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Direttore Mattia, non si può non partire da un’analisi sullo stato di salute dell’agricoltura lucana, in questo momento particolare legato alla pandemia.
«Lo stato di salute dell’agricoltura lucana sotto il profilo della qualità del prodotto è senza dubbio alto, per esempio la qualità dell’uva che in questa vendemmia entra in cantina è la migliore dell’ultimo decennio ed altrettanto si prevede per la qualità nella prossima raccolta delle olive. Si può dire che nell’anno del Covid, avremo il miglior vino e il miglior olio del decennio. È ovvio che le difficoltà logistiche sono aumentate e le aziende agricole nel 2020 hanno dimezzato il loro ricavo. Alcune lo hanno quasi azzerato, vedi il settore dell’agriturismo. L’agricoltura del 2020, cioè al tempo della pandemia necessità di sostegno reale per mantenere le posizioni e ripartire quanto prima».

Il governo ha messo in campo delle azioni. Sono servite? Cos’altro ancora è necessario fare?
«Il governo e la Regione hanno messo in campo dei piccoli sostegni che tra l’altro ancora non sono riusciti a scaricare a terra. In pratica fino ad ora abbiamo avuto dichiarati e determine , ma le liquidità non sono ancora pervenute. Badiamo bene , si tratterebbe di piccole iniezioni di risorse che quando arriveranno saranno solo dei palliativi, come dare un’aspirina a chi è influenzato, riduce la febbre ma non guarisce l’influenza. Pertanto occorrerebbe di più, intanto accelerare l’erogazione di quello che è dovuto. Per esempio i finanziamenti del Psr, i prestiti bancari anche se garantiti più veloci nell’erogazione, e comunque liquidità straordinarie da immettere nel settore. Tutti speriamo nelle risorse che la Comunità Europea ha concesso in prestito all’Italia affinché vengano spalmanti a sostegno delle imprese in modo dovuto e accelerato. È ovvio che parteciperemo ai tavoli di condivisione che la Regione intenderà convocare».

E il governo regionale? È stato presente, a suo parere?
«Questo governo regionale relativamente al settore agricoltura, molto di più del precedente, interlocuzioni costanti e determine più veloci. Sono stati approvati i sostegni alle filiere, adesso speriamo che arrivino subito i fondi alle aziende. Si è risusciti in 12 mesi a portare l’impiego dei fondi comunitari al 44% a fronte del 24% dell’anno precedente e si è cercato di mettere in campo dei mini sostegni attingendo al misero bilancio regionale. È ovvio che si deve fare di più, penso alle 10 mila pratiche a superficie ancora inevase, alla possibilità di trovare risorse per tutte le pratiche riconosciute ammissibili delle filiere, ma che ancora non trovano la copertura finanziaria. Comunque sento di esprimere un giudizio migliore del precedente governo, ma ancora sono grandi le montagne da scaldare».

Ha accennato ad uno dei cavalli di battaglia portati avanti da Coldiretti Basilicata, ossia i ritardi accumulati dagli uffici Ueca con conseguenti blocchi di ingenti risorse finanziarie per gli agricoltori. La situazione al momento qual è?
«È senza dubbio più chiara, abbiamo un accesso e un dialogo migliore e direi più costante, infatti da 20 mila pratiche si è passati a 10 mila, ma per noi il bicchiere rimane mezzo vuoto. Stiamo, però, collaborando con i nostri uffici per risolvere più pratiche possibili, difatti al momento vedendo la giusta collaborazione, abbiamo messo da parte la polemica per procedere con la concertazione e la collaborazione. Comunque siamo ancora molto in ritardo, e approfitto i questa intervista per sollecitare ancora una volta Ueca ad accelerare con i loro lavori».

Questione fauna selvatica. Più volte avete incalzato il governo regionale. Le politiche messe in campo bastano a risolvere il problema, o c’è bisogno di altro?
«La Regione può fare fino ad un certo punto, però magari dovrebbe usare un piglio maggiore nei confronti del governo nazionale a cui Coldiretti ha proposto una serie di emendamenti alla legge quadro, tendenti ad ottenere atti migliorativi affinché si possa attivare una giusta e qualificata riduzione della fauna selvatica, in particolar modo dei cinghiali, la cui presenza ormai è diventata insostenibile, causano danni quotidiani all’agricoltura . Comunque anche su questo tema Coldiretti Basilicata non è stata ferma, presto chiameremo in causa i deputati e senatori lucani a dibattere e a prendere impegni sulle nostre proposte di modifica della legge nazionale».

Dal giorno del suo arrivo in Basilicata, ha portato avanti diversi progetti. Su tutti il mercato coperto a Matera.
«Non ho fatto altro che scaricare a terra le strategie confederali, che tra le altre iniziative porta avanti l’esaltazione del km0 e ovviamente della vendita diretta. In Italia ormai i mercati di Campagna Amica sono sparsi in tutte le province e Matera ha fatto da apripista in Basilicata, ma presto anche Potenza avrà il suo mercato di Campagna Amica. Una vera e propria agorà, dove il cittadino consumatore si confronta con il produttore, assorbendone l’etica del lavoro, la qualità e la freschezza del prodotto al giusto prezzo».

C’è poi l’istituzione di un marchio di prodotti rigorosamente lucani.
«Sì, Coldiretti Basilicata, a seguito dell’avvio dei contratti di filiera relativamente ai settori dei cereali, carne, latte, ortofrutta, olio, vino e addirittura erbe officinali, ha riunito circa 2 mila imprese ed ha coniato un marchio collettivo che io amo definire un marchio ombrello, denominato «Io Sono Lucano». Ha poi ideato e promosso una cooperativa, «La nuova aurora» composta da soli imprenditori agricoli, a cui ha concesso il marchio, e che da mesi ha avviato la commercializzazione del prodotto agroalimentare locale. Credo che Coldiretti oltre a rappresentare le istanze dei suoi iscritto e, quando è il caso a protestare, debba anche proporre e individuare strade che poi gli stessi imprenditori devono gestire e diventando i veri protagonisti».

Quali i prossimi progetti in Basilicata?
«Sicuramente c’è l’apertura del mercato di Campagna Amica a Potenza. Continueremo a sostenere la cooperativa La nuova aurora nell’apertura degli store a marchio «Io Sono Lucano», a riportare il prima possibile il totale autogoverno del consorzio di bonifica di Basilicata, a potenziare e professionalizzare sempre di più gli uffici di Coldiretti, al fine di dare l’adeguato servizio alle imprese associate. Nostro obiettivo è anche quello di crescere sempre nelle adesioni della base associativa, continuare con l’azione di pungolo e di proposta nell’ambito del «Tavolo verde» regionale e migliorare le sinergie nell’ambito dell’attività della Camera di commercio di Basilicata».

Un anno fa Matera ha ospitato il Villaggio contadino di Coldiretti. Che ricordo ha di quelle giornate?
«Il ricordo di una fatica immane sia fisica che intellettuale, ma anche di un grande successo popolare. Oltre 250 mila visitatori hanno preso d’assalto gli stand del vero made in Italy, cittadini e soci si sono confrontati con i vertici nazionali della Coldiretti. Ricordo con piacere la presenza di molti ministri , nonché del meraviglioso sindaco di Matera Raffaello de Ruggeri, grande anfitrione».

Oggi lei festeggia 45 anni di attività in Coldiretti. Non le chiediamo di tracciarci un bilancio, ma qual è l’iniziativa che l’ha vista protagonista e che con più piacere ricorda?
«Quarantacinque anni di matrimonio con Coldiretti sono un motivo di grande orgoglio, e rivolgo un grande grazie alla mia organizzazione che mi ha dato più di quello che io ho dato ad essa, se non fosse altro anche perché mi ha dato la possibilità di conoscere uomini e donne di diverse regioni, Abruzzo, Toscana, Sardegna, Sicilia e Lazio. Molte le iniziative che ricordo volentieri in giro per lo stivale, in particolare in modo al sud, ma riferendomi alla Basilicata, sicuramente l’iniziativa più bella ed importante è stata proprio il Villaggio contadino di Matera. Tant’è vero che domani, celebreremo quell’evento, presentando presso il mercato di Campagna Amica di Matera, un meraviglioso book fotografico che ripercorre quelle faticose, ma bellissime giornate».

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