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In Puglia e Basilicata

Punti di vista

Se i muretti a secco potessero cantare

Se i muretti a secco potessero cantare

27 Marzo 2022

Luisa Ruggio

Piccole muraglie salentine. Promemoria di sconfinamenti. Pietre liberate dalla viva terra e che sono diventate il tempo tra i due mari. Un ritmo scandito da spazi. Perciò, attraversare le “strittule” di campagna, in qualunque periferia vi sia un labirinto di muretti a secco, significa viaggiare nel tempo. Alcuni paesi più di altri conservano un alfabeto fatto di antiche mulattiere che esprimono ancora il sistema complesso della comunicazione di una volta. Altri secoli, epoche in cui i messaggi tra un fondo e l'altro, tra i poderi e le case coloniche, tra gli orti e le piantagioni di tabacco, tra la povera gente e i santi perdigiorno, erano affidati ai canti. I nostri antenati non avevano tutta la tecnologia che ora fa viaggiare le parole sui display, eppure avevano stornelli per ogni circostanza della vita. Se dovevano amarsi, odiarsi, salutarsi o ringraziare, attaccavano una strofa nell'aria e la lasciavano volare come una freccia invisibile lanciata da un muretto a secco all'altro. Ed era un po' come se tutte quelle pietre - forti al punto da formare mura basse che invece di disunire sembrano ancora abbracciare una qualche teoria del Tutto - fossero in realtà una gigantesca rete telefonica senza fili, una fibra ottica fatta di lucertole e ragni metamorfici, allegorie e ombre di persone dei passati remoti. Persone che sapevano trovare un accordo o sfidarsi danzando e usando gli sguardi al posto dei coltelli, il vino alla stregua dei trattati di pace, il fuoco per ogni benedizione e le prime fioriture di primavera come preghiere dedicate alle madonne addolorate e scolorite dentro le edicole votive di quei crocicchi pieni di lumi perpetui a formare una mappa per i pellegrini che si incamminavano in questo periodo per chiedere una grazia o portare un ex voto in un santuario. Michael Ondaatje ne "Il paziente inglese", ha scritto qualcosa che i muretti a secco ci ricordano senza parole. Qualcosa che i nostri nonni durante l'ultima guerra e i nostri bisnonni nella prima, dovettero scoprire lontano da casa: “Non esistono i confini. I veri paesi siamo noi”. Anche il nonno di uno scrittore che da bambino lasciò l'amato Sri Lanka, per diventare canadese, lo capì combattendo come artigliere inviato in Italia. Ma non tutti i dolori fecondano capolavori. Per lo più, restano anonimi. I muretti a secco, se solo potessero cantare...

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