Domenica 22 Febbraio 2026 | 12:58

Dal bue all’anatra zoppa, allegoria di una città in bilico

Dal bue all’anatra zoppa, allegoria di una città in bilico

Dal bue all’anatra zoppa, allegoria di una città in bilico

 
Mariateresa Cascino

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Mariateresa Cascino

Dal bue all’anatra zoppa, allegoria di una città in bilico

Matera ed il suo futuro politico amministrativo

Domenica 22 Febbraio 2026, 11:00

Torna alla mente, da un po’ di tempo a questa parte, un’idea araldica originale e un po’ bizzarra: sostituire il bue dello stemma cittadino con un’anatra zoppa. Il bovino, già protagonista di favole e pièce teatrali che lo vedono in fuga dal suo gonfalone, coltiva da sempre la sua forza allegorica nel rappresentare un popolo pacifico stanco di subire soprusi e ribelle al giogo e alla tirannia. Ma il realismo simbolico dell’attualità politica cittadina sembra suggerire un cambiamento iconico. Dal bue, animale paziente e solenne, che racconta una città fondata sulla tenacia, sul lavoro lento e ostinato, emblema di una forza tranquilla e di un procedere compatto verso la meta, si approda svolazzando verso una creatura più contemporanea, simpatica, resiliente ma inevitabilmente inclinata a un’andatura incerta.

È l’animale araldico perfetto per descrivere una stagione amministrativa in cui ogni passo avanti sembra richiedere due verifiche di equilibrio, o forse di più. L’immagine è calzante e funziona in termini di City Branding perché coglie una verità ironica e iconica: Matera è una città capace di slanci straordinari, ma spesso costretta a esercizi di equilibrismo politico che ne rallentano la corsa. Vederla rappresentata da un’anatra zoppa potrebbe essere un gesto di autoironia collettiva, una dichiarazione di consapevolezza: potremmo anche ridere delle nostre complicazioni, ma dobbiamo essere in grado di superarle. Il paradosso è che questa ipotetica anatra zoppa, dovrebbe rappresentare e gestire uno dei patrimoni culturali e urbani più importanti dell’area euromediterranea, saltellando in una dimensione precaria in cui si continua a oscillare tra monumentalità, paesaggio culturale e commedia umana. In questo teatro civile, l’anatra zoppa non è soltanto una caricatura dell’instabilità, ma anche un invito implicito alla maturità.

Perché se è vero che l’andatura incerta strappa un sorriso, è altrettanto vero che nessuna città può permettersi di trasformare l’equilibrismo e il tatticismo in metodo di governo. Quindi, la proposta di sostituire il bue con l’anatra non può stare in piedi, perché appunto, l’anatra è zoppa! Semmai, bue e anatra dovrebbero imparare a dialogare, perché alla pazienza ostinata del bovino va affiancata la leggerezza dell’anatra. Tenacia e ironia, struttura e flessibilità, direzione e vigilanza sugli inciampi: è questa la grammatica di una città che voglia restare all’altezza del proprio patrimonio e delle proprie ambizioni. Non negando le proprie contraddizioni ma trasformandole in energia civile, accogliendo soprattutto la voglia di partecipazione della comunità, esercizio faticoso ma più sublime e intelligente, di cui sono capaci solo i veri fuori classe. Nella speranza che, anche zoppicando, non si smetta mai di avanzare.

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