Torna alla mente, da un po’ di tempo a questa parte, un’idea araldica originale e un po’ bizzarra: sostituire il bue dello stemma cittadino con un’anatra zoppa. Il bovino, già protagonista di favole e pièce teatrali che lo vedono in fuga dal suo gonfalone, coltiva da sempre la sua forza allegorica nel rappresentare un popolo pacifico stanco di subire soprusi e ribelle al giogo e alla tirannia. Ma il realismo simbolico dell’attualità politica cittadina sembra suggerire un cambiamento iconico. Dal bue, animale paziente e solenne, che racconta una città fondata sulla tenacia, sul lavoro lento e ostinato, emblema di una forza tranquilla e di un procedere compatto verso la meta, si approda svolazzando verso una creatura più contemporanea, simpatica, resiliente ma inevitabilmente inclinata a un’andatura incerta.
È l’animale araldico perfetto per descrivere una stagione amministrativa in cui ogni passo avanti sembra richiedere due verifiche di equilibrio, o forse di più. L’immagine è calzante e funziona in termini di City Branding perché coglie una verità ironica e iconica: Matera è una città capace di slanci straordinari, ma spesso costretta a esercizi di equilibrismo politico che ne rallentano la corsa. Vederla rappresentata da un’anatra zoppa potrebbe essere un gesto di autoironia collettiva, una dichiarazione di consapevolezza: potremmo anche ridere delle nostre complicazioni, ma dobbiamo essere in grado di superarle. Il paradosso è che questa ipotetica anatra zoppa, dovrebbe rappresentare e gestire uno dei patrimoni culturali e urbani più importanti dell’area euromediterranea, saltellando in una dimensione precaria in cui si continua a oscillare tra monumentalità, paesaggio culturale e commedia umana. In questo teatro civile, l’anatra zoppa non è soltanto una caricatura dell’instabilità, ma anche un invito implicito alla maturità.
Perché se è vero che l’andatura incerta strappa un sorriso, è altrettanto vero che nessuna città può permettersi di trasformare l’equilibrismo e il tatticismo in metodo di governo. Quindi, la proposta di sostituire il bue con l’anatra non può stare in piedi, perché appunto, l’anatra è zoppa! Semmai, bue e anatra dovrebbero imparare a dialogare, perché alla pazienza ostinata del bovino va affiancata la leggerezza dell’anatra. Tenacia e ironia, struttura e flessibilità, direzione e vigilanza sugli inciampi: è questa la grammatica di una città che voglia restare all’altezza del proprio patrimonio e delle proprie ambizioni. Non negando le proprie contraddizioni ma trasformandole in energia civile, accogliendo soprattutto la voglia di partecipazione della comunità, esercizio faticoso ma più sublime e intelligente, di cui sono capaci solo i veri fuori classe. Nella speranza che, anche zoppicando, non si smetta mai di avanzare.
















