GAZZETTA TV Giustizia, il duello tra Sisto e Pappalardo: «Riforma necessaria». «Legge scritta male»
Il viceministro alla Giustizia: toghe libere dalle correnti. Il presidente del Tribunale di Bari: Anm poteva fare di più
Martedì 17 Marzo 2026, 07:43
16:39
È stato il forum organizzato da La Gazzetta del Mezzogiorno a mettere a confronto il presidente del Tribunale di Bari, Alfonso Pappalardo, e il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, protagonisti di un dibattito acceso moderato dal direttore Mimmo Mazza. In quaranta minuti, nel modernissimo studio dell’Its Digital ubicato in Fiera del Levante, sono stati affrontati i principali nodi della riforma costituzionale che da settimane alimenta il confronto politico e istituzionale. Il referendum riguarda alcuni punti centrali dell’ordinamento giudiziario: dalla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici alla riforma del Consiglio superiore della magistratura, fino alle modifiche sul sistema disciplinare e sull’organizzazione delle funzioni giudicanti e requirenti. Questioni tecniche che incidono però su un principio fondamentale del sistema giudiziario: l’equilibrio tra i poteri dello Stato e le garanzie per i cittadini.
Pappalardo, ha espresso una posizione critica nei confronti della riforma. A suo avviso il testo «è scritto male» e rischia di non raggiungere gli obiettivi dichiarati dai promotori, generando invece ulteriore confusione nel sistema. In particolare ha ridimensionato il fenomeno del passaggio di funzioni tra magistrati requirenti e giudicanti, spesso indicato come una delle ragioni principali della riforma. «Attualmente in Italia passano dal ruolo di magistrato giudicante a quello inquirente quaranta giudici su 8.500», ha ricordato. «Già con la riforma Cartabia è possibile cambiare funzione una sola volta nei primi dieci anni di carriera. Non c’era quindi bisogno di un intervento addirittura di carattere costituzionale». Il magistrato ha inoltre sottolineato che nella riforma intravede «un non detto», cioè una tendenza a riequilibrare i poteri a favore dell’esecutivo e a scapito di quello giudiziario, in linea con dinamiche che - secondo la sua lettura - si stanno affermando in diversi Paesi occidentali. Sul tema delle correnti nella magistratura ha riconosciuto che, dopo il caso Palamara, «non è arrivata dalla categoria, e in particolare dall’Associazione nazionale magistrati, una proposta di riforma capace di evitare il ripetersi di situazioni simili»...

