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IL PONTE UMANO

«Io lucano al confine polacco, aiuto gli esuli dell'Ucraina»

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Il ponte umanitario

Rocco Cilibrizzi della potentina Anzi: a Varsavia per l’Erasmus, tra studio e volontariato

19 Marzo 2022

Enzo Fontanarosa

POTENZA - Tornerà anche questa mattina. E domani. Come ha già fatto nello scorso fine settimana. Lì, tra i volontari che operano poco distante da Warszawa Centralna, la stazione ferroviaria centrale di Varsavia. Rocco Cilibrizzi è tra coloro che accolgono i profughi in arrivo dall’Ucraina con generi di conforto e tanto calore umano. Lui, lucano in terra straniera, ha sentito di dover fare qualcosa per chi ha lasciato la sua Terra non per scelta, ma in fuga dalla violenza e dal folle piano di prevaricazione su un popolo libero messo in atto dal presidente russo Vladimir Putin. Si presta per gli altri, a pochi passi da quel luogo della capitale polacca dove le storie si incrociano, ora anche cariche di angoscia e paure, tra chi giunge in treno o in autobus e chi li attende con le braccia aperte. Rocco, 24 anni, originario di Anzi, è uno studente universitario che in Polonia sta svolgendo il suo periodo di Erasmus.

«Nei gruppi su WhatApp di noi studenti, ha iniziato a circolare la richiesta di volontari per l’accoglienza degli esuli – racconta –. E io sabato e domenica scorsa mi sono presentato per dare il mio sia pur piccolo contributo proprio in stazione centrale. Lì ho chiesto informazioni su dove operassero le varie associazioni e mi hanno indicato dove trovarne una. Così, accompagnato dalla mia compagna di corso, Ilaria Gigante di Terni, ho iniziato a rendermi utile nello spazio organizzato dalla associazione artistico-culturale “Biennale Warszawa” che ha come sede provvisoria il museo di arte contemporanea “Muzeum Sztuki Nowoczesnej w Warszawie”. Qui si preparano panini. Vorrei essere più presente, ma in settimana devo dividermi tra lezione e pratica sia nei laboratori che in clinica. Per questo dedica tutto il tempo libero che mi rimane. Come in tutto questo fine settimana».

C’è tanto lavoro da fare per i volontari, tantissimi e divisi tra le varie iniziative di assistenza che fanno da corollario alla stazione centrale. «Dove sono impegnato io, c’è una piccola folla all’opera, per lo più sono polacchi. È stato bello vedere, poi, come i cittadini di Varsavia giungano con buste della spesa cariche di cibo e poi lo smistano negli vari scaffali. Arrivano panini, affettati, formaggi, verdure ma anche succhi di frutta e dolci e caramelle per i bambini». Una sorta di catena di montaggio, prepara i panini: «Appena arrivato, mi hanno messo a tagliare verdure da distribuire sui tavoli di preparazione, dove poi si provvede a farcire e a confezionarne di tre tipi, con carne, vegetariani e vegani, prima di essere portati nelle ceste in stazione e distribuiti ai profughi. È una marea di gente che giunge e si ferma, spesso, solo il tempo di riprendersi dall’estenuante viaggio, prima di essere indirizzati in altre città. La maggior parte non parla inglese, quindi è difficile comunicare. Per lo più sono bambini e anziani, poi donne e pochissimi uomini. Mi ha colpito una mamma con i suoi figli, una ragazzina e un bambino, e un cagnolino fermi a un muretto. Avevano solo una piccola valigia, una busta con varie cose e un pallone da calcio. Ho immaginato che il maschietto ha affrontato il duro viaggio sognando di ritrovare la serenità per divertirsi e rincorrerlo giocando. In tutti gli ucraini che incrocio, vedo volti tristi e si percepisce nei loro occhi solo il disorientamento».

E, infine, Rocco fa una osservazione professionale: «In molti portano con sé animali da compagnia. Tanti cani di piccola taglia e gatti, ma questi pochi e nei loro trasportini e sicuramente molto stressati». Lo studente lucano, infatti, è «al quarto anno di Medicina veterinaria, sono iscritto all’Università di Teramo. Sono a Varsavia da settembre e frequento la Facoltà nell’Università “Szkola Glòwna Gsospodarstwa Wiejskiego”, perché ha un corso esclusivamente in inglese. Vorrei specializzarmi in riproduzione equina, infatti sono già quattro anni che sono interno nel reparto di ostetricia-ginecologia grandi animali. Il mio sogno sarebbe continuare ad avere, in generale, rapporti con l’estero». E sui venti di guerra che soffiano fino a Varsavia, dice: «Sicuramente ricorderò questa follia con occhi diversi rispetto a se non avessi vissuto qui. Ho imparato tante cose. Quando esco dal museo sento di aver fatto una buona cosa ed essere stato d’aiuto per qualcuno».

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