BARI - «Veramente, non ho fatto nulla di speciale: si tratta soltanto del mio lavoro e cerco di farlo bene. Ciò che faccio io lo fanno anche tanti latri miei colleghi. Non capisco la vostra curiosità». Allarga le braccia, ha un’espressione fra lo stupito e il preoccupato per l’interesse nei suoi confronti. La cronaca narra la vita e spesso i fatti che accadono non sono belli o edificanti; per questo parlare di un dirigente delle Poste che fa il proprio lavoro, che in condizioni di difficoltà non esita, come faceva anni addietro da portalettere, a mettersi alla guida dell’auto di servizio e a consegnare personalmente la raccomandata al destinatario rientra fra le «cose inusuali». Se accade l’ultimo giorno dell’anno, è un sacrificio, mostra serietà e attaccamento al lavoro. Non sarà il solo, d’accordo, ma lui è il simbolo dei dipendenti che lavorano per senso del dovere e «amore delle cose fatte bene».
Cinquantun anni, da Molfetta, Vitonofrio De Trizio è in Poste italiane dal 1988, quando approdò 28enne, dopo aver fatto altri lavori: ragioniere in un’industria calzaturiera, dipendente in un negozio di ottico. Quando ebbe la chiamata da Poste italiane rispose senza tentennare. Fece la gavetta. «Per quindici anni ho fatto il portalettere - racconta De Trizio - e conosco il mestiere con tutti i suoi problemi di orari, conoscenza di strade e stradine, parallele e traverse, numeri civici e grafie illeggibili... Ho sempre lavorato nella sede di via Tommaso Fiore. Nel 2000 divento caposquadra, coordinando i portalettere. Poi, monitoraggio qualità sino all’incarico di responsabile al recapito di Modugno: lì gestivo anche le situazioni di Sannicandro e Bitritto. Da due mesi sono il responsabile del recapito Poggiofranco, Picone, Carbonara, Ceglie e Loseto».
Una gavetta che è esperienza e garantisce la conoscenza vera del lavoro e dell’organizzazione. È il 31 dicembre 2010. Dei 31 portalettere della sede di Poggiofranco, ben 9 sono in malattia, ferie o permesso sindacale. De Trizio sostiene che la situazione non è critica e organizza il lavoro perché vengano distribuite la posta e le raccomandate e tutto fila liscio fino alla fine dell’orario di lavoro dei portalettere, alle 14.27. A un certo punto arrivano telegramma urgenti destinati a dipendenti di enti. Vanno consegnati con urgenza. «Ce n’erano di importanti - spiega De Trizio - alcuni dell’Amtab con i quali si comunicava il cambio di turno e la soppressione delle ferie. Altri telegrammi dell’Asl Bari con i quali si rinnovavano contratti di lavoro a tempo determinato. E il destinatario, in quel caso, ha solo 5 giorni di tempo per rispondere. Non potevamo consegnare questi telegrammi importanti con ritardo e ho chiesto ai colleghi che stavano andando via di consegnarne alcuni, strada facendo. Ma, arrivati alle 17.30 ce n’erano ancora da distribuire a Carbonara. C’era un solo operatore ed era fuori. Allora, ho preso l’auto di servizio e sono andato personalmente a consegnarli. Ho fatto ciò che fanno anche altri miei colleghi».
Vitonofrio De Trizio non è nuovo a questo impegno. Alla fine di novembre, di sabato, visto che c’era una raccomandata dell’Asl si mise in auto, di pomeriggio, e la consegnò alla destinataria che non finì di ringraziarlo: dentro c’erano documenti importanti, fra cui la cartella clinica che lei doveva consegnare il lunedì successivo a uno specialista, a Milano, che avrebbe dovuto curarla. Talvolta, fare il proprio lavoro significa qualcosa di più che fare solo il proprio dovere.
















