Sabato 17 Novembre 2018 | 18:26

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Col 93% dei voti

Referendum Ilva, i lavoratori dicono sì ad accordo con Arcelor Mittal

I votanti a Taranto sono stati 6.866, favorevoli 6.452, contrari 392, astenuti 12. Affluenza bassa. Avevano diritto 10.820. Ecco l'esito complessivo.

Ilva

TARANTO -  «I lavoratori del Gruppo Ilva, approvano a larghissima maggioranza, con il 93%, l’ipotesi di accordo sottoscritta lo scorso 6 settembre presso il Ministero dello Sviluppo Economico, tra le organizzazioni sindacali e l'acquirente Arcelor-Mittal» Lo affermano Fim, Fiom e Uilm in una nota congiunta. Nel gruppo i Sì sono stati 8.255 (92,82%) i contrari 596 (6,70%), 43 (0,48%) gli astenuti. 

In particolare anche Taranto ha detto sì all'accordo con Arcelor Mittal con una percentuale plebiscitaria di «sì» pari al 94%. Lo si apprende da fonti sindacali. I votanti sono stati 6.866, favorevoli 6.452, contrari 392, astenuti 12. Bassa l'affluenza rispetto agli aventi diritto che sono 10.820. Di questi, secondo l’accordo, saranno assunti subito 8.200, mentre gli altri resteranno in Amministrazione Straordinaria o accetteranno gli incentivi all’uscita. 

Le schede bianche sono state 12. Le nulle 10. La percentuale dei votanti è stata del 63%, con una percentuale di astensione del 37%. Gli aventi diritto a Taranto sono 10.805. La percentuale dei contrari è stata del 5,7%. Secondo fonti sindacali la percentuale dei Sì per tutto il gruppo è del 94%. 

LE PAROLE DI DI MAIO - «Per Ilva abbiamo ottenuto il miglior risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili. Abbiamo lavorato per migliorare sia il piano ambientale sia quello occupazionale. Il risultato emerso dalle votazioni dei lavoratori conferma l’azione di questo Governo su una vicenda tanto delicata quanto quella dell’Ilva». Così in una nota il ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio. «La strada resta comunque in salita, tutte le nostre forze sono ora impiegate nel vigilare attentamente affinché il piano ambientale sia rispettato al millimetro. Al contempo predisporremo un piano straordinario di rilancio di Taranto, così da consentirne una vera riconversione economica, perché questa bellissima città non sia ostaggio di una sola azienda» ha concluso Di Maio.

I SINDACATI - «Esprimiamo grande soddisfazione per il risultato raggiunto, anche i lavoratori approvano l’intesa» affermano i sindacati in una nota. «Dopo 6 anni dal sequestro dell’area a caldo, 12 decreti salva Ilva e decine di scioperi, con l’approvazione dell’accordo da parte dei lavoratori, si chiude una delle vertenze più complesse del nostro Paese. L’intesa raggiunta complessivamente porta in dote 4,2 miliardi di investimenti per il rilancio del siderurgico, 1,25 miliardi industriali, 1,15 miliardi ambientali a cui si sommano 1,2 miliardi sequestrati ai Riva per le bonifiche e l’ambiente. «Risorse - affermano Marco Bentivogli, segretario generale Fim-Cisl, Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Rocco Palombella, segretario generale Uilm-UIl in una nota congiunta - che serviranno a rendere sicuro, sostenibile ambientalmente competitivo il sito tarantino, con un AIA l'autorizzazione integrata ambientale per il sito ionico, tra le più restrittive d’Europa». «Ora compito delle organizzazioni sindacali - aggiungono i tre segretari generali - sarà monitorare l’andamento dei lavori ambientali e di messa in sicurezza dei siti, a partire da Taranto, e il rispetto dei tempi di attuazione del piano per arrivare nel più breve tempo possibile alla piena occupazione. E' necessario, inoltre, dare seguito all’impegno per la convocazione del tavolo sull'accordo di programma di Genova».

IL SINDACO DI TARANTO - «Sono sempre rimasto fuori dalla vertenza sindacale come giusto che fosse e non mi sento di commentare il risultato del referendum che ha visto i lavoratori dell’Ilva esprimersi in modo così netto a favore dell’accordo raggiunto dai loro rappresentanti sindacali». Lo afferma il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, aggiungendo che «quello che posso fare è invece garantire l’impegno dell’amministrazione affinché quel posto di lavoro diventi un luogo sicuro nel quale vengano rispettate le misure ambientali».

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