Mercoledì 11 Febbraio 2026 | 15:07

Bari, in via Argiro l'ultimatum degli esercenti: tre settimane per verificare l’accelerazione dei lavori

Bari, in via Argiro l'ultimatum degli esercenti: tre settimane per verificare l’accelerazione dei lavori

 
Davide Lattanzi

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Davide Lattanzi

Bari, in via Argiro l'ultimatum degli esercenti: tre settimane per verificare l’accelerazione dei lavori

La protesta: «Spese insostenibili». Il prossimo 3 marzo residenti e commercianti faranno il punto sul cantiere di riqualificazione della strada

Mercoledì 11 Febbraio 2026, 13:18

La data da segnare in rosso è il prossimo 3 marzo, ovvero quando residenti e commercianti di via Argiro si ritroveranno a confronto con l’amministrazione comunale per fare il punto sul cantiere di riqualificazione della strada. Sarà un momento decisivo: perché se davvero non si registrerà l’annunciata accelerata sui lavori che versano in grave ritardo, allora davvero non saranno da escludere manifestazioni forti.

La comunità del quartiere Murat vive un disagio che si protrae da troppo tempo, senza lasciare intravedere un reale progresso. Da lunedì l’intera strada potrebbe ritrovarsi interessata da interventi altamente impattanti: il rischio è che oltre ottanta attività commerciali entrino contemporaneamente in crisi.

Chat in rivolta L’amministrazione comunale ha annunciato una forte velocizzazione delle opere con un impiego di maggiore forza lavoro: da un lato dovrebbero essere intensificati gli interventi sui primi quattro isolati (a partire dall’incrocio con corso Vittorio Emanuele) attualmente oggetto delle lavorazioni, dall’altro si comincerà a ritmi intensi sui restanti tre segmenti, fino ad arrivare a piazza Umberto. Eppure, ieri la situazione non era cambiata di una virgola. «Dal Comune hanno affermato di aver visto 17 operai al lavoro nei giorni scorsi», afferma Domenico Antonacci, gestore di più attività dislocate sulla strada. «Ebbene, noi in cinque mesi non ne abbiamo osservato nemmeno la metà. A questi ritmi, è fin troppo facile scommettere qualsiasi cifra sul mancato raggiungimento del traguardo fissato al trenta giugno per il termine dei lavori. Ma l’aspetto più grave è non avere nemmeno un’indicazione parziale su quando saranno completati del tutto almeno i primi isolati». Ieri, sul secondo segmento non è apparso nessuno per gran parte della mattinata: la chat di whatsapp condivisa da esercenti e residenti con gli assessori Domenico Scaramuzzi (alla Cura del territorio) e Pietro Petruzzelli (allo Sviluppo Locale) è stata invasa da centinaia di messaggi di protesta. Soltanto in tarda mattinata, quindi, sono comparsi un paio di operai che hanno movimentato appena una ventina di basole da apporre sulla fascia centrale. Allo stesso modo, ha creato evidenti malumori l’apposizione delle transenne sul quinto segmento: un’azione che era stata annunciata soltanto per lunedì prossimo.

Chiusure, ferie e contratti non rinnovati Nell’incertezza più totale, i locali si stanno organizzando nei modi più vari per attutire il colpo. «Gli scontrini fiscali sono un documento insindacabile: gli incassi delle attività interessate dalle aree di cantiere sono calati dal 50% al 70%», afferma Vincenzo Antonacci che su via Argiro ha ben quattro esercizi commerciali. «Non ho potuto garantire continuità di impiego a ragazzi validi che avevano accumulato esperienza preziosa: ho già dovuto ridurre la forza lavoro da 41 a 33 effettivi. Dalla prossima settimana tutte le nostre attività potrebbero ritrovarsi nelle zone dei lavori e potrei ritrovarmi costretto a ridurre ulteriormente il personale. Abbiamo chiesto quantomeno di liberare al più presto gli isolati in sofferenza da mesi. Se tutti i tratti di via Argiro seguiranno questi ritmi, non potremo andare avanti». «Abbiamo calibrato la chiusura invernale sulla data dei lavori sui marciapiedi, fissata a fine gennaio», aggiunge Dario Loconsole, titolare della pizzeria Al Pescatore, mal primo isolato della strada. «Invece gli interventi sono scalati in avanti: il rischio è doversi fermare nuovamente». «Non siamo in grado di regolarci su ordini e merce che puntualmente non riusciamo a smaltire», afferma Roberto Frezza, titolare del negozio di abbigliamento Kleid. «Bisognerebbe prestare attenzione a chi già ha alzato bandiera bianca e ai locali che non trovano acquirenti», aggiunge Alfredo Loconsole, titolare della braceria Picadinho e in procinto di aprire una pizzeria attigua. «Per avviare un’attività occorrono punteggi altissimi che possono si possono ottenere soltanto riducendo drasticamente gli orari di chiusura. Gli affitti sono altissimi, così come le utenze. Se non saremo sostenuti, la strada sarà destinata a spegnersi». «Nei prossimi giorni - conclude Cristiana Cara, proprietaria del Serafina Cafè - valuterò quale soluzione attuare: il mio locale è sul quinto isolato, dove ora arriverà il cantiere, peraltro all’inizio solo per deposito dei mezzi. Non vorrei mai considerare una chiusura prolungata, ma se restiamo aperti come faremo a pagare i dipendenti?».

Aria spettrale Via Argiro conta in totale 83 attività, delle 19 quali sono pubblici esercizi con relativa occupazione dello spazio esterno, mentre 26 sono gli edifici condominiali. Dalla prima pedonalizzazione avviata nel 2011 la strada ha radicalmente cambiato volto vedendo il graduale avvicendamento tra esercizi storici come Asselta e Santamato e l’arrivo dei grandi marchi internazionali: New Balance, The North Face per l’abbigliamento, Coccinelle Store specializzata in pelletteria e accessori del segmento «lusso accessibile», Mabina e Kidult per la gioielleria.

Ma tante sono le novità anche per il «food»: a cominciare da Starbucks per proseguire con locali dalle offerte più variegate che hanno conferito alla zona un volto dinamico e giovane. La riqualificazione, finanziata con 4,5 milioni di fondi Pnrr, mira alla creazione di un’innovativa rambla con camminamenti pareggiati ed una pavimentazione che alternerà le basole originarie e quelle calcaree, nonché nuove alberature. Le immagini di ieri sera, però, sono spettrali: strada semi deserta, ormai spoglia delle luci natalizie e senza nessuno al lavoro. Una «cartolina» che acuisce timori e incognite.

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