La data segnata in rosso sul calendario per i medici del 118 è quella del 23 marzo. Quel giorno, negli uffici regionali di via Gentile a Bari, si terrà il tavolo monotematico tra Regione e sindacati per discutere della crisi dell’emergenza territoriale. I medici del servizio, però, arrivano all’appuntamento con un messaggio chiaro: «Senza un nuovo accordo integrativo regionale il sistema non reggerà ancora a lungo».
Dopo l’articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno a gennaio, i professionisti del 118 – molti dei quali preferiscono restare anonimi – tengono a chiarire alcuni punti. «Sui giornali o nei telegiornali si continua a parlare di turni massacranti, responsabilità medico-legali e aggressioni sul territorio – spiegano – ma questi non sono i veri problemi. Sono rischi che fanno parte dell’emergenza, esattamente come accade nei pronto soccorso». Il nodo, secondo loro, è altrove. «Il problema vero è il contratto. Il cosiddetto “peccato originale” è una convenzione ferma da oltre quindici anni, con una paga oraria completamente fuori mercato». I medici del 118 non sono dipendenti del servizio sanitario regionale ma lavorano in convenzione: «Non abbiamo tredicesima, non abbiamo Tfr, non abbiamo la malattia come i dipendenti. Anche le ferie sono inferiori». A questo si aggiunge un altro elemento: «Il nostro contratto è fermo al 2009 e da allora non c’è stato alcun adeguamento al costo della vita, nessuna perequazione economica nonostante l’aumento generalizzato dei prezzi».
Il dato più critico riguarda, quindi, il dato economico. «La paga base è di circa 25 euro lordi l’ora per 164 ore mensili richieste dalla ASL. Per portare a casa uno stipendio dignitoso siamo costretti a lavorare molte più ore». Un medico racconta: «Molti di noi arrivano a fare circa 300 ore al mese. Praticamente per guadagnare quanto un collega dipendente dobbiamo lavorare più ore». Il paradosso emerge proprio quando la Regione prova a coprire i turni scoperti. «Per tappare i buchi vengono utilizzati medici dipendenti della centrale operativa o di altri reparti, pagati il quadruplo per fare lo stesso lavoro».
Secondo i medici, è questo il motivo per cui il sistema si sta svuotando: «L’età media dei medici del 118 è intorno ai 50 anni. Negli ultimi cinque anni abbiamo perso un quarto del personale, sia perché sono andati in pensione, sia perché in molti hanno preferito migrare verso altre occupazioni più redditizie, come la medicina generale o la medicina ospedaliera».
La Regione ha annunciato un bando per assumere 300 medici, ma gli operatori sono scettici. «Senza cambiare le condizioni economiche quel bando rischia di andare deserto. Nessuno entra in un settore dove si lavora il doppio per guadagnare la metà». La richiesta è chiara: rivedere l’Accordo integrativo regionale e almeno raddoppiare la paga base per circa 300 medici.
Il 23 marzo, dicono, sarà il banco di prova. «La Regione può firmare subito l’accordo: il testo è già pronto. Se davvero si vuole salvare il 118 bisogna renderlo di nuovo una professione appetibile. Altrimenti continueremo a perdere medici e le postazioni medicalizzate finiranno per chiudere».










