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In Puglia e Basilicata

Punti di vista

Quei muretti a secco metafora della vita

Quei muretti a secco metafora della vita

Diventati nel 2018 patrimonio dell’Unesco poiché «rappresentano una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura» e utilizzati oggi come elemento decorativo anche di resort di lusso e masserie alla moda

26 Giugno 2022

Omar Di Monopoli

Non è solo la perpetua prossimità del mare a caratterizzare il tacco d’Italia. Dalle steppe puntute e rigogliose del Gargano sino alle falesie scistose del Salento, dalle carsiche murge baresi alle spelonche verdi della Valle d’Itria sono infatti i muretti a secco a dominare il panorama, al punto che al visitatore capita non di rado, di ritorno da una vacanza in Puglia, di accorgersi che la prima immagine mentale a restituirgli l’essenza più profonda della terra che lo ha appena ospitato è proprio quella di queste antiche costruzioni in pietra povera che, in sordina, senza fanfare né effetti speciali, per chilometri e chilometri irretiscono la regione costituendone una sorta di arcaica ossatura, un telaio solido e discreto che ne decreta i confini conservandone la memoria.

Diventati nel 2018 patrimonio dell’Unesco poiché «rappresentano una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura» e utilizzati oggi come elemento decorativo anche di resort di lusso e masserie alla moda, in origine servivano a delimitare i poderi e a dividere le campagne, soprattutto gli uliveti. Se a prima vista paiono architetture dalla facile composizione, accatastate in maniera tutto sommato elementare, nella realtà la loro edificazione necessita di un certosino lavoro d’ingegneria rurale per il quale non a caso si ricorreva - e si ricorre tutt’oggi - a esperti “mastri pietrai” capaci di agglutinare i massi senza malta né altro tipo di collante: le pietre vengono disposte millimetricamente una sull’altra, adattandole secondo la forma e seguendo i criteri di un’arte antichissima, di grande valore storico oltreché iconografico.

Quando eretti nei paraggi della costa, i muretti assumono qualità di frangivento proteggendo le piante dalla salsedine. Su pendii e zone scoscese invece favoriscono i terrazzamenti, contenendo il terreno. Le pietre, capaci di trattenere l’umidità dell’aria impregnata di oceano, fungevano (e fungono ancora) da innaffiatoi naturali a costo zero. Non è raro, infatti, notare quanto la vegetazione cresca più sana e rigogliosa a ridosso dei muri. Le minute feritoie tra le rocce, poi, prive di cemento, non chiudono completamente i corridoi ecologici che i piccoli animali usano per spostarsi da un habitat all’altro, assicurando alla fauna locale un ricambio perenne.

«Petra su petra azza parite» recita un vecchio adagio vernacolare noto in tutta la Terra d’Otranto, una massima figlia di tempi ormai lontani che contiene un’esortazione alla pazienza, e alla tenacia. Ed una metafora più che esemplificativa di come le grandi cose si facciano un passo alla volta: muri, case, città. Ma anche futuri migliori. Al solito, non dimentichiamo la lezione del passato. Mai come oggi.

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