C’è anche Pietro Guadalupi, 35 anni, tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere della gip Maria Francesca Mariano su richiesta avanzata il 2 marzo dalla pm della Dda di Lecce, Carmen Ruggiero. Guadalupi è l’ex presidente del Consiglio comunale di Brindisi e insieme ad altre tre persone risponde di estorsione aggravata con il metodo mafioso.
Gli indagati sono complessivamente 9 tra cui il boss Salvatore Buccarella (in carcere a Oristano). L’inchiesta è condotta dalla Squadra Mobile. Guadalupi, esponente del centrodestra, candidato non eletto alle elezioni regionali 2020, era stato eletto consigliere comunale a Brindisi nel 2010, diventando presidente del Consiglio comunale nel 2016 a 25 anni. Secondo l’accusa sarebbe stato in contatto con alcuni pregiudicati di Tuturano tra cui gli altri due arrestati Adriano Vitale e Mauro Iaia a cui avrebbe indicato l'identità di una presunta vittima di estorsione. Una quarta persona è irreperibile.
Guadalupi, il 40enne Mauro Iaia e Adriano Vitale, di 58anni, si trovano ora in carcere. L'ordinanza notificata questa mattina è l’epilogo di indagini che lo scorso autunno avevano indotto la Dda di Lecce ad emettere dapprima un provvedimento di fermo di indiziato di delitto e, successivamente, richiedere ed ottenere una misura cautelare in carcere nei confronti di cinque persone ritenute appartenenti alla frangia dei "tuturanesi" della Sacra Corona Unita. Tra loro Salvatore Bucarella, ritenuto figura di spicco dello stesso sodalizio. Le indagini sono state condotte dalla squadra mobile di Brindisi e dal S.i.s.c.o di Lecce: in questa seconda fase sarebbero emerse alcune estorsioni ai danni di imprenditori della zona.
In particolare in un caso, Iaia, insieme ad altre persone coinvolte nel procedimento di settembre, avrebbe costretto il titolare di un’azienda edile a corrispondere la somma di 500 euro a titolo di "pensiero", per l’attività di manutenzione di alcuni "canali" che si trovano a Brindisi nella frazione di Tuturano, un territorio che ritenuto sotto il loro controllo.
All’imprenditore - riferiscono gli inquirenti - sarebbero giunte minacce esplicite facendo riferimento alla caratura criminale del gruppo. Secondo l’accusa Guadalupi avrebbe ricevuto l’ordine da parte dell’esponente della criminalità organizzata di mettersi in contatto con referenti della frangia storica dei "tuturanesi" per entrare in contatto con la vittima. E lo stesso 36enne,dando seguito all’ordine ricevuto, avrebbe organizzato l’incontro con la vittima, spiega la nota, «agevolando i membri del clan nell’ottenere il provento estorsivo, la cui riscossione avveniva alla sua presenza».
















