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Quell’auto data alle fiamme la notte del 15 settembre nei pressi di via Ancona era solo l’ultimo episodio di una serie di violenze e minacce subite dalla proprietaria del mezzo ad opera del suo ex compagno e Procura e Gip hanno ritenuto che solo il carcere potesse fermarlo.
Per questo ieri gli agenti della Squadra Mobile, che diretti dal vicequstore Carlo Pagano avevano condotto le indagini, hanno tratto in arresto un 46enne del posto accusato di maltrattamenti, lesioni aggravate e minacce gravi continuate. Obiettivo della misura evitare che potesse andare ancora oltre in quella escalation di aggressioni ed intimidazioni.
L’uomo sarebbe stato incastrato dalle indagini ma dopo l’incendio il quadro era apparso chiaro anche alla vittima. Del resto che le avrebbe bruciato la vettura per controllarla meglio quando si sarebbe spostata a piedi glie lo aveva detto lui stesso. e in precedenza c’erano stati episodi da far accapponare la pelle. L’ultimo era avvenuto a giugno quando mentre la compagna entrava in auto, l’uomo l’afferrò per la nuca sbattendole violentemente la testa sul montante della portiera, provocandole una ferita con notevole perdita di sangue. Fu allora che le decise di interrompere la relazione di convivenza ma quell’atto era solo la goccia che fece traboccare il vaso rispetto a comportamenti analoghi del passato. Quell’uomo l’aveva minacciata di morte, morsa e colpita con schiaffi e calci, provocandole persino delle fratture. E le violenze non si erano fermate nemmeno quando la donna si trovava in stato interessante, causandole delle perdite di sangue a seguito delle quali, per timore di più gravi conseguenze, la donna si convinse a interrompere la gravidanza. Episodi tutti finiti in denunce che poi venivano ritirate per timore delle ripercussioni del compagno e su sua richiesta.
La fine della convivenza, tuttavia, non è coincisa con la fine di violenze e minacce, anzi tutt’altro. L’uomo la minacciò di ammazzarla mostrandole persino una pistola che teneva sotto la maglietta facendo il paio con minacce riferite da altre persone, tra le quali quella di sfiguararla con l’acido.
Quel delirio non aveva solo manifestazioni fisiche. Sempre in preda alla gelosia si era impossessato del telefono della donna, aveva ottenuto le credenziali facebook (si sospetta pagando una persona specializzata) e di averne controllato pesantemente contatti e contenuti.
Anche lavorare per la donna era diventato impossibile. Lei faceva la commessa, ma lui una volta, in preda a una crisi, la raggiunse nel negozio e la colpì con schiaffi e calci, minacciandola di morte. Poi tentò di lanciarle addosso il bancone, mandando in frantumi il ripiano in vetro dello stesso. Il titolare dell’attività la licenziò. E già qualche mese prima aveva rischiato la stessa fine, dopo che il suo compagno aveva confessato di aver tagliato le gomme del titolare del negozio, sempre per gelosia.
Alla fine gli inquirenti si sono convinti che non ci fosse altro mezzo che il carcere per fermare quell’uomo che aveva dato prova di non saper controllare la propria aggressività che cresceva sempre e non si fermava nemmeno alla presenza di possibili testimoni e terze persone. Così sono scattate le manette. E per la sua vittima un periodo di (relativa) tranquillità.

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