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Un sogno atteso tredici anni quello di Francesco Lepore che venerdì sera è tornato a calcare l’erba dello stadio di Via del Mare e a scatenare l’urlo della folla quando ha messo a segno il terzo gol con il quale la squadra della sua città ha battuto l’Ancona nella partita inaugurale del campionato di serie B. E pensare che l’ultima apparizione risaliva al 1998...
Lecce, la bella favola di Lepore
LECCE - Un sogno atteso tredici anni quello di Francesco Lepore che venerdì sera è tornato a calcare l’erba dello stadio di Via del Mare e a scatenare l’urlo della folla quando ha messo a segno il terzo gol con il quale la squadra della sua città ha battuto l’Ancona nella partita inaugurale del campionato di serie B. E pensare che l’ultima apparizione risaliva al 1998, quando - appena tredicenne - un giovanissimo e gracile attaccante giocava nei giovanissimi provinciali del Lecce. Poi fra il piccolo Ciccio ed il Lecce le strade si divisero, per tredici lunghi anni nei quali Lepore, oggi ventiquattrenne, non ha mai abbandonato l’idea di giocare nello stadio della sua città, fino al trionfale rientro, per l’appunto, contro l’Ancona. 

Ma per chi lo ha seguito quando tirava i primi calci al pallone, l’exploit di venerdì sera non è stata una sorpresa. Raimondo Marino, vecchia gloria del Lecce nel periodo fra la fine degli Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, era, insieme a Luciano Montesardi, l’allenatore di Lepore nella squadra dei Giovanissimi provinciali e regionali di quegli anni. Una squadra che aveva al suo interno gente di cui in futuro si sarebbe sentito parlare molto. C’erano infatti Camisa, Vicedomini, ma anche un certo Ciccio Esposito, per non parlare di Graziano Pellè e Valeri Bojinov. Erano tutti lì, in quella nidiata di piccoli atleti in erba. «In quella squadra dei giovanissimi provinciali - ricorda Raimondo Marino, attualmente allenatore del Real Squinzano, in Promozione - Lepore era il più forte. Aveva un ottimo dribbling e un bel tiro, ma soprattutto era un atleta completo ».

Ma c’era un dettaglio, che impediva al piccolo Ciccio Lepore di mettersi in evidenza. «Nonostante fosse molto più dotato tecnicamente degli altri suoi coetanei - ricorda Raimondo Marino - giocava pochissimo. E questo soprattutto perché era molto piccolo di statura. Insomma, era un ragazzino che non riusciva a crescere, e così in squadra c’erano ragazzi meno bravi di lui, ma più prestanti dal punto di vista fisico: ed erano loro ad avere la precedenza». 

Poi, la separazione e i lunghi anni in cui Lepore non è stato profeta in patria. «L’ho rivisto qualche anno fa a a Varese - continua il suo ex allenatore - e ho avuto la conferma di quello che pensavo all’epoca: cioè che sarebbe diventato un grande giocatore». Così l’esordio trionfale di venerdì scorso non lo ha stupito. «Non mi ha stupito affatto - conferma Marino - perché già a tempi delle giovanili Lepore aveva una visione di gioco straordinaria. Da ragazzino riusciva a leggere le situazioni tattiche e capire dove indirizzare il pallone. Il gol che ha fatto contro l’Ancona è il frutto di queste doti innate che ha sempre avuto». 

Ed ora, il futuro di Lepore apre scenari di grande prospettiva. Qualcuno lo ha già paragonato alla «formica atomica » della Juventus, Giovinco, ma il suo primo allenatore non condivide la similitudine. «Al di là di qualche vaga somiglianza fisica e del buon tiro che hanno entrambi, tatticamente sono molto diversi - sostiene Marino - Lepore lo vedo come un uomo da area di rigore, Giovinco più di manovra ». Ma le potenzialità per far parlare di sè ci sono tutte. «Lepore è un ragazzo ottimo anche dal punto di vista caratteriale. È umile, si applica con grande impegno. Ha tutte le carte in regola per sfondare ». 

E, da vecchio maestro, Marino sciorina anche qualche suggerimento per diventare grande. «De Canio è un grande allenatore che può metterlo in condizione di valorizzarsi - prosegue - ma arrivato a questo punto della carriera, più che dall’allena - tore dipende molto da lui. Se non si monta la testa e si impegna in ogni allenamento, di certo l’allenatore lo farà giocare con assiduità. Per un giovane è più difficile mantenere certi livelli che non raggiungerli. Quanti arrivano in serie A e poi si perdono per strada perchè sono distratti dall’esterno o non hanno voglia di sacrificarsi? Ora lui deve rimanere tranquillo e continuare a lavorare come ha fatto finora. Se proseguirà su questa strada, con la stessa voglia e amor proprio, il suo futuro non potrà che essere roseo».
MASSIMO BARBANO

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