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MONTEMURRO -  «La vicenda del pozzo Costa Molina due fa capire che è in corso una svolta rispetto al passato: la Regione è più presente e l’Arpab è più sul pezzo». Così il sindaco di Viggiano, Amedeo Cicala, dopo lo stop della Regione al pozzo di reiniezione che si trova in agro di Montemurro. «Non c’è dubbio che la situazione è preoccupante – continua il primo cittadino di Viggiano – ma allo stesso tempo siamo soddisfatti perché i controlli ora sono molto più accurati. Vediamo quello che succede nei prossimi giorni e soprattutto quali saranno le contromosse di Eni. Abbiamo massima fiducia nel lavoro della Regione e dell’Arpab. Non è scontato quello che sto dicendo visto che io stesso in passato mi sono lamentato per alcune situazioni».

Lapidario il commento del sindaco di Spinoso Mario Solimando: «È una situazione che lascia l’amaro in bocca». L’eurodeputato del Movimento cinque stelle Piernicola Pedicini ribadisce che «l’unica strada da percorrere è quella di chiudere il Centro olio e bloccare tutte le attività petrolifere in Basilicata».

Polemico sindaco del comune maggiormente interessato: «Nessuno ci ha avvisati, ancora non abbiamo neppure la delibera, quello che sappiamo lo abbiamo appreso dai giornali». Sono le parole del primo cittadino Montemurro Senatro Di Leo che aspetta di vedere la delibera della Regione perché «quello che so l’ho appreso guardando in streaming la conferenza stampa dell’altro giorno. In ogni caso siamo abbastanza preoccupati e sconcertati per quanto sta accadendo. Ora la Regione si attivi per convocare al più presto una conferenza di servizi». Il pozzo era già stato sequestrato e poi dissequestrato nel 2016, nell’ambito dell’inchiesta Petrolgate. «E ora – prosegue Di Leo - siamo di fronte ad una nuova segnalazione di presenza di sostanze pericolose. Ci ritroviamo a parlare di nuovo di ammine nelle cosiddette acque di strato. Allora credo sia arrivato il momento di trovare una soluzione alternativa alla reiniezione».

Per il primo cittadino di Montemurro un’alternativa alla reiniezione potrebbe essere quella della depurazione: le acque verrebbero poi riutilizzate oppure trasportate altrove. Altra questione posta dal sindaco è che «ciò che si sta verificando negli ultimi tempi crea un danno d’immagine alla comunità e fibrillazione per quei pochi agricoltori e allevatori della zona». Intanto, Maurizio Bolognetti, segretario dei radicali lucani, in un post su facebook, spiega di essere andato a montemurronella giornata di sabato e la susa attenzione è stata catturata dalla presenaza nel poiazzela del pozzo, di alcuni contenitori con la scritta «deposito temporaneo rifiuti». «Inevitabile a questo punto - scrive Bolognetti - porre alcune domande, vale a dire di che tipo di rifiuti si tratta, qual è la loro provenienza e perché sono stati stoccato temporanemente all’interno del piazzale.

Con una delibera, la giunta regionale, venerdì scorso, ha deciso la sospensione dell’attività del pozzo Costa Molina 2 a Montemurro. Lo stop fa seguito alla segnalazione dell’ Arpab che in un prelievo del 4 settembre scorso ha trovato la presenza di ammine filmanti, sostanze classificate come rifiuto pericoloso, in una delle vasche di stoccaggio delle acque di strato. Quando il petrolio viene estratto è associato ad acqua e gas. Dopo la separazione che avviene nel Centro olio l’acqua di strato viene reiniettata nel pozzo e torna nel suo naturale luogo di origine, mentre l’acqua che viene utilizzata nel processo di lavorazione del greggio viene stoccata e poi smaltita dopo la sua caratterizzazione. La sospensione durerà 90 giorni, un periodo che si potrà allungare o accorciare a seconda di quando si risolverà il problema. Eni ha venti giorni di tempo per dare spiegazioni alla Regione e dovrà indicare anche le soluzioni alternative per smaltire i fluidi di scarto.

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