Martedì 21 Settembre 2021 | 19:37

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Arresti a Potenza, l'inchiesta sulle mazzette si allarga a «Matera 90»

Coinvolti un noto avvocato, un finanziere e un addetto alla segreteria dell'ex governatore Pittella

Arresti a Potenza, l'inchiesta sulle mazzette si allarga a «Matera 90»

Potenza - Oltre la richiesta di misure cautelari, oltre l’ordinanza che le dispone. L’inchiesta di Potenza che ipotizza un giro di mazzette per ottenere favori dalla Regione sul finire della passata legislatura, corruzione in atti giudiziari e dossieraggio contro politici, sarebbe andata ancora vanti dopo quel 12 settembre in cui i Pm hanno mandato gli atti al Gip e le novità potrebbero trovare echi negli interrogatori di garanzia non ancora fissati ma previsti per l’inizio della prossima settimana quando davanti al Gip compariranno l’avvocato Raffaele De Bonis, Biagio Di Lascio, segretario dell’ex governatore lucano Marcello Pittella (pure indagato e perquisito nell’inchiesta ma non per le stesse ipotesi degli arrestati) e il sottufficiale della Finanza Paolo D’Apolito, da giovedì scorso finiti ai domiciliari.

Negli interrogatori potrebbero emergere anche ulteriori elementi rispetto alle strette contestazioni che nell’ordinanza sono accompagnate da una serie di episodi per così dire «di contesto». Tra questi la vicenda dell’affare «Matera ‘90» che viene citato nell’ordinanza quasi con un inciso, ma sul quale, dopo la presentazione delle richieste di custodia cautelare, la polizia avrebbe acquisito documentazione in regione segnando un avanzamento rispetto alla situazione fotografata nell’ordinanza.

Il trait d’union con le vicende più dettagliatamente descritte nell’ordinanza è quel Vito Matteo Barozzi, patron della Cobar di Altamura che, stando alla tesi accusatoria, si sarebbe servito dell’avvocato De Bonis per intervenire su Di Lascio e, suo tramite, sulla Regione per ottenere lo sblocco di pagamenti per alcuni lavori. Lo stesso Barozzi era interessato anche al progetto «Matera 90» «il cui progetto - si legge nella richiesta di misure cautelari firmata dal Procuratore Francesco Curcio e il Pm Maria Cristina Gargiulo il 12 settembre - sembrerebbe essersi arenato per motivi ignoti negli Uffici della Regione Basilicata, ragion per cui De Bonis ha chiesto a Pittella, per il tramite del Di Lascio, di intervenire ed intercedere, come effettivamente accaduto, con il Direttore generale Marsico per “caldeggiare” lo sblocco della pratica».

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