Martedì 22 Settembre 2020 | 13:07

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IGNAZIO MANCINI

«Medicina è un’opportunità storica per l’intera regione e per l’Unibas che è un pezzo della comunità lucana. È una sfida importante per tutti e noi dovremo fare la nostra parte realizzando un piano di fattibilità affidabile, in cui siano chiari i fabbisogni di personale e di infrastrutture, Alla luce di quello si potrà partire». L’istituzione del corso di laurea in Medicina e Chirurgia è una sfida per Ignazio Mancini, direttore della scuola di ingegneria dell’Ateneo lucano, docente di ingegneria sanitaria e ambientale e candidato alla carica di rettore. «L’istituzione di un corso di studio è un processo complicato - spiega - perché deve essere accreditato dall’Anvur e per Medicina c’è la necessità di accordi con l’ente regione e le strutture ospedaliere per tutte le attività cliniche ma si impone una serissima considerazione di questa opportunità. La ricerca accademica può positivamente armonizzarsi, stimolare e arricchire la ricerca svolta nelle strutture sanitarie più avanzate e aiutare a trasferire più rapidamente alle nuove leve un bagaglio di conoscenze più qualificato». «La formazione universitaria insediata sul territorio, soprattutto ai livelli più alti,- continua il professore - può avere un effetto di fidelizzazione degli specialisti formati, a condizione che ci siano poi reali prospettive per il loro inserimento nelle strutture sanitarie. Un progetto ambizioso e oneroso, una sfida che credo l’Ateneo voglia raccogliere e a cui sarà in grado di contribuire, in un contesto che delinei una prospettiva di lungo periodo, di elevata qualità e di sostenibilità finanziaria e infrastrutturale. Un progetto ambizioso e oneroso che deve, però, essere compatibile con le altre complesse sfide che l’Ateneo dovrà affrontare nel prossimo sessennio e ancora oltre. Un progetto ambizioso e oneroso che potremmo essere in grado di sostenere se saranno garantite innanzitutto le esigenze di finanziamento richiamate. Da questo punto di vista, l’avvio del confronto a livello ministeriale e regionale sembra un buon inizio e sarà tanto più chiarificatore quanto più saprà tenere in considerazione la situazione attuale con quella futura che integri la Medicina nella missione dell’Ateneo». «Una nuova iniziativa di così grande portata - conclude il docente - non può evidentemente prescindere dal consolidamento delle iniziative di ricerca e didattica che sono già in corso».

FERDINANDO MIRIZZI

«Il corso di laurea in medicina è centrale. C’è la convinzione che sia una opportunità, una necessità per rendere un servizio, molto sentito, al territorio. Per dare alla Basilicata - unica regione in Italia con la Val d’ Aosta in cui manca - questo strumento importante per migliorare i servizi. Il problema è farlo e farlo bene senza dover fare marcia indietro, senza dover avere incertezze successivamente. Per questo, dobbiamo capire bene come procedere e l’accordo è la condizione necessaria ma non sufficiente per partire». Avere ben chiaro il cammino da fare: è l’indicazione di Ferdinando Mirizzi, direttore del Dipartimento delle culture europee e del Mediterrano dell’Unibas, docente di antropologia e candidato alla carica di rettore dell’Ateneo. «Per far partire il corso di laurea servono le condizioni sottese all’accordo che non sono ancora realizzate come il Piano di fattibilità - commenta il professore - Il Piano non è stato ancora fatto e l’Unibas si è impegnata a predisporlo. Occorre un piano preciso dei costi per capire se le risorse sono sufficienti. Poi, bisognerà istituire ed attivare il Dipartimento dell’area medico sanitaria come struttura di gestione, secondo le procedure previste dalla legge 140 del 2019. Infine, occorre affrontare tutti i passaggi necessari per l’accreditamento che corrisponde a criteri ben precisi: ci sono aspetti tecnici che non si possono dare per scontati». «È chiaro che ci sono cose che non rientrano nelle competenze dell’Universitàcome il piano sanitario ma l’accordo fatto è un passo importante e bisogna lavorare per fare al meglio. Non si può partire in maniera avventata». «Non ci sono nell’Università condizioni ostative al processo - continua ancora il professore - ma bisogna costruirlo tenendo conto dei passaggi». «La mia personale opinione, nonostante tutti i timori e i dubbi che all’interno del nostro contesto accademico legittimamente potrebbero esserci - conclude Mirizzi - è che l’operazione, già in fase avanzata, debba essere completata prendendo in mano decisamente la situazione, cercando di farla diventare un proprio progetto, con il supporto delle altre Istituzioni coinvolte. Se è vero che la spinta verso l’istituzione di Medicina viene dall’esterno e che c’è intorno a essa una forte attenzione dell’opinione pubblica e degli organi di stampa locali, e se inoltre l’operazione è vista come necessaria per un miglioramento e un consolidamento della qualità della Sanità lucana, è anche vero che il corso di laurea dovrà essere compreso nell’offerta formativa dell’Università e servire non solo alle esigenze territoriali ma allo sviluppo dell’Ateneo, senza provocare squilibri rispetto ad altre aree scientifico disciplinari ed ad altri futuri progetti» 

FAUSTINO BISACCIA

«Il corso di laurea in Medicina e Chirurgia è un corso importante perché completa tutto quello che è stato fatto in questi anni nell’Università. È un punto d’arrivo. Siamo partiti con biotecnologie, con farmacia e così c’è stato un lento avvicinamento da parte della nostra Università del settore biomedico. Quindi, è un completamento di un percorso in cui ho sempre creduto da quando ero preside di Scienze». A ritenere l’istituzione del corso di laurea in Medicina e Chirurgia un completamento dell’attività portata avanti fino ad oggi dall’Ateneo lucano è Faustino Bisaccia, direttore del Dipartimento di Scienze, docente di biochimica e candidato alla carica di rettore dell’Unibas. «Speriamo solo che questa volta vada bene - aggiunge il professore - già nel 2006 ci fu una legge regionale che istituì una Commissione, facemmo tutti i lavori e l’istituzione del corso di laurea non si realizzò. Poi, successivamente c’è stato l’ intessamento della Cattolica. Io gli iter li ho seguiti tutti. Spero che questa volta sia la volta buona. L’istituzione del corso, comunque, oltre ad essere importante per la popolazione e per il sistema sanitario ha anche importanza per la ricerca. Noi abbiamo una ricerca di base che si ferma alle cellule perché manca la Facoltà di medicina. Gli studenti sono costretti ad andare fuori. Noi abbiamo una ricerca di punta, siamo arrivati secondi sui Pon nazionali sulla sanità dove ci presentiamo con pubblicazioni di elevato valore. Quello che manca è un rapporto con la parte clinica. Quindi, c’è anche un interesse reale legato alla ricerca per quanto riguarda il corso. L’Accordo su Medicina, dunque, ci fa be sperare perché non nasce dal niente ma c’è un retroterra che porta alla Facoltà di Medicina. Non è stata una invenzione estemporanea». Infine, per il professore «sul corso di laurea in Medicina e Chirurgia, l’Università della Basilicata dovrà assumere una posizione attiva dal punto di vista della progettazione, seppur con altri partner universitari. Meglio avere partner altre università che hanno già la Facoltà di medicina per iniziare. Dobbiamo realizzare un corso di laurea in Medicina e Chirurgia di qualità, cercando di avere i partner migliori. Noi siamo in grado di offrire tutte le materie di base, quelle biologiche, servono quelle cliniche». 

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