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Il Milite Ignoto, le undici bare
e la scelta di Maria Bergamas

Le indicazioni della madre di un giovane italiano irredentista disperso in guerra

Il Milite Ignoto, le undici baree la scelta di  Maria Bergamas

Il corteo funebre del Milite Ignoto

Fu Gabriele D’Annunzio a dare il nome di “Milite Ignoto” alla salma del soldato senza nome che avrebbe ricordato nel tempo i sacrifici e gli eroismi della Grande Guerra. Il soldato che avrebbe rappresentato idealmente tutti coloro che non fecero ritorno a casa. Tutte le famiglie italiane, in un modo o nell’altro, avevano vissuto in prima persona la Grande Guerra: chi per aver perso un figlio, un marito, un padre, chi per aver lavorato nelle fabbriche o nei campi, chi per aver portato avanti nella povertà e nella solitudine un’intera famiglia. L’idea di onorare il “milite ignoto” fu del colonnello Giulio Douhet: la sua proposta, fatta propria dall’onorevole De Vecchi, fu presentata in Parlamento e divenne legge l’11 agosto del 1921. La delicata incombenza di individuare le spoglie di un soldato caduto da traslare all’Altare della Patria fu affidata a sei decorati di medaglia d’oro al Valor Militare, i quali si recarono presso undici cimiteri di guerra, sorti nei luoghi di battaglie tra le più cruente. In ognuno dei luoghi di sepoltura fu rinvenuta una salma priva di qualsiasi segno di riconoscimento. Undici bare furono condotte ad Aquileia, dove una madre avrebbe indicato uno dei feretri. Protagonista del momento più toccante fu Maria Maddalena Bergamas, una donna del popolo, originaria di Gradisca d’Isonzo e residente a Trieste, suddita dunque dell’Impero austro-ungarico, ma soprattutto madre di un giovane italiano irredentista, disperso in guerra.

Antonio Bergamas, classe 1891, maestro elementare a Trieste, fu dapprima mobilitato nell’esercito austriaco ma disertò nel 1916, per poi offrirsi come volontario nel Regio Esercito, dove vestì il grado di sottotenente e combatté sul Podgora. Cadde nel giugno del 1918 in battaglia e fu sepolto con altri commilitoni nel cimitero di guerra delle Marcesine, sull’Altipiano dei Sette Comuni. Un violento bombardamento distrusse in seguito il cimitero sconvolgendo le sepolture. La donna fu accompagnata dinanzi le undici bare avvolte nel Tricolore perché ne indicasse una. La madre era decisa a scegliere l’ottava o la nona bara, perché quelli erano i numeri che ricordavano la nascita e la morte di Antonio; ma giunta dinanzi alle bare provò un senso di vergogna, e poiché nulla dovesse ricordare suo figlio, scelse la decima affinché il simbolo che sarebbe andato a Roma fosse davvero un soldato ignoto.

Il giorno seguente, da Aquileia partì il treno che avrebbe solennemente condotto il Milite Ignoto nella Capitale. In cinque giorni il convoglio attraversò lentamente cinque regioni e nelle stazioni in cui il convoglio si fermò, si radunarono frotte di persone per rendere omaggio all’eroe senza nome. Il viaggio si concluse a Roma, dove tutte le rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri dei caduti, con il Re in testa, e a seguire le bandiere di tutti i reggimenti, si fecero incontro al feretro del Milite Ignoto. Nel terzo anniversario della fine della guerra, il 4 novembre 1921, le spoglie furono tumulate nel sacello posto sull’Altare della Patria, nel corso di una impressionante cerimonia silenziosa alla quale presero parte un milione di persone. La consegna del silenzio era stata ordinata dalle autorità e fu interrotta solo per mezz’ora, nel momento dell’inumazione, dal rullo dei tamburi, dal suono delle campane e dallo sparo di ventuno colpi di cannone da tutti i presidi militari. Al Milite Ignoto fu concessa la medaglia d’oro al Valor Militare.

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