Sabato 18 Aprile 2026 | 19:29

Mons. Paglia: l’uomo che vuol essere come Dio è il rischio di Trump e del marito di Bisceglie

Mons. Paglia: l’uomo che vuol essere come Dio è il rischio di Trump e del marito di Bisceglie

Mons. Paglia: l’uomo che vuol essere come Dio è il rischio di Trump e del marito di Bisceglie

 
Marisa Ingrosso

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Marisa Ingrosso

Mons. Paglia: l’uomo che vuol essere come Dio è il rischio di Trump e del marito di Bisceglie

Il presidente Emerito della Pontificia Accademia per la Vita in Puglia per parlare del libro «L’algoritmo della vita. Etica e intelligenza artificiale»

Sabato 18 Aprile 2026, 16:36

Trump che si presenta al mondo travestito da novello Gesù e il marito che getta la moglie dal balcone, sono manifestazioni che ricadono nello stesso alveo, quello della volontà dell’uomo di essere Dio, è la mela, il peccato originale. Mons. Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, risponde alla Gazzetta mentre è in viaggio verso la Puglia per partecipare a un incontro del Lions Club Rutigliano, sul suo libro L’algoritmo della vita. Etica e intelligenza artificiale.

«Ci troviamo di fronte ad una nuova frontiera - dice - Solo 10 anni fa era inimmaginabile pensare quanto gli algoritmi potessero condizionare l’intera esistenza umana. Però questa nuova tecnologia, così invasiva, ha bisogno di una dimensione etica (che non trova all’interno di se stessa) per far sì che serva per lo sviluppo e non per disegni che distruggono».

Con le Organizzazioni internazionali (pensiamo all’Onu) sotto attacco e con un dimensione dei valori messa a dura prova anche da chi si professa etico, cristiano e cattolico (pensiamo a Trump), quali speranze ci sono? Servirebbe la politica?

«Ma l’etica è parte integrante anche della politica. Lei in questo caso parla della politica e non della tecnica, di una dimensione umana che richiede ovviamente l’etica. Senza l’etica la tecnica diventa dittatura tecnologica, se poi togliamo l’etica anche alla politica diventa una dittatura della politica. Gli algoritmi sono dei prodotti dell’uomo e ogni uomo o ogni gruppo di uomini produce gli algoritmi secondo i suoi criteri, mette i dati che desidera, li può dirigere per suoi scopi particolari, per convincere o distruggere il consenso o promuovere morti a go go. Noi dobbiamo creare degli algoritmi etici ecco perché abbiamo creato il termine “algoretica” per contrastare la “algocrazia”. Riteniamo che vi sia l’urgenza di una regolamentazione e che essa sia assolutamente indispensabile e, in questo senso, deve intervenire anche la politica e deve intervenire una autoregolamentazione».

Nella prima fase dell’attacco all’Iran pare che proprio l’Ia-Intelligenza artificiale abbia consentito di uccidere la Guida suprema. Quando il ceo di Anthropic ha chiesto di non usare il suo sistema, però, il Pentagono gliel’ha fatta pagare. Per porre paletti etici, serve una legislazione comune?

«È indispensabile. E nel campo militare, purtroppo, è dove l’Ia ha fatto i progressi più alti, anche perché ci mettono un sacco di soldi. Il problema è gigantesco e richiede un incontro anche tra le varie aziende produttrici, oltre che tra i governi. Ma pensi al nucleare: con accordo e autoregolamentazione, dal 1945 a oggi nessun governo si è azzardato a buttare una bomba nucleare su una città. Un altro accordo è stato fatto, anche se problematico, sul clima. Quello di cui c’è bisogno, quindi, è un’assemblea di tutti i governi ma anche delle grandi aziende, per avere delle regole comuni su come utilizzare in maniera giusta queste nuove tecnologie. Gli incontri e le interviste come questa sono importanti, perché tutti comprendano l’importanza di regolare uno strumento che può essere pericolosissimo. Se vogliamo, possiamo! Anche perché oggi, in Ucraina, Gaza, Iran, si stanno usando strumenti bellici automatici che decidono al di là dell’uomo e, secondo me, andrebbero proibiti come le armi nucleari, anche per evitare gli effetti collaterali. Cioè se io ho un obiettivo, ma c’è una scuola, lo evito. L’Ia colpisce. Ma l’Ia può intervenire anche sulle votazioni. Negli interventi sul corpo umano, l’Ia può fare miracoli e distruggere la dimensione umanistica (si parla di post-umano, di trans-umano). È indispensabile una regolamentazione».

Non posso non chiederle un’opinione sull’attacco a Leone XIV da parte di Trump.

«Credo che il presidente degli Stati Uniti (e qualcuno che gli sta vicino) non abbia capito la missione del Papa e vuol piegare anche il Pontefice alla sua politica. È un delirio di onnipotenza, il rischio è di volersi mettere al posto di Dio: “Io sono la verità, io che sono potente e posso tutto”. Credo che atteggiamenti di questa natura, soprattutto se si usa il nome di Dio per fini politici, siano fuori asse della Storia».

È un ateismo cattolico?

«No, è di più, è un delirio. È come quando Adamo mangiò la mela perché pensava che, mangiandola, sarebbe diventato come Dio. Ecco, qui stanno mangiando la mela, con l’unica differenza che Adamo, dopo, si ritrovò nudo. La mela è il peccato originale, che è all’origine di tutti i peccati, è il mettersi la posto di Dio. Badi, però, che il rischio di metterci al posto di Dio l’abbiamo tutti. Il marito che butta dal balcone la moglie perché vuole separarsi, si sente il Padreterno, padrone della vita e della morte di un’altra persona. La tentazione idolatrica è comune. È il delirio del monoteismo “non c’è altro Dio al di fuori di... me”».

I frutti di un’era individualista?

«Esatto. E l’individualismo è un virus peggiore del Covid».

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