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Basilicata, abbattimento cinghiali: sì al Piano regionale. Coldiretti: «C'è altro da fare»

Si punta a frenare la vertiginosa crescita della specie animale che arreca danni rilevanti alle colture e causa molti incidenti stradali

cinghiali

POTENZA - Preparate le griglie!!! La Basilicata si appresta ad abbattere 5.600 cinghiali e, considerato che ogni animale pesa all’incirca un quintale e si ricava circa un terzo del peso di carne commestibile, a metterli tutti insieme ci sarebbero da grigliare qualcosa come 185 tonnellate di carne.

Tuttavia nessuna sagra in vista (e nessun assembramento da temere) perché il piano varato dalla giunta regionale non è un favore fatto ai golosi ma più agli agricoltori (che lamentano come i 120mila capi di questi ungulati presenti in regione devastino i loro campi) e anche agli automobilisti che annualmente incorrono in centinaia di incidenti stradali sulle strade lucane (a livello nazionale si stima siano 10mila) per impatti con questi coriacei mammiferi.

Così, atteso dagli agricoltori e non solo, arriva il “Piano di abbattimento selettivo e controllo della specie cinghiale” definito con la supervisione dell’Ispra che prevede di prelevare (leggi abbattere) 5.600 capi adulti in un triennio in modo da frenare la vertiginosa crescita della specie che, diversamente, rischierebbe nel breve termine di superare il numero degli esseri umani presenti in regione.

Possono così armarsi le doppiette, ma non senza regole. Le attività di prelievo selettivo dei cinghiali potranno essere svolte, per l’anno 2021, tutti i giorni della settimana ad eccezione del lunedì, martedì, venerdì, prelevando i capi secondo una ripartizione ben precisa; il piano prevede altresì la possibilità del prelievo di urgenza o su chiamata.

L’obiettivo è anche quello di ridurre il conto che la Regione è chiamata a pagare per l’attività di queste bestie e col piano si mira a ridurre di almeno il 30 per cento le richieste dei danni causati alle colture agricole. E, anche per questo, viene prevista anche la possibilità da parte di chi detiene fondi agricoli e sia munito di licenza di caccia di essere “arruolato” nella guerra al cinghiale, previa richiesta di autorizzazione.

E qui entrano in campo gli Ambiti territoriali di caccia competenti per territorio che, nei prossimi dieci giorni, dovranno selezionare, con appositi avvisi, gli «operatori abilitati all’esercizio del prelievo del cinghiale», esclusivamente per il reclutamento dei neo abilitati al prelievo selettivo da affiancare agli operatori inseriti negli elenchi che abbiano già partecipato alle attività di prelievo nelle stagioni venatorie precedenti, senza alcuna richiesta e versamento aggiuntivo all’ATC di appartenenza. E saranno sempre gli Atc a tenere il conto dei capi abbattuti, trasmettendo mensilmente una relazione sui prelievi e sull’andamento dei danni ai campi.

«La Regione - dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Fanelli - continua a mettere in campo tutti gli strumenti a disposizione per fronteggiare la costante espansione numerica dei cinghiali, che come è noto determinano risvolti di natura biologica ma anche economica e sociale. Oltre a causare danni diretti e indiretti alle colture agricole e forestali, la presenza dei cinghiali nelle vicinanze dei centri abitati desta preoccupazione e allarmismo nei cittadini, mettendo a rischio l’incolumità delle persone per gli incidenti stradali causati dall’improvviso attraversamento degli esemplari di questa specie sulle strade».

Un provvedimento, quindi, non pensato per i golosi ma che inevitabilmente li favorirà: da qualche anno, a Tito Scalo, è stato attivato un centro di conferimento dove i cacciatori possono portare gli animali abbattuti che vengono macellati e le carni controllate e avviate nei circuiti di vendita e ristorazione. Munirsi di griglia, a questo punto, è d’obbligo.

COLDIRETTI: «BENE IL PIANO MA C'È TANTO DA FARE» - «Un buon di partenza anche se molto ancora rimane da fare». E’ questo il giudizio espresso, in una nota diffusa dall’ufficio stampa, dalla Coldiretti sull'approvazione da parte della giunta regionale lucana del "Piano di abbattimento selettivo e controllo della specie cinghiale».

«Prendiamo atto del lavoro che l’assessore alle Politiche agricole, Francesco Fanelli, e il suo Dipartimento stanno portando avanti, ma quella dei cinghiali - ha evidenziato il presidente della Coldiretti lucana, Antonio Pessolani - come innumerevoli volte abbiamo già avuto modo di evidenziare, è una emergenza dalla quale si esce con interventi forti. Da anni, ormai - ha proseguito - il settore agricolo è flagellato dalle continue scorribande di interi branchi di cinghiali che devastano campi e colture, distruggendo interi raccolti e spesso aggredendo anche gli stessi agricoltori che, ormai, non riescono più a sostenere il peso dei danni economici che ormai quotidianamente subiscono. Inoltre, sono all’ordine del giorno, gli avvistamenti di animali nei paesi della Basilicata, non solo di notte ma ormai durante tutte le ore della giorno».

Pessolani ha quindi chiesto a Fanelli e al presidente della giunta regionale, Vito Bardi «di andare avanti lungo questo percorso e, ancora una volta, di valutare l’eventualità di dichiarare lo stato di emergenza su tutto il territorio regionale». 

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