeguato».
I nodi su cui si discute da settimane sono gli esuberi, la leva fiscale e l’entità dell’ingresso pubblico. Nel colloquio londinese Conte spiega di non aver «negoziato i dettagli» con Lakshmi Mittal. Ma di aver «ribadito le linee di fondo del negoziato» per «dare nuova linfa» al lavoro dei «rispettivi negoziatori e dello staff di legali» che, a quanto viene riferito, sarebbero tornati a incontrarsi anche in giornata. Dal governo trapela moderato ottimismo. Arcelor Mittal dovrebbe parlare giovedì, in occasione della presentazione del bilancio. Si cerca intanto di chiudere una bozza di accordo entro venerdì, per evitare che Mittal lasci Taranto e si proceda in tribunale con una durissima battaglia legale. «In tribunale bisogna andarci ma sarebbe bene arrivarci con un accordo», dice Conte.

Si parte, sottolinea il presidente del Consiglio, dalla «definizione del nuovo piano industriale». Da lì deriva tutto, inclusa una quota di esuberi che nello stesso governo ritengono inevitabili. L’azienda ha messo sul tavolo 3000 esuberi, secondo alcune fonti l’esecutivo potrebbe arrivare a 2000, che si sommano ai 2000 già esistenti. Conte a Mittal ribadisce che «i numeri iniziali non sono accettabili» e che per l’esecutivo è "fondamentale preservare un livello occupazionale elevato». L'idea sarebbe, in accordo con i sindacati, negoziare una quota sostenibile di ammortizzatori sociali, da unire ad eventuali scivoli e dalle possibilità di impiego per la realizzazione degli interventi del «cantiere Taranto», il mix di misure per la città che il governo ha tenuto in stand by, con l’idea di varare un decreto che «accompagni» l’eventuale intesa per l’ex Ilva.

L’accordo è probabile che includa anche un nuovo «scudo». Ma per ora ci si starebbe concentrando sugli aspetti «industriali». Secondo alcune fonti, Mittal preferirebbe che l’investimento pubblico che - come Conte ribadisce - il governo è pronto a compiere, non avvenga attraverso Invitalia. L’azienda vorrebbe inoltre uno sconto sugli impianti e soprattutto un intervento attraverso la leva fiscale che permetta di abbassare il costo dell’acciaio di Taranto e renderlo competitivo (i tecnici starebbero valutando la fattibilità anche in relazione alle regole internazionali antidumping). A latere si starebbe studiando anche un rafforzamento della zona economica speciale.

Il premier insiste soprattutto sul tasto della «transizione energetica» e della riconversione degli impianti, per i quali potrebbe studiarsi la nascita di una new co. «Voglio, vogliamo, che Taranto diventi uno degli stabilimenti più innovativi al mondo», sottolinea il premier. E ne parla sia con Mittal che con la presidente della commissione Ue Ursula Von Der Leyen, che incontra a Bruxelles nel pomeriggio. «Abbiamo parlato della possibilità di usare il Just transition fund europeo», il nuovo Fondo Ue per la transizione ambientale, «anche per Taranto», sottolinea Conte al termine del colloquio. L’altro tema è misurare l’intervento pubblico nell’ex Ilva in modo che non sia in contrasto con le regole europee. E’ un problema che riguarda anche Alitalia, per la quale la Commissione Ue sta valutando l'ammissibilità del prestito ponte.

LE PAROLE DI MELUCCI - «Se ArcelorMittal non è pronta alla svolta tecnologica lo dica chiaramente e facciamola finita. È il momento di dare a Taranto un accordo di programma, un DL strutturale e non palliativo, una valutazione seria del danno sanitario, una prospettiva inequivocabile sulla riconversione tecnologica di quegli impianti, per quanto onerosa e impegnativa possa risultare. Questa è la sequenza che da due anni rivendichiamo, con questa solo ci sarà soddisfazione e si aprirà una nuova fase per le politiche del nostro Paese, per la credibilità delle nostre Istituzioni». Lo ha detto il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, ascoltato dalle Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera in merito alla crisi industriale del polo siderurgico dell’ex Ilva e alle connesse problematiche ambientali.

«Abbiamo letto con attenzione - osserva Melucci in una nota a margine dell’audizione - la lunga memoria difensiva dello scorso 31 gennaio da parte dei consulenti legali di ArcelorMittal presso il Tribunale Civile di Milano. Abbiamo così appreso che, oltre a saper fare presumibilmente bene l’acciaio, ArcelorMittal è un campione del gioco dell’oca, qualche passo avanti, molti passi indietro. Quella nuova minaccia sventolata davanti ai magistrati di andar via, nei giorni caldi del negoziato col Governo, quelle ombre ancora presenti sull'indotto e di riflesso suoi suoi lavoratori, quelle incertezze sui numeri degli esuberi del nuovo piano, il silenzio assordante della proprietà indiana sui fondi europei per il green deal, tutto questo - afferma il sindaco - non può che lasciare la comunità locale preoccupata, arrabbiata». 

«All’azienda diciamo che qualunque formulazione elegante i loro avvocati riusciranno a predisporre per l’udienza del prossimo 7 febbraio a Milano, qualunque psicosi collettiva si volesse scatenare sui media in vista delle battute finali con i negoziatori del Governo, qualunque siano le giustificazioni per le dinamiche relative ai rapporti, passati e presenti, con il Governo italiano, con la Regione Puglia, con il Comune di Taranto e con tutti i cittadini, questa ArcelorMittal è diventata sempre meno necessaria per Taranto». Lo sottolinea in una nota il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, ascoltato oggi dalle Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera in merito alla crisi industriale del polo siderurgico dell’ex Ilva.

Riferendosi ad ArcelorMittal, il primo cittadino aggiunge che "per Taranto il suo tentativo resta una fuga, con o senza scudo penale; a Taranto una convivenza serena è ben lungi dall’essere realizzata. Lo ha certificato la stessa ArcelorMittal avallando i contenuti della memoria depositata al Tribunale di Milano. E lo testimoniano quelli che sembrano in questi giorni fenomeni emissivi senza precedenti». Secondo il primo cittadino, «il lavoro, le bonifiche, il futuro di Taranto non finiscono certo con ArcelorMittal. Il Governo sieda al tavolo forte di questo sentimento dei cittadini e dei lavoratori di Taranto. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che in queste ore incontra la proprietà, è in grado di assumere scelte coraggiose, definitive, perché Taranto non è più disposta a sostenere il peso di accordi al ribasso, non vacilleremo nemmeno innanzi agli esuberi, la comunità non è più nella condizione di ulteriori sacrifici per il sistema Paese, non possiamo più raccontare ai tarantini - incalza Melucci - che quel green deal vale dovunque, fuorché in riva allo Ionio».

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