Domenica 19 Aprile 2026 | 13:40

Si suicidò 5 anni fa Il padre della 13enne di Taranto: «Giustizia»

Si suicidò 5 anni fa Il padre della 13enne di Taranto: «Giustizia»

Si suicidò 5 anni fa Il padre della 13enne di Taranto: «Giustizia»

 
Si suicidò 5 anni fa Il padre della 13enne di Taranto: «Giustizia»

Lunedì 16 Aprile 2012, 09:10

03 Febbraio 2016, 00:48

TARANTO - Torna in aula venerdì 27 aprile, a oltre cinque mesi di distanza dall’ultima udienza nel corso della quale si presentò solo uno dei sei testimoni citato dal pubblico ministero, il processo per la morte di Carmela Cirella, la minorenne residente al quartiere Paolo VI suicidatasi il 15 aprile del 2007 dopo aver subito una violenza sessuale. Alla sbarra ci sono Filippo Landro, di 27 anni, Salvatore Costanzo, di 26 anni, entrambi di Acireale (difesi dall’avv. Calliope Murianni), e Massimo Carnevale, di 46 anni, di Taranto (assistito dall’avv. Maurizio Besio). Rispondono di due episodi distinti, risalenti al periodo compreso fra il 9 e l’11 novembre del 2006. I due siciliani avrebbero attirato la ragazzina con una scusa all’interno del loro camper e poi l’avrebbero costretta a subire atti sessuali. Il terzo imputato, che ha sempre negato le accuse, avrebbe violentato Carmela approfittando della sua fragilità psicologica. La ragazzina era stata affidata temporaneamente a un istituto per minori disagiati. Pare che la minore, dopo essere sparita per qualche giorno, fosse tornata a casa con i segni evidenti di violenza.

Altri due imputati accusati di aver stuprato Carmela hanno ottenuto dal gup del Tribunale per i minorenni la cosiddetta «messa alla prova». E’ come se il reato non fosse mai stato commesso.

A cinque anni dal suicidio di Carmela, il processo stenta insomma a decollare, tanto suscitare la protesta del padre di Carmela, Alfonso Frassanito, che in una lettera aperta chiede giustizia.

«Ricorre il quinto vergognoso anniversario senza giustizia per Carmela, figlia, suo malgrado, di questo paese ipocrita e incivile, che con il suo silenzio - scrive Frassanito - e la sua indifferenza si rende complice di queste atrocità. Ogni martedì, in quello stesso tribunale di Taranto - ricorda Frassanito - che per il processo contro gli stupratori di Carmela di udienze riesce a farne solo una ogni sei mesi si svolgono le udienze per il delitto, altrettanto vergognoso della piccola Sarah Scazzi. Sembra di essere a Hollywood, telecamere dappertutto, imputati divenuti vip e calca di curiosi - dice Frassanito - disposti a perdere giornate di lavoro pur di apparire davanti alle telecamere. Ma dove sono quando la giustizia la si chiede per Carmela e per altre vittime come lei? E' evidente che 5 anni, in queste condizioni, sono un lasso di tempo talmente lungo da consentirmi di sentirmi in diritto di lasciar perdere la diplomazia inutile e dichiarare la mia assoluta mancanza di fiducia nella giustizia italiana, e allo stesso tempo di manifestarla con tutti i mezzi che posso avere a disposizione».

Frassanito, intanto, venerdì prossimo comparirà dinanzi al giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Tommasino per rispondere di diffamazione nei confronti di un avvocato che negli anni scorsi ha difeso uno dei presunti stupratori di Carmela.

[M.Maz.]

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)