La frase chiave è «riqualificazione della spesa». L’assessore Donato Pentassuglia l’ha usata ieri a margine della commissione Salute con chi gli chiedeva conferme sull’intenzione di affrontare il deficit delle Asl chiudendo i piccoli ospedali. E l’ha ripetuta poco dopo, in privato, incontrando i rappresentanti degli enti ecclesiastici che pongono alla Regione un tema di sostenibilità.
«Non c’è voglia di chiudere nessuno ospedale, non ne abbiamo bisogno», ha garantito Pentassuglia anche per tranquillizzare l’opinione pubblica. Dai territori arrivano sollecitazioni di ogni tipo, soprattutto dopo che la notizia tecnica (la richiesta del tavolo di monitoraggio romano di presentare un Piano operativo per ripristinare l’equilibrio strutturale del sistema sanitario) è stata variamente declinata, ipotizzando la chiusura di 18 ospedali di base. È l’ipotesi estrema, che non trova conferme soprattutto perché i tecnici del Dipartimento Salute non hanno fatto alcun tipo di previsione sul punto: l’unico elemento certo è che il Piano (da presentare ai ministeri di Economia e Salute entro maggio) dovrà ipotizzare tagli a regime per circa 100 milioni di euro. Volendo ragionare in termini di «ospedali», si tratta del costo di funzionamento di 3-4 ospedali di base.
La strategia è duplice. Da un lato c’è la necessità di trovare i 369 milioni di euro persi lo scorso anno: tutto ciò che non sarà trovato nel bilancio autonomo dovrà essere coperto con l’aumento delle addizionali Irpef, ormai inevitabile. Dall’altro c’è il tema dell’equilibrio strutturale del sistema sanitario...













