Domenica 19 Aprile 2026 | 14:45

Sud-Est, anche il piano di salvataggio finisce alla Corte di giustizia Ue. Ma la Regione: ok al subentro della «newco»

Sud-Est, anche il piano di salvataggio finisce alla Corte di giustizia Ue. Ma la Regione: ok al subentro della «newco»

Sud-Est, anche il piano di salvataggio finisce alla Corte di giustizia Ue. Ma la Regione: ok al subentro della «newco»

 
massimiliano scagliarini

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massimiliano scagliarini

Sud-Est, anche il piano di salvataggio finisce alla Corte di giustizia Ue. Ma la Regione: ok al subentro della «newco»

La società di trasporti alle prese con gli effetti della sentenza del Consiglio di Stato che ha creato un buco nei bilanci. Nuova emergenza per i lavori finanziati dal Pnrr

Domenica 19 Aprile 2026, 13:06

Martedì la giunta regionale ha autorizzato dal 1° maggio il subentro della «newco» Fs Ferrovie Sud-Est nei contratti di gestione dei servizi su gomma e ferro e della rete oggi in capo alla «vecchia» Sud-Est. E giovedì la Corte d’appello di Bari ha mandato alla Corte di giustizia europea il piano di salvataggio-bis di Fse, il cui meccanismo è basato proprio sul subentro di una nuova società che poi verrà assorbita dal gruppo Fs a compensazione dei crediti maturati.

Non c’è pace per la principale società ferroviaria privata pugliese, anche se la decisione dei giudici di appello (Prima sezione, presidente Mitola, relatore Labianca, Manzionna) non sospende il piano di ristrutturazione del debito che dunque andrà avanti. Tuttavia, accogliendo le tesi dell’Anav (la Confindustria dei trasporti su gomma) e di alcuni creditori, la Corte ha rivolto ai giudici di Lussemburgo gli stessi quesiti che erano già stati rivolti a febbraio dal Consiglio di Stato: «Il dubbio che si pone - è scritto in ordinanza - è se la necessità di recuperare gli aiuti di Stato considerati illegittimi sia compatibile con uno strumento di regolazione della crisi come l’accordo di ristrutturazione», e se il meccanismo della newco costituisca «una elusione dell’obbligo di recupero dell’aiuto di Stato illegittimo».

Tutto parte dalla sentenza del 2024 con cui il Consiglio di Stato ha annullato i 70 milioni di contributo pubblico per il primo salvataggio di Fse e anche il decreto di trasferimento al gruppo Fs: Arriva, Ferrotramviaria e Cotrap chiedono in sostanza che la vendita di Fse avvenga tramite un bando pubblico. La cancellazione del contributo pubblico (in realtà mai erogato) e del trasferimento ha creato un buco nei conti di Fse, che verrà ripianato pagando tutti i creditori e trasferendo la «newco» (in cui ci sono i contratti) al gruppo Fs, oggi creditore per circa 94 milioni (i finanziamenti anticipati dopo l’acquisizione).

Nè il Consiglio di Stato in sede di ottemperanza né la Corte d’appello di Bari in sede di reclamo hanno sospeso il Piano di salvataggio, che dunque andrà avanti: e anzi quando arriverà l’esito da Lussemburgo l’operazione sarà probabilmente conclusa. «L’ordinanza - secondo gli avvocati avvocati Filippo Colapinto (Anav) e Marco Cornaro (Sil) - evidenzia finalmente il nodo centrale dell’intera operazione, e cioè il rischio che gli accordi di ristrutturazione grazie ai quali Ferrovie dello Stato manterrebbe il controllo dell’impresa ferroviaria di Fse possano integrare un ulteriore aiuto di Stato indiretto a favore di Ferrovie.

L’assetto societario non è l’unico problema che riguarda Ferrovie Sud-Est. La scorsa settimana il ministero delle Infrastrutture ha infatti verificato l’andamento degli investimenti finanziati con il Pnrr. È emerso che i lavori per l’installazione del sistema Ermts sulla rete di Lecce, che valgono 130 milioni, hanno raggiunto una produzione di 64 milioni e potrebbero non essere completati nel termine del 30 giugno. La Regione ha già erogato a Fse l’anticipazione intermedia di 36 milioni, soldi che - nel caso - dovranno essere restituiti. Sud-Est ha in carico tre interventi finanziati con il Pnrr per circa 385 milioni. «Per noi - ha detto l’assessore ai Trasporti, Raffaele Piemontese – è decisivo non fermare gli investimenti, soprattutto quelli sulla sicurezza e sull’ammodernamento della rete». Ma l’eventuale superamento dei tempi costringerebbe la Regione a reperire i soldi da altre fonti di finanziamento. 

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