Domenica 14 Agosto 2022 | 23:11

In Puglia e Basilicata

UN PERSONAGGIO TIPICO

Tossicodipendenza da frutti di mare

Tossicodipendenza da frutti di mare

extramarinoOpera di Iginio Iurilli (autoscatto di Teresa Imbriani)

Al Pronto Soccorso del Policlinico hanno cercato di far ragionare un posseduto giovane che continuava a spolpare cozze tra una vomitata e l’altra

24 Luglio 2022

Alberto Selvaggi

Difficilmente un drogato sarà chiaro con sé stesso definendosi dipendente dalla sostanza. È così con l’eroina, cocaina, alcol. E lo stesso vale anche per i frutti di mare. Il tossico perduto nei paradisi ittici artificiali si cela nell’ambiguità. Eppure, basta guardarlo, seguire l’itinerario al quale lo piegano il taratuffo, la tagliatella e il riccio di mare per capire che le spese astronomiche con cui s’è rovinato, altra peculiarità da tossicodipendenza conclamata, celebrano una schiavitù negata perfino al pusher che gli gabella cozza greca per mitile di Taranto.

Signore, aiuta questi lieti infelici dalle viscere infettate. Per quanto anche San Nicola avalli il peccato, da quando i sacerdoti russi per primi sono diventati la cuccagna degli spacciatori di Nderre a’ la lanze. Il tossicomane spende fino a 20-30 euro due o tre volte a settimana. Il tossicodipendente – grado di malattia radicata – sei (il lunedì ‘sti stronzi di pescivendoli chiudono): 400-700 euro ogni mese che passa. Lo riconosci dallo sguardo febbrile con cui esamina i cadaveri coriacei o arricciati, di negozio in negozio, illudendo ogni titolare di essere «l’unico di cui ci si può fidare». Se al mattino si è ripromesso che è l’ultima volta, a pranzo è già in piedi sul lavabo a impestarsi la bocca di magnotte a 24 carati con bruto digrignare. Senza citare l’alleanza che, al pari degli eroinomani e dei cocainati, stringe con la criminalità: spaccio illegale di taratuffi (driin, «dottore la vaschetta di patelle sta pronta»), di schiuma di mare (drìn-drìn, «dottore è arrivata la paranza»), e finanche di datteri (drin, «dottore, ho messo da parte i limoni»).

Il tossicodipendente dai frutti di mare non è un ominicchio. È un uomo che sa soffrire, persevera anche quando per le coliche o la nausea, che domina con tempra d’Aiace, dovrebbe sospendere per poi ricominciare. Al Pronto Soccorso del Policlinico hanno cercato di far ragionare un posseduto giovane che continuava a spolpare cozze tra una vomitata e l’altra. E io ti lodo, ragazzo! Perché se pure morremo a causa di complicazioni gastrointestinali, se pure finiremo sul lastrico, quand’anche stramazzassimo su un tappeto di tarantine a mezzo guscio (più belle e seduttive delle stesse ragazze di quelle parti), o di aculei che difendono polpa di corallo, fratelli, amici, compagni, camerati, questa per noi sarà la fine più grande. Perché nascemmo e morimmo di Bari.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725