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Carcere. Per tutti. Per l’unico melfitano che, alla guida dell’auto assaltata dagli aggressori, ha cercato la fuga pigiando sull’acceleratore pur potendo prevedere conseguenze letali. Per i 25 rioneresi che si erano appostati per quell’agguato finito in tragedia. L’annunciata «linea dura» della Procura ha preso sostanza nella richiesta di convalida del fermo e applicazione di misure cautelari. Atti che saranno discussi oggi nelle udienze che si terranno al carcere di Potenza, per quanti lì ristretti, e in tribunale per tutti gli altri con traduzioni da Matera, Taranto e Salerno per arrivare davanti ai Gip Lucio Setola, Ida Iura e Gabriele Amodeo.

Un’unica condotta e un’unica contestazione per i 25 supporter maggiorenni (ci sarebbe stato anche qualche minore) della Vultur trovati a Vaglio Scalo. Perché pare ormai assodato che ci siano altre persone coinvolte. In particolare «verifiche investigative ancora in corso» avrebbero delineato «l’esistenza di un’automobile che, appartenente alla consorteria rionerese, ha probabilmente monitorato gli spostamenti e i movimenti delle cinque auto dell’opposta tifoseria per poi avvisare il gruppo appostatosi».

Un elemento in più (per il quale sono stati acquisiti i filmati delle telecamere della SS658) per descrivere «un vero e proprio agguato (...) mediante un appostamento predisposto ad arte» effettuato «percorrendo una strada statale in direzione opposta a quella che avrebbero dovuto percorrere per seguire la squadra del Rionero», «celandosi in una piccola traversa laterale semi nascosta da siepi e vegetazione» e, all’arrivo delle 5 auto dei melfitani «vestiti con abiti e giubbini scuri e comunque parzialmente travisati, armati di spranghe, bastoni, mazze fumogeni e altri oggetti atti a recare offesa alle persone, occupavano improvvisamente la sede stradale, creando una situazione di panico e confusione e dopo il vano tentativo di bloccare o colpire la seconda delle auto, riuscivano a bersagliare di colpi, calci, scagliandovi contro anche numerosi altri oggetti, la terza auto».

Un’accusa generalizzata verso persone, tutte identificate dalla polizia giunta sul posto immediatamente, per le quali si evidenzia come «la circostanza del rinvenimento, a bordo dei pullmini e quini nella piena disponibilità, dei numerosi strumenti pericolosi indica, a livello fortemente indiziario, che tutti gli appartenenti al gruppo della tifoseria di Rionero fossero pienamente a conoscenza delle intenzioni lesive - condivise e reciprocamente rafforzative dei propositi criminosi, riconducibili a ciascuno degli indagati - da attuare nei confronti degli avversari».

«La brevissima durata del contatto tra i due gruppi di giovani tifosi poteva e doveva indurre l’indagato Laspagnoletta, pur nella concitazione di quei particolari attimi, a considerare la presenza di persone sulla sede stradale, onde adottare ogni misura possibile per evitare di affrontarle con modalità di guida idonee a procurar loro seri danni». È la contestazione al 29enne melfitano Salvatore Laspagnoletta che, se non ci fosse stato quell’impatto, sarebbe stato oggi nelle vesti di vittima dell’aggressione. Insomma, quando è stato preso di mira dalle decine di persone armate di bastoni e fumogeni avrebbe dovuto... scappare piano. Del resto lui stesso avrebbe detto agli investigatori che stava procedendo a velocità moderata, mentre, per l’accusa, le lesioni riportate dalla vittima e i danni all’auto descrivono un impatto violentissimo portando a ricostruire che «il conducente, trovatosi al cospetto di una situazione (seppur inaspettata e di seria difficoltà) di pericolo, ha intimamente accettato qualsiasi evenienza, qualsivoglia rischio di procurare eventi anche letali, decidendo di intraprendere ogni manovra possibile (in particolare di accelerazione della marcia del veicolo) per allontanarsi dal luogo» cercando di «proseguire la marcia “a qualunque costo”». E così il ragazzo avrebbe accelerato, deviando leggermente la traiettoria, e avrebbe tirato dritto anche dopo l’impatto, nonostante i forti danni al suo mezzo, quando è stato raggiunto da una pattuglia della Stradale.

Sul fronte degli accertamenti è stata fissata per domani l’autopsia sul corpo di Fabio Tucciariello, mentre prosegue la caccia ai tifosi rioneresi che, pur partecipando all’agguato, si sarebbero allontanati. E spunta la testimonianza di una persona che dice di aver trovato tre uomini di Rionero sporchi di fango e con un forte odore di alcol a Vaglio Scalo e di avergli dato un passaggio in stazione a Potenza. Uno dei tre avrebbe anche detto: «Mai più, la prossima volta prendiamo il treno».
Sul versante della prevenzione, intanto, il prefetto Annunziato Vardè, ha convocato una riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza coi presidenti di Potenza Calcio, AZ Picerno, Vultur, Melfi e Lavello «allo scopo di approfondire le problematiche connesse ai rapporti con le tifoserie organizzate». Intanto l’amministrazione comunale di Rionero, nell’esprimere vicinanza ai familiari di Tucciariello e condanna per l’accaduto, si è affiancata al prefetto le chiedere alla Vultur di «ritirare la squadra dal campionato pur essendo consapevoli del grande sforzo compiuto dalla dirigenza in questi anni. Il ritiro della squadra dal campionato non è una resa alla violenza, ma un gesto di grande responsabilità sociale finalizzato al recupero dei principali valori dello sport».

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