Sabato 21 Febbraio 2026 | 16:29

Da Rodari a Ghali evviva il mondo senza più guerre

Da Rodari a Ghali evviva il mondo senza più guerre

Da Rodari a Ghali evviva il mondo senza più guerre

 
Paolo Comentale

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Paolo Comentale

Da Rodari a Ghali evviva il mondo senza più guerre

C’era un tempo in cui la scuola italiana, anche grazie a ingenti fondi europei, praticava l’obiettivo dell’integrazione. Non esisteva l’intelligenza artificiale e l’integrazione scolastica non era un vuoto annuncio

Sabato 21 Febbraio 2026, 11:45

C’era un tempo in cui la scuola italiana, anche grazie a ingenti fondi europei, praticava l’obiettivo dell’integrazione. Non esisteva l’intelligenza artificiale e l’integrazione scolastica non era un vuoto annuncio, bensì un progetto concreto volto a rendere i piccoli scolari, nati in Italia da genitori stranieri, cittadini italiani a tutti gli effetti. Cittadini consapevoli della cultura del Paese che li accoglie, consapevoli dei diritti e dei doveri conseguenti. L’integrazione scolastica forniva così agli alunni le radici e le ali per la loro formazione.

L’integrazione ha vivificato, negli anni passati, tanti istituti scolastici da Nord a Sud. Un progetto che era insieme speranza per il futuro e impegno concreto per il presente. A questo ho pensato quando ho visto in televisione il giovane Ghali, classe 1993, per la serata inaugurale delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina, recitare con passione, al centro di una accurata coreografia, la poesia di Gianni Rodari: Promemoria.

Ho pensato al piccolo Ghali in una scuola primaria di Milano quando educatori di valore hanno portato il giovanissimo rapper alla scoperta di un personaggio fondamentale della cultura italiana del secondo dopoguerra. È probabile che da piccolo Ghali abbia imparato la poesia di Rodari sui banchi di scuola.

Così uno dei momenti più riusciti della Cerimonia Inaugurale dei Giochi Invernali di Milano Cortina, primo esperimento riuscito di Olimpiade diffusa, è stata la lettura coreografata della poesia Promemoria di Gianni Rodari da parte di Ghali. In tempi drammatici di guerre sparse per il mondo, di conflitti sempre più accaniti a partire da Oltreoceano fino a giungere all’interno dell’Unione Europea, brillano di luce propria le parole finali della poesia di Gianni Rodari:

«… Ci sono cose da non

Fare mai, né di giorno

Né di notte né per mare

Né per terra:

per esempio

LA GUERRA.».

Dodici versi in tutto a rima baciata sull’assurdità della guerra, di ogni guerra, in una lingua chiara, tersa, di una purezza assoluta paragonabile al candore della neve delle Alpi. Un messaggio forte e chiaro di una attualità sconcertante.

Giovanni Francesco Rodari, classe 1920, scomparso giovanissimo nel 1980, unico italiano ad aver ricevuto nel 1970 il prestigioso premio Andersen a Copenaghen, Nobel per la letteratura per l’infanzia, è stato una pietra miliare della nostra formazione etica e politica. Il suo capolavoro resta La Grammatica della Fantasia recentemente ripubblicato in Italia per Laterza.

Una voce autentica nel panorama letterario italiano che accanto a quella di maestri di eccezione come Mario Lodi o Alberto Manzi ha portato l’educazione scolastica del nostro Paese a livelli di eccellenza riconosciuti in tutto il mondo. Gianni Rodari venne a Bari, nella primavera del 1979 per un Convegno sull’educazione promosso dal CIDI guidato dalla infaticabile professoressa Alba Sasso.

Sulla scorta di queste semplici riflessioni è davvero inspiegabile la censura che l’esibizione di Ghali su testo di Rodari ha subito nella telecronaca dell’evento.

Ancora più strano è che fior di editorialisti, pedagogisti, ricercatori si siano dimenticati di rilevare questa mancanza. Che peccato che tra le tante cose buone realizzate nel nostro Paese, anche nel campo dell’educazione permanente, dell’accoglienza, della formazione, passi sotto silenzio il faticoso lavoro che volenterose, spesso eroiche maestre italiane, da Nord a Sud, hanno svolto in anni lontani per rendere il nostro un Paese migliore.

Che senso ha ignorare non solo il giovane Ghali ma anche il celebre Gianni Rodari? Il tempo ci farà capire quanto questo silenzio sia stato non tanto incomprensibile quanto inutile. Il mondo va avanti lo stesso, per fortuna, la censura resta un’arma inutile. Come tutte le armi.

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