Il video catturato alcuni mesi fa a Taranto, ormai virale, mostra questo: un tizio dal volto travisato esce in modo circospetto e precipitoso dal portone di un condominio, con un monopattino sotto il braccio. Scappa verso una macchina ferma all’angolo della via. Carica il prezioso bottino a due ruote nella detta automobile. Chiude il portellone portabagagli, mostrando inevitabilmente la targa alla telecamera riprendente. Infine fugge verso destinazione misteriosa, classificandosi al secondo posto tra i furfanti più scemi del secolo, dato che uno così sprovveduto non merita il primo posto nemmeno nel peggio.
Romanzi e fumetti hanno - da sempre - narrato le imprese dei predatori dell’altrui proprietà privata (ladri pare brutto…), spesso con indulgenza. Probabilmente perché anche scrittori e illustratori sono dotati del claudicante rigore morale della eterogeneità autoriale. Ma come potrà mai suscitare avversione uno come Arsenio Lupin, il furfante trasformista nato dalla fantasia di Maurice Leblanc? È Arsenio Lupin più carismatico dei ladri-gentiluomo, reso immortale dall’interpretazione di Georges Descrières nella serie televisiva di incredibile successo andata in onda in tutto il mondo all’inizio degli anni settanta. Oppure il mitico Superciuk, creato da Magnus e Bunker, il ladro ubriacone dei fumetti di Alan Ford? La fiatata alcolica di Superciuk consente di abbattere le resistenze di qualsiasi avversario, permettendogli di rubare ai poveri per dare ai ricchi, ribaltando la tradizione di Robin Hood, un altro affascinante malacarne dalle tendenze socialiste vecchio stampo, protagonista di temerarie avventure romanzesche. Superciuk considera i poveri brutti, sporchi e cattivi, perciò li deruba per portare il maltolto ai ricchi, che – ai suoi occhi annebbiati dagli abusi alcolici – vede come educati, carini e rispettosi del buon vivere civile. Sarà Alan Ford e il Gruppo Tnt a ristabilire lo strampalato senso di giustizia che caratterizza il fumetto di Magnus e Bunker, presente ininterrottamente nelle edicole italiane dal 1969.
Chissà che storia c’è dietro al furto tarantino del monopattino. Immagino il piano preparatorio, la pianificazione della via di fuga, il brivido del proibito attimo fuggente quando, impossessatosi dei veicolo a due ruote, il nostro banditissimo è uscito impavido per la strada. Bisogna ammetterlo, nel video è venuto bene. Parenti e amici sono d’accordo. Pure la Questura, ma questa è un’altra storia.













