Venerdì 12 Agosto 2022 | 19:46

In Puglia e Basilicata

l'intervista

Agricoltura senza caporali ma poche aziende ci credono

Basilicata, in un anno cig aumentata dell'800%

Scarse adesioni alla rete del lavoro agricolo di qualità promossa dall’Inps Basilicata

27 Luglio 2022

Massimo Brancati

POTENZA - Si chiama rete del lavoro agricolo di qualità. È lo strumento attraverso il quale l'Inps seleziona le imprese agricole che si distinguono per il rispetto delle norme in materia di lavoro, legislazione sociale, imposte sui redditi e sul valore aggiunto. Sono venti le reti in tutta Italia (su scala provinciale), due delle quali si trovano in Basilicata, a Potenza e a Matera. In sostanza costituisce un calderone dentro il quale trovano posto le aziende virtuose, affidabili, su cui poggiare le speranze di rilancio del settore. Ma l'iniziativa stenta a decollare. A dirlo sono i numeri: su 6.349 aziende attive lucane che operano in agricoltura hanno chiesto di iscriversi soltanto 77. Davvero poche. Al direttore regionale dell'Inps di Basilicata, Roberto Bafundi, facciamo notare questa difficoltà. Ad una lettura superficiale dei dati sembrerebbe quasi che la stragrande maggioranza delle imprese sia «zoppicante» sul fronte del rispetto delle regole: «Non è così – dice Bafundi -. Credo che la scarsa adesione sia principalmente legata alla percezione di una procedura burocratica complessa per l'iscrizione. Invece è tutto molto semplice».

Gli imprenditori temono di trovarsi di fronte all'ennesimo adempimento...
«Sbagliano. È un'azione da fare una tantum. Una volta che i nostri sistemi verificano la domanda, l'iscrizione resta e non ci sono altri passaggi da compiere. La procedura è molto semplice così come i requisiti che si concretizzano essenzialmente nell'applicazione dei contratti collettivi e nel regolare versamento dei contributi previdenziali e assicurativi, oltre a non aver avuto condanne penali. È una domanda on line, molto veloce, un'autodichiarazione».
Ma qual è il vantaggio di un'azienda che sceglie di entrare nella rete?
«l vantaggio è da costruire insieme. Per noi si tratta di una sorta di white list, di aziende sane che non rientrano nelle attività ispettive messe in campo dall'istituto. L’iscrizione alla rete induce, positivamente, a delineare un quadro di sostenibilità sociale delle aziende del settore, requisito da porre a base, in termini di condizionalità, anche per tutte le iniziative (nonché i finanziamenti) a sostegno del settore».

Vuol dire che essendo iscritte le aziende avrebbero un canale privilegiato in caso di accesso ai finanziamenti pubblici?
«È ciò a cui puntiamo. Ecco perché chiediamo alla Regione di prevedere nei bandi, quelli con risorse proprie e gli avvisi con i fondi dell'Unione europea, una premialità per le aziende iscritte alla rete. Un incentivo a chi si impegna per la sostenibilità sociale e rispetta contratti e norme di sicurezza, esaltando le aziende sane e rispettose dei lavoratori. Potrebbe essere uno stimolo in più all'adesione, al pari di altri meccanismi di premialità».
Quali?
«Ne abbiamo discusso dell'ultima riunione del tavolo regionale della rete del lavoro agricolo di qualità: la definizione di un “bollino di qualità” del processo lavorativo, certificato dalle istituzioni pubbliche del territorio, la proposizione di momenti di consulenza personalizzati e dedicati da parte delle amministrazioni. Il nostro impegno è quello di prevedere uno sportello dedicato alle aziende iscritte alla rete, con momenti di consulenza aggiuntiva anche direttamente con i lavoratori».
Fin qui una visione all'interno del sistema. Ma all'esterno come viene percepita l'iscrizione alla rete?
«Qualcosa si sta muovendo. Anche la grande distribuzione (Gdo) inizia a chiedere di operare con aziende iscritte perché sa di poter avere come interlocutori soggetti sani e rispettosi delle regole, quindi affidabili».

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