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Punti di vista

La madonna velata una luce per Foggia

La madonna velata una luce per Foggia

La processione della Madonna

Quel sommesso accostamento alla Vergine venerata nel santuario polacco di Częstochowa

20 Marzo 2022

Rossella Palmieri

Lasciano pensare al mistero e alla fede – e quindi al mistero della fede – quei Sette Veli che coprono l’icona della Santa patrona di Foggia, la Madonna che, disse bene Papa Wojtyła nel corso della sua visita a Foggia, ognuno può figurarsela come vuole proprio perché ‘coperta’, velata: una madre, una sorella, un’amica, una zia. Era il 24 maggio 1987: per la prima volta un Pontefice metteva piede in Capitanata. Dalle cronache del tempo, in un tuffo nostalgico, rievochiamo il suo sommesso accostamento alla Vergine di Jasna Gora venerata nel santuario polacco di Częstochowa.

E ancora, sovvengono alla mente le sue parole quando in un affollatissimo stadio “Zaccheria” ebbe a spronare tutti sul valore e l’unità delle famiglie, spesso divise e compromesse al loro interno. Sanguinanti, appunto. Eppure la Madonna dei Sette Veli sta oggi a dirci, come ieri, che la speranza deve animare a fuoco vivo tutti – non è certo un caso se a Lei si lega la tradizione delle tre fiammelle sull’acqua, simbolo stesso della nostra città – e riscaldare ciò che è freddo. Se abbiamo esordito su queste colonne citando il pozzo e l’acqua di Federico II – acqua come elemento vivificante – ci piace proseguire evidenziando il secondo degli elementi naturali, il fuoco, dalla valenza purificante. Nel passato il malconcio Sacro Tavolo coperto che recava l’effigie della Madonna mostrò tutta la sua potenza nel 1731, a ridosso di un violento terremoto che sfigurò la città e parte della Cattedrale. In quella circostanza nell’ovale nero apparve il volto di una giovane sorridente; un anno dopo apparve al missionario Alfonso Maria de’ Liguori.

Oggi una curiosa concomitanza di date ci spinge a ulteriori riflessioni: il 21 marzo segna l’inizio della primavera; nello stesso giorno si celebra la giornata della legalità; il 22 marzo si ricorda la Santa Patrona. Immaginiamo queste tre fiammelle ad animare il risveglio della natura, quello delle coscienze e quello che attiene più nello specifico alla spiritualità scevra da ragionamenti e abbracciata con la sola fede (che è un dono). Questi tre momenti hanno in comune un elemento, la speranza, che non è ottimistica fiducia in un vago domani migliore, ma si traduce nella concretezza dell’agire, nel contrasto al disincanto che ci mostra che le ferite possono esserci, ma non hanno mai l’ultima parola; e che il disincanto stesso non è delusione ma, semmai, disillusione, e quest’ultima della speranza è sorella. Una zona di luce, insomma, nell’incipiente primavera.

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