Sabato 18 Aprile 2026 | 17:24

Tomovic tifoso speciale: «Il Lecce può farcela»

Tomovic tifoso speciale: «Il Lecce può farcela»

Tomovic tifoso speciale: «Il Lecce può farcela»

 
Antonio Calò

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Antonio Calò

Tomovic tifoso speciale: «Il Lecce può farcela»

«Via tutte le paure, va sfruttata la stanchezza europea della Fiorentina»

Sabato 18 Aprile 2026, 14:58

Il suo primo club italiano è stato il Genoa, ma all’ombra della Lanterna ha collezionato appena 14 presenze in una stagione e mezza. Così, il 3 gennaio 2011, Nenad Tomovic si è trasferito al Lecce, con la cui maglia ha contribuito alla permanenza in A della formazione salentina nella stagione 2010/2011. In giallorosso ha militato anche nel 2011/2012. Poi si è accasato alla Fiorentina, con la cui casacca ha giocato dal 2012/2013 al 2016/2017. Il 38enne difensore serbo, ora in forza al Cukaricki, la seconda squadra di Belgrado, è un doppio ex di primo piano del team giallorosso e di quello viola, che si troveranno faccia a faccia lunedì, alle 20,45, al “Via del Mare”.

Cosa pensa del cammino sin qui effettuato dal Lecce e dalla Fiorentina?

«La compagine salentina lotta da sempre per la permanenza. C’è la consapevolezza di dovere tribolare sino alla fine. Per le prestazioni che ha sfoderato avrebbe meritato qualche punto in più, ma ha pagato le difficoltà ad andare in rete e qualche errore nella fase di non possesso. Nonostante ciò, è in corsa per conservare la categoria e spero e credo che possa centrare il traguardo. La “Viola”, di contro, era considerata da prima fascia, dopo una campagna acquisti onerosa, che ha portato a Firenze calciatori di spessore ed un tecnico del valore di Pioli. Invece, le cose sono andate male e quando si verificano situazioni del genere tutto si complica. Con Vanoli in panchina è cresciuta ed oramai sembrerebbe fuori dalla bagarre».

Nel match di lunedì, al Lecce servirebbero tre punti per riaccendersi, dopo quattro sconfitte di fila ed un paio di prove assai deludenti, mentre la “Viola” vorrà imporsi per mettersi del tutto al sicuro. Che partita si aspetta?

«L’undici allenato da Di Francesco dovrà scrollarsi di dosso ogni timore e cercare di sfruttare il fatto che la Fiorentina è reduce dall’impegno in Conference League contro il Crystal Palace, che ha portato ad un notevole dispendio di energie psico-fisiche. Questo non significa che per i giallorossi sarà una partita facile, in quanto i loro rivali sono di caratura superiore. Ma siamo alla volata finale e bisogna sfruttare a dovere le gare interne, con la spinta del “Via del Mare”, e gli scontri diretti. Ma a Falcone e compagni servirà una prestazione priva di sbavature, fatta di intensità, attenzione, cuore».

Dopo avere dato la sensazione di una raggiunta solidità nella fase di non possesso, il complesso salentino ha incassato alcuni gol per errori imbarazzanti. Come se lo spiega?

«I fattori possono essere diversi. Dalla pressione che si avverte quando la stagione arriva al ciclo decisivo, alla mancanza di abitudine a giocare sfide tanto importanti, alla giovane età di alcuni interpreti o alle precarie condizioni fisiche di qualche acciaccato. Chi va in campo lo fa sempre per dare il top. Ma capita, a volte, di steccare. Ho vissuto questa esperienza e quando ho sbagliato mi sono fatto mille domande. L’unica strada, però, è quella di rimettersi al lavoro e di dare tutto nella gara seguente per essere all’altezza. In questo senso è molto importante il sostegno dei dirigenti, dello staff tecnico, dei compagni e dei tifosi».

Lei è serbo come Nikola Stulic, che a Lecce è molto criticato. Cosa pensa della punta giallorossa?

«È alla sua prima stagione in A e viene da un calcio diverso. L’adattamento non sempre è immediato. Ma è un bravo centravanti e sono convinto che in futuro segnerà tanti gol».

La classifica vede Lecce e Cremonese terz’ultime a quota 24, precedute dal Cagliari a quota 33. Per la salvezza è una lotta a due?

«I sardi hanno 6 punti in più ed una rosa più forte, ma il loro calendario è in salita. Sono avvantaggiati, ma potrebbero essere ancora risucchiati in basso».

Che ricordi ha delle “avventure” vissute con Lecce e Fiorentina?

«Il club salentino è stato fondamentale nella mia esperienza in Italia. L’ambiente ha avuto la capacità di farmi sentire subito in famiglia. Non solo i dirigenti, i tecnici ed i compagni, ma anche la gente. Ho ancora tanti amici a Lecce, non solo nel mondo del calcio. La prima annata, tra l’altro, si è conclusa con una fantastica salvezza. Quelle in viola sono state le mie migliori stagioni dal punto di vista professionale, in quanto sono cresciuto tanto con una squadra che si cimentava nelle coppe ed in campionato si è sempre piazzata tra le prime cinque. Ho disputato una finale di Coppa Italia ed una semifinale di Europa League».

A Firenze ha avuto Pantaleo Corvino come responsabile dell’area tecnica. Che ricordi ha di lui?

«Con il dirigente salentino ho effettuato l’intera preparazione ed ho fatto parte del gruppo per due giornate di campionato. Poi sono stato ceduto al Chievo. Per Corvino parla il suo curriculum. Ha una grandissima abilità a scoprire calciatori giovani e sconosciuti, lanciandoli anche ad alti livelli. Sono doti che ha dimostrato nel Lecce, nel suo primo ciclo, che ha ribadito con la “Viola” e che continua ad evidenziare in questa nuova fase con il club giallorosso».

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