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STORIA

Nel Sacrario militare di Bari tumulate le salme di 27 soldati fucilati in Croazia

Mercoledì la cerimonia. I resti appartengono ai marò della X Mas trucidati dai partigiani

Nel Sacrario militare di Bari tumulatele salme di 27 soldati fucilati in Croazia

Ci sono pagine di storia ancora tutte da riscrivere, nonostante siano trascorsi oltre 70 anni dagli avvenimenti.  Mercoledì saranno tumulati nel Sacrario militare di Bari i resti di 27 caduti della seconda guerra mondiale. Si tratta delle ossa recuperate in una fossa comune scoperta nei pressi del cimitero di Ossero, sull’isola di Cherso, in Croazia. A chi appartengono? Il comunicato del ministero della Difesa, Commissariato generale per le onoranze ai caduti, parte da lontano: “Le operazioni di scavo e di riesumazione dei resti umani si sono svolte dal 7 al 10 maggio 2019. Ai resti mortali mineralizzati non è stato possibile attribuire un nome a causa della totale assenza di segni distintivi o di riconoscimento e sono pertanto da considerare tutti caduti ignoti. Lo scarso materiale rinvenuto nella sepoltura non ha, altresì, permesso di determinare la nazionalità degli stessi anche se, tenuto conto delle testimonianze acquisite durante i lavori e delle segnalazioni giunte nel corso degli anni, l'area fu oggetto anche di presenza di militari italiani. È stato possibile individuare il luogo nel quale i caduti erano stati sepolti grazie alla documentazione pervenuta nel corso degli anni passati dalla comunità di Neresine, costituita dagli esuli neresinotti residenti in Italia e dai loro familiari e discendenti. All'individuazione della sepoltura hanno collaborato i signori Flavio Asta e Federico Scopinich, esuli neresinotti, i quali, nel corso degli anni, hanno raccolto informazioni e notizie sui fatti storici e le testimonianze degli abitanti che erano presenti sui luoghi nel 1945. L'attività ha beneficiato delle necessarie autorizzazioni per operare da parte del ministero dei Difensori croati”.
Il comunicato non dice quello che tutti sanno. E cioè che i resti appartengono ai soldati della X Mas, trucidati dai partigiani titini, dopo aver finito le munizioni ed essersi arresi. Erano stati inviati per arginare l’avanzata dell’esercito jugoslavo. A Neresine, nella ex caserma dei carabinieri, cercarono di resistere alle migliaia di partigiani sbarcati e armati con l’ausilio degli inglesi il 21 aprile del 1945. Invece furono catturati, condotti ad Ossero scalzi, costretti a scavarsi la fossa e fucilati.
A ricostruire l’episodio ci hanno pensato FederEsuli, che dieci anni fa aveva deposto una lapide nel luogo dell’eccidio, e le testimonianze raccolte dagli abitanti del posto. Certo, pur conoscendo i nomi dei marò italiani, non è stato possibile identificare con certezza i resti: tenente Dino Fantecchi (Firenze) medaglia di bronzo al valore, sottocapo Giuseppe Ricotta di Genova, marò Ermanno Coppi di La Lima (Pt), Augusto Breda di Milano, Marino Gessi di Rimini, Rino Ferrini di Padova, Enzo Lauro di Cattolica, Fabio Venturi, Pino Mangolini, Francesco De Mauro, Ettore Brogi, Ezio Banfi, Iginio Serranti di Cattolica, Mario Seu, Salvatore Lusio, Sergio Dedendo, Gino Civalani, Luciano Medri di Cattolica, Emilio Biffi, Ermanno Berti,  G.N.R. della Compagnia Tramontana di Cherso:  Domenico Bevin, Francesco Declich, Francesco Menniti, Angelo Passuello, Antonio Poli, Francesco Scrivanich.


La testimonianza del capitano Federico Scopinich
 “…Durante successivi viaggi a Lussino e Neresine ho raccolto varie testimonianze, lettere e foto di questi marò; con questo materiale sono riuscito a trovare loro parenti a Genova e in Toscana i quali mi hanno consegnato altro materiale interessante. I soldati della Decima di stanza in Istria e isole erano qualche centinaia divisi tra Pola, Laurana, Fiume e una settantina tra Cherso, Neresine e Lussinpiccolo. Questi reparti erano stati inviati dal comandante principe Borghese negli ultimi mesi di guerra per contrastare l’avanzata dei partigiani di Tito in attesa di un presunto sbarco degli Alleati nella penisola istriana (purtroppo mai avvenuto). In tutto i componenti della Decima Mas a Lussino erano una quarantina, distribuiti tra Neresine e Zabodaski. I venti di Zabodaski comandati dal guardia marina Foti si arresero, furono portati in Jugoslavia e tornarono in tre o quattro. Nella notte del 19 aprile - prosegue la preziosa testimonianza - una Brigata intera di 4600 titini armati dagli inglesi sbarcarono a Verin: metà si diressero verso Cherso, l’altra metà verso Ossero (difesa da 38 tedeschi) che conquistarono dopo gravi perdite e furiosi combattimenti.
La mattina del 20 aprile 1945 investirono la ex caserma dei carabinieri a Neresine dove si erano asserragliati circa 20 marò della X MAS comandati dal tenente Fantechi, armati solo di armi leggere. Si arresero solo dopo aver terminato le munizioni; nello scontro il sottocapo Mario Sartori di Genova per non farsi prendere prigioniero si suicidò con l’ultimo colpo del suo mitra. Alla sera, scalzi e denudati, furono portati a piedi fino a Ossero e Belei e quindi di nuovo a Neresine dove furono rinchiusi nella scuola elementare. Il giorno 21 aprile 1945, ricondotti nuovamente a Ossero, dietro al muro del cimitero, furono costretti a scavare due grosse fosse. Vennero quindi massacrati e buttati dentro. Tutto questo è documentato da lettere dei parenti, da testimonianze in loco e da racconti di due sopravvissuti (Nino De Venuto di Genova e Sergente Vito Durante di Padova) che si trovavano con un altro gruppo di marò a Zabodaski. (…) Il sottocapo Mario Sartori di Genova che aveva 20 anni (come gli altri), l’unico morto in combattimento (suicidatosi), era stato sepolto nella tomba di famiglia del Podestà di Neresine, signor Menesini. Ho parlato con la figlia di Menesini a Genova e mi ha confermato che è stato esumato il 7 settembre ’64, insieme al tenente aviere Carlo Bongiovanni caduto nel ‘42 sul Monte Ossero. Il tutto è stato confermato dal prof. Oneto di Genova che sfilò il cinturone del ragazzo e lo consegnò alla madre, a Genova, in piazza delle Erbe
 Alla cerimonia al Sacrario militare saranno presenti il generale di suadra aerea Aurelio Colagrande, comandante del comando Scuole AM/3a Regione aerea, il generale di divisione Alessandro Veltri, commissario generale per le onoranze ai caduti e le massime autorità civili, militari e religiose locali. La funzione religiosa sarà officiata dall’ordinario militare, monsignor Santo Marcianò.
 

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