Ogni 8 marzo si celebra la Giornata Internazionale della Donna. La data non è casuale: fu scelta dal Partito Socialista americano nel 1909 in onore del contributo femminile allo sciopero dei lavoratori del settore vestiario. Le proteste delle donne contro le condizioni lavorative dell’epoca aiutò moltissimo il successo delle rivendicazioni politiche e sindacali a favore degli operai. A San Pietroburgo, invece, l’otto marzo 1917 le donne manifestarono per chiedere la fine della guerra. L’evento fu ricordato durante la conferenza internazionale delle donne comuniste del 1921. In quel contesto fu stabilito che l’otto marzo diventasse Giornata Internazionale dell’Operaia.
Sulla morte in un incendio di oltre cento lavoratrici, avvenuto a New York l’otto marzo 1908, si nutrono numerosi dubbi. Non ce ne sono, purtroppo, su alcune donne pugliesi vittime del lavoro e dello sfruttamento, prescindendo la data. La repressione fascista provocò, tra le tabacchine manifestanti, tre vittime a Tricase il 15 maggio 1935 (Maria Nesca, Cosima Panico e Donata Scolozzi). Sarà un incendio a uccidere 6 tabacchine a Calimera, presso il magazzino Lefons gestito dalla ditta Villani, il 13 giugno 1960 (Natalina Tommasi, Luigia Bianco, Luigia Tommasi, Maria Assunta Pugliese, Epifania Cucurachi e Lucia Di Donfrancesco). L’otto marzo, quindi, è una data che rende merito alle donne, ma è lastricata di lutti. Come quello che è piombato l’altro giorno nella famiglia di Loris Costantino. “Quando arriva la telefonata dall’ex Ilva che annuncia l’arrivo di un politraumatizzato, già sappiamo di che si tratta”, così mi ha confidato, con voce turbata, uno degli operatori sanitari addetti alla prima accoglienza ospedaliera. Erano sette anni che la Morte non ghermiva un sacrificabile. In quaranta giorni ne ha presi due.
L’acciaieria sullo Jonio sembra proprio essere miniera inesauribile per la Letale Falciatrice. A scriverne, a commentare, si prova un senso di impotenza, di fallimento, di inutilità. Anche di intimo imbarazzo e di commossa compassione per tutte le vittime. Dal 2 marzo 2026 anche per la famiglia di Loris Costantino. Loris che, per motivi e fatti da accertare, dal suo compito di pulizia di un nastro trasportatore non è più tornato. Attualmente nell’ex Ilva sono sequestrate, a causa di gravissimi incidenti, l’area del convertitore 3 dell’acciaieria 2 dove è avvenuta la morte di Claudio Salamida il 12 gennaio appena passato; l’altoforno 1, dopo l’incendio del maggio 2025 e la torre della linea 10 dell’agglomerato 2, dove è morto Loris Costantini. Una specie di tombola tragica: i morti come fagioli, buoni a segnare la finestrella da chiudere. Finché ci saranno numeri da estrarre. Uno, a Taranto, però esce sempre: 90, la paura.















