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Ex Ilva, mons. Santoro: «Restano preoccupazioni per emissioni»

Come precetto pasquale, il vescovo di Taranto ha ricevuto telefonata ministro Costa

Ilva, nel piano Mittal Marcegagliaspuntano oltre 2400 esuberi

Foto Todaro

TARANTO - «Taranto particolarmente ha pagato quello che papa Francesco chiama 'debito ecologicò. Ha prodotto acciaio per tutto il Paese ed ora piangiamo per i nostri morti adulti e bambini». Così l’arcivescovo di Taranto Filippo Santoro nell’omelia della messa di precetto pasquale celebrata nello stabilimento siderurgico ArcelorMittal (ex Ilva) di Taranto. Mons. Santoro è anche presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Conferenza episcopale italiana.

Alla funzione religiosa hanno preso parte l’amministratore delegato dell’azienda, Mattheiu Jehel, il prefetto di Taranto Antonella Bellomo, autorità politiche, civili, militari e religiose, oltre a una folta rappresentanza di dipendenti del Siderurgico e loro familiari. Il vescovo ha comunicato di avere avuto in mattinata una telefonata da parte del ministro dell’Ambiente Sergio Cista, che lo ha pregato di portare il suo saluto alla proprietà, ai lavoratori e ai loro familiari, alle autorità presenti e alla città di Taranto.

 «Siamo in un sistema economico - ha detto ancora l’arcivescovo - che ha dimostrato capacità eccezionali, che ha prodotto innovazione e progresso, ma tutto questo ha valore se è messo a servizio del rispetto del creato, della qualità del lavoro, della dignità dei lavoratori. Siamo di fronte a una nuova rivoluzione industriale, frutto della tecnologia che sarà tale solo se illuminata dalla coscienza, che rende superato il modello che vedeva il profitto prima di tutto e che ci dà gli strumenti per ripensare quel sistema i cui danni abbiamo pagato e paghiamo amaramente. È noto «che la qualità di una società - ha osservato ancora - dipende da quanto la vita, la salute, la dignità gli ultimi, i deboli, vengono salvaguardati e tenuti concretamente in considerazione».
«E' sempre un fatto impegnativo - ha aggiunto mons. Santoro - parlare all’interno di questa fabbrica, ma durante questi anni ci siamo conosciuti meglio nelle vostre attese, nelle incertezze, nelle sofferenze e insieme ai vostri volti avevo presenti le vostre famiglie e il vostro lavoro. Siamo stati illuminati dalla Parola di Dio, dagli insegnamenti di Papa Francesco e non abbiamo mai perso la speranza e anche ora sono in mezzo a voi come Pastore che cerca sempre di accendere una luce di speranza e di mantenerla viva».

«Per ricostruire il tessuto sociale di questo territorio dobbiamo riscoprire il gioco di squadra, la collaborazione tra parti finora opposte. Dobbiamo uscire dalla 'carestia di speranzà e per farlo dobbiamo costruire una società fondata sulla fiducia, non chiudendoci nella sterilità della paura e del conflitto». Lo ha detto l'arcivescovo di Taranto Filippo Santoro nell’omelia della messa di precetto pasquale celebrata nello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto. Mons. Santoro è anche presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro della Cei.
«Il compito, sul nostro territorio - ha sottolineato - è arduo; riconquistare la fiducia dei tarantini è difficilissimo, ma non ci sono altre strade, pena il perpetrarsi di dinamiche sociali che nocciono non solo alla città, ma pure a chi fa impresa. L’anno che è trascorso è stato accompagnato da tensioni e preoccupazioni non meno intense di quello precedente. Lì dove il destino degli operai del siderurgico sembra essersi incanalato nell’alveo della salvaguardia del posto di lavoro e, mentre la copertura dei parchi minerali procede a ritmi più celeri del previsto come segno di una serietà di impegno professionale, restano ancora vive tra la popolazione le preoccupazioni in merito all’impatto ambientale». «I timori - ha concluso - sono legittimi e sono accentuati dalla ricorrente danza dei dati relativi alle emissioni».

LE PAROLE DELL'AD JEHL - «Siamo impegnati su tanti fronti, a partire da salute e sicurezza, ambiente, che sono le nostre priorità assolute. Con onestà e trasparenza che sono gli ingredienti più importanti per costruire un futuro diverso. Noi qui ce la stiamo mettendo tutta». Lo ha detto l’amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl, prendendo la parola a conclusione della messa di precetto pasquale celebrata nello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto dall’arcivescovo Filippo Santoro.
«Per raggiungere questi obiettivi - ha aggiunto - abbiamo bisogno del contributo di tutti, dentro e fuori la fabbrica. E proprio il fatto che siamo qui oggi dimostra che insieme possiamo fare squadra e collaborare, come ha detto l'arcivescovo, per costruire un futuro migliore per Taranto». Matthieu Jehl ha ringraziato l’arcivescovo «per la sua disponibilità e per le preziose parole di oggi» e poi si è rivolto ai tantissimi dipendenti presenti alla funzione religiosa. Quello del precetto pasquale in fabbrica è «una tradizione importante della storia - ha aggiunto - di questo stabilimento, che siamo orgogliosi di portare avanti. 'In cammino, costruendo insieme il futurò non è soltanto il titolo di questo precetto pasquale, ma è anche la perfetta sintesi del messaggio che mi piacerebbe portassimo a casa». «Sono passati poco più di 5 mesi da quando è nata ArcelorMittal Italia e abbiamo iniziato a lavorare tutti insieme. Non è molto tempo, ma molte sono le cose che abbiamo iniziato a fare. Moltissime - ha concluso Jehl - sono le cose che ancora dobbiamo fare, perché come tutti sappiamo il cammino è lungo».

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