Giovedì 26 Novembre 2020 | 05:45

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L'esercitazione

I «Tornado» di Ghedi si addestrano col nucleare

A fine novembre il via al cantiere dei Matarrese per la nuova base. Ma dal mondo cattolico arriva il no al riarmo: la replica diMons. Ricchiuti presidente di «Pax Christi»

I «Tornado» di Ghedi si allenano col nucleare

«Mezzogiorno eterno»: è questa più o meno la traduzione del nome, «Steadfast noon», dell'esercitazione militare segreta sull'uso di bombe nucleari in corso in questi giorni in Germania con la partecipazione, annunciano i «media» locali, dell'Aeronautica militare italiana, forza armata di un Paese, il nostro, che da 45 anni ha rinunciato a sviluppare propri armamenti atomici.

Le operazioni si svolgono soprattutto nella base aerea di Nörvenich, poco più di 40 chilometri a sud ovest di Colonia, con gli equipaggi dei cacciabombardieri Tornado della Nato – l’Alleanza Atlantica (Germania, Italia, Olanda e Belgio) impegnati a montare e smontare sotto le loro carlinghe le bombe nucleari americane B-61 e a simulare lo sgancio di questi ordigni (mai portati realmente in volo però), ognuno dei quali può sviluppare una potenza distruttiva fino a 20 volte maggiore delle bombe atomiche che nel 1945 rasero al suolo Hiroshima e Nagasaki.

Le B-61 sono formalmente «proprietà» degli Stati Uniti e dislocate in depositi dell'Usaf (l'aviazione militare americana) in mezza Europa, in Italia nelle basi di Aviano (in Friuli, gestita solo dagli americani) e Ghedi (Brescia). Solo in quest'ultimo aeroporto militare operano tutti i cacciabombardieri Tornado dell'Aeronautica militare, con il 154° Gruppo «Diavoli Rossi» specializzato nel bombardamento anche nucleare, con il 155° «Pantere Nere» (specializzato nella soppressione delle difese elettroniche) e con il 102° Gruppo (addestramento).

L'IMPRESA MATARRESE E LA BASE DI BRESCIA Varie testate giornalistiche tedesche, romene e russe danno notizia che a «Mezzogiorno eterno» stiano partecipando i Tornado di Ghedi, base al centro di un imponente progetto di ricostruzione appaltato dalla Difesa all'impresa Matarrese di Bari per un importo di 91 milioni di euro. L'obiettivo della Difesa è preparare il «nido» per i nuovi cacciabombardieri «stealth» («invisibili» ai radar) F-35, che dovranno sostituire i Tornado, ormai obsoleti.
L'inizio dei lavori era previsto per la prima decade di settembre, ma, interpellato dalla «Gazzetta», l'ing. Salvatore Matarrese ha reso noto che è ancora in fase di redazione il progetto esecutivo delle nuove strutture (hangar di manutenzione, linee volo 1 e 2 con 15 hangaretti ciascuna, palazzina Comando e simulatori, deposito, polo tecnologico, centrali elettriche, opere di urbanizzazione e predisposizione impianti dati e telecomunicazione) e che l'apertura dei cantieri è ora prevedibile per fine novembre.

I COSTOSISSIMI NUOVI F-35 Attualmente tutti gli F-35 già operativi dell'Aeronautica militare sono di base solamente nell'aeroporto militare di Amendola, con il 32° Stormo alle porte di Foggia. Il «blocco» destinato al 6° Stormo di Brescia dovrà ovviamente avere la capacità «nucleare», e sono in corso costosi lavori di adattamento tecnologico affinché le nuove B-61 (modello 12) in corso di produzione negli Stati Uniti possano essere alloggiate all'interno degli F-35, per non far perdere ai nuovi jet la capacità «stealth».
Già in piena emergenza Coronavirus, l'estate scorsa il Governo italiano tramite il Pentagono ha ordinato alla Lockheed Martin, per 368 milioni di dollari, l'acquisto di altri 6 F-35 da aggiungere ai 15 già acquistati (il prezzo medio per ogni esemplare si aggira sui 61 milioni di dollari). Ma non finisce qui: in totale Roma si è impegnata ad acquistare 90 F-35 per un totale di circa 14 miliardi di euro (pari più o meno al 12 per cento del Fondo sanitario nazionale di quest'anno, così come reso noto recentemente dal ministro della Salute Roberto Speranza).
Sulla bilancia dei costi – benefici del jet militare più costoso al mondo va aggiunto infine l'investimento per 9 milioni di dollari in più stanziato dal Pentagono per lo stabilimento industriale di Cameri, in provincia di Novara, unica linea di assemblaggio e verifica finale (Faco) per gli F-35 di quinta generazione in Europa.

I RISCHI CON LA RUSSIA Un'ultima considerazione. Dal Dopoguerra ad oggi guerre con l'uso di bombe atomiche sono state evitate in base al principio della «mutua distruzione assicurata» fra gli Stati e loro enti (fra questi la Nato) che nei propri arsenali hanno ordigni nucleari e dell'equilibrio fra gli armamenti atomici. La programmazione di Gruppi di bombardieri con armamento nucleare e «stealth» rischia ora di sbilanciare gli equilibri fra Occidente e Russia, in quanto non risulta al momento, salvo colpi di scena, che il Cremlino disponga di jet «invisibili» analoghi agli F-35. Quindi la domanda, legittima, è: come e in che misura il presidente Putin o chi per lui riporterà in pari l'equilibrio della «mutua distruzione assicurata» in Europa? Forse, come accusano i senatori americani Bob Menendez e Jack Reed, facendosi rivelare la tecnologia segreta per produrre cacciabombardieri «stealth» dagli Emirati Arabi, che il presidente Donald Trump vuol far entrare nel «club» delle nazioni dotate di F-35, suscitando le ire degli israeliani? E infine stanno per scadere ad inizio 2021 gli accordi sugli equilibri nucleari fra Russia e Usa, ma Putin ha chiesto a Trump una proroga di un anno. La partita rimane aperta.

MONS. RICCHIUTI: IL NO ALLE ARMI DI PAX CHRISTI

Mons. Ricchiuti (Pax Christi): «Dopo la pandemia come giustificare tali follie miliardarie?»

Il mondo cattolico continua a dire no al riarmo e no agli arsenali nucleari, con in prima fila l'associazione «Pax Christi» di cui è presidente nazionale mons. Giovanni Ricchiuti, religioso nato a Bisceglie 72 anni fa e Arcivescovo della Diocesi di Altamura–Gravina–Acquaviva, in provincia di Bari. Ed un nuovo appuntamento è previsto oggi dalle 17 alle 19 sulla piattaforma web «Zoom» con la relazione del dr. Joachim Lau, avvocato in prima linea dei movimenti pacifisti, sul tema «Il problema delle armi nucleari statunitensi in Italia e negli altri Paesi europei non nucleari».

«Pax Christi Italia, insieme a Pax Christi International – conferma alla Gazzetta mons. Ricchiuti -, da tempo insiste e lavora per chiedere la messa al bando delle armi nucleari. L’incontro con la relazione del dr. Lau è uno degli appuntamenti che vanno in questa direzione. Ricordiamo che lo scorso 5 agosto il quotidiano Avvenire aveva rilanciato in prima pagina il nostro appello: disarmiamoci!. E lo stesso Presidente della Cei, cardinale Bassetti, lo aveva accolto nell’editoriale del 15 agosto, sullo stesso quotidiano. L’impegno per la pace e per il disarmo passano anche da questa denuncia e questa richiesta. L’adesione al trattato già firmato da oltre 40 Stati, per la messa al bando delle bombe nucleari presenti anche sul suolo italiano, anche se non sono bombe italiane».

Quindi puntate l'indice su Governo e Camere?
«L’Italia, purtroppo, nei fatti si è sempre dimostrata più fedele alla Nato (l'Alleanza militare fra Usa e Paesi europei - n.d.r.) che all’Onu (le Nazioni Unite – n.d.r.). Ripeto quanto già detto e scritto lo scorso anno in occasione del 70° anniversario della Nato. Seguendo la Nato, i recenti governi hanno boicottato i lavori di preparazione del trattato per la messa al bando delle armi nucleari. Anzi, dobbiamo prepararci a ricevere le nuove bombe B61-12. In questo senso c’è un legame tra Cameri (Novara), dove si assemblano gli aerei caccia F-35, abilitati al trasporto di armi nucleari, e Ghedi (Brescia) dove ci sono le bombe nucleari».

Ma alla base denunciate un problema etico e non solo politico?
«Come non gridare allo scandalo per un bilancio annuale Nato che vede impegnate somme di circa mille miliardi di dollari, a fronte di una situazione mondiale di drammatiche ingiustizie sociali e di devastazione ambientali, causata dai vari conflitti e dagli esperimenti nucleari? E ora dopo, o durante la pandemia da Coronavirus, come giustificare queste vere e proprie follie? Il Papa lo ha ripetuto più volte, anche nell’ultima enciclica “Fratelli Tutti” e, in precedenza, in un messaggio per i 75 anni della Fao (l'Agenzia dell'Onu per combattere la fame nel mondo – n.d.r.): “Costruire con i soldi che si usano per le armi e gli altri apparati militari un fondo mondiale per poter sconfiggere definitivamente la fame e aiutare lo sviluppo dei Paesi più poveri. Si eviterebbero molte guerre e l’emigrazione di tanti nostri fratelli e delle loro famiglie, costretti ad abbandonare le loro terre e i loro Paesi in cerca di una vita più degna. Di fronte a questa realtà non possiamo rimanere insensibili o restare paralizzati. Tutti siamo responsabili”».

Oltre agli appelli, sono in corso altre iniziative?
«Ho letto, in questi giorni, che in Germania un gruppo di persone e associazioni di diversa ispirazione religiosa hanno firmato un appello, il 20 giugno scorso, in cui chiedono ai piloti militari di "mettere fine al coinvolgimento diretto" nel loro addestramento alla guerra nucleare, e ricordando loro che "agli ordini illegali non si deve obbedire”. Si fa appello alla coscienza dei piloti: l’uso di armi nucleari è illegale secondo il Diritto internazionale e la Costituzione. Ciò rende anche illegale il possesso di bombe nucleari e tutti i preparativi di supporto per il loro possibile dispiegamento. “Vi chiediamo di dichiarare ai vostri superiori che non desiderate più partecipare al sostegno della condivisione nucleare per motivi di coscienza". Non posso che condividere! È quanto ci ha ricordato anche Papa Francesco, molte volte: non solo l’uso ma anche il possesso delle armi nucleari è immorale! Credo che questi temi debbano entrare con più forza e più audacia nell’azione della Chiesa e nelle forme in cui essa annuncia il Vangelo della Pace. Come cristiani, insieme alle donne e agli uomini che sognano e si impegnano per un mondo altro, siamo chiamati al coraggio della Pace, e alla denuncia della follia degli armamenti. Altrimenti, correremo il rischio, come scriveva il mio predecessore in Pax Christi, don Tonino Bello, anch’egli pugliese, “…saremo lucignoli fumiganti, invece che ceri pasquali!”».

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