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Basilicata, strutture ricettive lucane a giugno occupate al 50%

Ma ha aperto solo l’80% e le aperture sono state scaglionate

Basilicata, strutture ricettive lucane a giugno occupate al 50%

«Un bollettino di guerra terribile, una sorta di mesto Spoon River del turismo lucano». Sono i termini usati dal presidente di Confindustria Basilicata, Francesco Somma, per delineare lo scenario determinato dalla pandemia di un comparto «duramente colpito dalla crisi: la cui ripartenza - come evidenziato dalla Banca d’Italia nel rapporto appena presentato - sarà probabilmente graduale, considerando la difficoltà di rimuovere i vincoli alla mobilità e di recuperare la fiducia dei turisti». A un mese dalla ripartenza facciamo il punto della situazione con Giovanni Matarazzo, presidente della sezione Turismo di Confindustria Basilicata.

Come è andata la ripresa della stagione turistica?
«Le riaperture delle strutture ricettive, dopo lo sblocco di giugno, sono state scaglionate nel corso del mese. Chi ha aperto subito, chi solo nell’ultima settimana, chi lo ha fatto o lo farà nel corso del mese di luglio, compresi gli stabilimenti balneari. Ad oggi siamo all’80% di riaperture. E in queste strutture, a giugno, secondo stime ottimistiche, il 40-50 per cento dei posti è stato occupato. Mentre dall’andamento delle prenotazioni si evince che tra quelle della prima metà di luglio e quelle della seconda parte del mese, si dovrebbe arrivare al 60% di posti che, ad agosto, potrebbero salire all’80%. Le previsioni per settembre, che l’anno scorso è andato molto bene con un andamento superiore a giugno, quest’anno saranno condizionate dall’andamento della pandemia. Se in calo, si continuerà a programmare le vacanze, condizionate però dall’apertura delle scuole. Ipotizziamo di coprire il 50-60% dei posti. Ma azzardando un bilancio della stagione, a fine settembre il movimento si assesterà almeno intorno al 30% in meno rispetto a quella passata».

A giudicare dai numeri come valuta la ripresa?
«A giugno abbiamo recuperato in piccolissima parte rispetto alla movimentazione complessiva, tenendo conto che una vera libertà di movimento si è avuta solo da metà giugno. C’è bisogno di programmare e scegliere le destinazioni. E non hanno aiutato neppure le problematiche legata ai trasporti. I treni sono un grande ostacolo ai trasferimenti. Oltre il 90 per cento raggiunge le mete turistiche con le proprie auto. Pochissimi i gruppi. È un turismo di prossimità che preferisce la vacanza al mare. Un turismo, insomma, individuale».

Confindustria ha sempre sostenuto che il tempo - per le scelte di un imprenditore - non è una variabile trascurabile e che occorre pianificare il rilancio? Come si fa a contemperare queste due esigenze?
«La variabile tempo non gioca a favore del settore turistico perché i tempi di programmazione, produzione e consumo del prodotto e servizio, nel turismo spesso coincidono. Le famiglie programmano le vacanze ad horas, non più a medio e lungo termine. Ma al tempo stesso bisogna guardare alla programmazione e non perdere di vista l’andamento del mercato in termini di competitività del territorio. E quanto questo sia importante lo dicono i grandi tour operator che già stanno programmando il 2021, indirizzando i turisti, in particolare dal centro-nord Europa verso il Mediterraneo. I paesi che affacciano sull’Adriatico, dalla Grecia alla Croazia, e che hanno avuto meno problemi per la pandemia, sono partiti prima con un vantaggio competitivo sui mercati esteri almeno per il 2020».

Che tipo di turismo c’è ora in Basilicata?
«In questo momento, c’è molto pendolarismo, soprattutto a fine settimana. Da metà luglio si attende la ripresa con l’incremento delle prenotazioni, anche se non ritorneremo ai numeri consolidati degli anni precedenti».

Si cominciano a vedere i primi effetti del turismo anche su altri settori?
«Il turismo ha una filiera lunga agganciata a altri comparti e nelle località turistiche la movimentazione delle persone ha portato a una debole ripresa del commercio e dei consumi a livello locale».

Ma quali sono i problemi più gravi per il comparto?
«Il problema più grande sono i ritardi negli interventi dello Stato e della Regione nel sostegno alle imprese e alle domande. Troppe difficoltà burocratiche e ostacoli da superare. La pubblica amministrazione rimane lenta e in molti casi, con lo smart working, la situazione è peggiorata, soprattutto negli uffici che operano a contatto con il pubblico e offrono servizi a cittadini e imprese».

Tra le misure di rilancio, il bonus vacanze darà ossigeno al settore?
«Purtroppo c’è troppa farraginosità nel sistema che dovrebbe essere, invece, più snello e immediato. Dal punto di vista del cessionario (la struttura ricettiva), non sono state emanate direttive chiare e univoche su come utilizzarlo. Dal punto di vista del cittadino, si registra una complessità da parte dell’Agenzia delle Entrate nella verifica per ottenerlo. Sarà la struttura ricettiva a scegliere se utilizzarlo o meno come credito di imposta per l’anno successive».

Un’occasione persa per l’impresa che deve fare i conti con il problema liquidità?
«Le banche ritardano a erogare i prestiti, la procedure è lunga e gli incentivi economici non rappresentano una liquidità immediata e ossigeno per le imprese».

La pandemia è arrivata in un momento favorevole per il turismo dopo “Matera 2019”?
«Avremmo raccolto quest’anno i frutti. C’erano tutte le premesse per la crescita del turismo in Basilicata. Da febbraio, invece, tutto è stato vanificato. Sicuramente non c’è stata una ricaduta sull’intero territorio regionale, ma sono stati tanti gli aspetti positivi legati alla promozione fatta a livello internazionale della regione, che si è ritagliata una propria dimensione come destinazione turistica».

Anche se ne ha beneficiato più la Puglia, rispetto alle nostre aree interne. Pensa che si può ripartire da Potenza “Città d’arte”?
«Certo, guardare al capoluogo lucano senza escludere nulla, ma costruire intorno a un evento straordinario un sistema di offerte. Il turismo va fuori dai confini amministrativi e regionali, ne ha beneficiato tutto il sud Italia, dagli scali aeroportuali di Bari e Brindisi in Puglia a quello di Napoli in Campania. Altro aspetto significativo emerso con “Matera 2019” è l’importanza della cultura all’interno del panorama della promozione turistica. Non più solo territori incantevoli, spiagge, ma anche la grande attrattività della cultura da coltivata e promuovere con eventi di notevole spessore. Tutta la Basilicata è una costellazioni di entità culturali, dai paesini con la loro storia e tradizioni, alle città».

E su cosa bisogna puntare per la ripresa?
«I punti di forza: promozione sostenuta da una programmazione di eventi culturali importanti di grande richiamo internazionale e innovazione tecnologica. Sono i due asset su cui puntare, non solo del turismo, ma dell’economia del territorio. Industria, agricoltura e turismo vanno considerati come un unicum, come possibilità di sviluppo del territorio che possono concorrere alla crescita dell’economia della regione. Queste politiche di strategia industriale a 360 gradi sono ben delineate nella testa degli imprenditori che pungolano i decisori politici. Ora spetta alla politica dare risposte in termini di allocazione e individuazione delle risorse soprattutto comunitarie. Risorse pubbliche da spendere per rinnovare il tessuto produttivo, per le infrastrutture e servizi a partire dalla sanità e dal rinnovamento della pubblica amministrazione. Ben vengano, siano fondi nazionali o comunitari: Mes, Recovery fund, Bce. Purché siano utilizzati nel miglior modo possibile. È un’occasione storica che non possiamo perdere».

Ma cosa chiede il turista che arriva in Basilicata?
«Più che di turista si dovrebbe parlare di viaggiatore moderno che chiede facilità di accesso, servizi di accoglienza di qualità. Su tutta la costa ionica, le strutture sono di notevole qualità e pregio e diversificate nella loro tipologia di offerta. Lo stesso sulla costa tirrenica e Maratea. All’interno c’è un turismo rurale con agriturismi e Matera ha una ricettività straordinaria».

Il prototipo di turista post Covid-19?
«Cerca la qualità dei servizi e la sicurezza in un’esperienza diversificata sui territori. Non è solo fruizione, ma ne sa apprezzare i sapori e la tipicità di un paniere di livello».

E le strutture lucane sono pronte?
«Stiamo accogliendo i turisti con grande senso di responsabilità. Le strutture più grandi offrono più sicurezza riuscendo ad evitare affollamento e aggregazione. Con la riduzione, effetto delle norme sul distanziamento, si riesce a rendere meglio fruibili i servizi ai propri ospiti, non a scapito della qualità. Arrivano i clienti ormai fidelizzati, ma anche nuovi che provengono anche dal Nord. Offriamo servizi e tranquillità, quello di cui la gente ha bisogno».

La promozione turistica rimane il momento chiave. Come valuta il lavoro dell’Apt?
«L’Agenzia di promozione turistica sta facendo bene nonostante la scarsità di risorse. Direi che il nuovo direttore dovrebbe osare un po’ di più, essere più coraggioso soprattutto in questi momenti di difficoltà. Serve velocità del pensiero e azione».

E fare sinergia...
«Le organizzazioni datoriali e i consorzi si stanno muovendo nella stessa direzione. Si opera in rete. Abbiamo costituito un tavolo di condivisione con le altre imprese e un pacchetto di proposte unitarie. Soprattutto sulle campagne promozionali da portare avanti per rilanciare il turismo della Basilicata non sui singoli territorio».

In uno scenario così complesso lei conserva un grande ottimismo...
«Dobbiamo agire così, prendere tutto ciò che è positivo, guardare avanti. Non possiamo piangerci addosso, ma rimboccarci le maniche tutti, anche i governi nazionale e locali e costruire una nuova strategia comunicativa».

Qual è la più grande criticità per la ripresa?
«I ritardi nelle decisioni politiche e la burocrazia nell’assumere decisioni importanti. Occorre risolvere il problema delle concessioni, il mondo balneare aspetta da anni una risoluzione definitiva. Ci sono opere pubbliche da realizzare e fondi che non sono stati spesi. Si è partiti in ritardo con le infrastrutture, anche quelle digitali. L’accessibilità tecnologica è fondamentale nella promozione dei territori. Matera è un esempio virtuoso di digitalizzazione imprese e territorio. E la piattaforma territoriale regionale digitale Lucanya.com è una best practice».

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