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In Basilicata si sperimenta il cibo a «impatto zero»

A Pignola l’Alsia sperimenta le tecniche di acquaponica, per produrre senza inquinare

In Basilicata si sperimenta il cibo a «impatto zero»

POTENZA - Fertilizzanti e pesticidi? Costose lavorazioni del terreno? No grazie. Arriva il cibo ad impatto zero: senza consumo di suolo, con un risparmio idrico del 90 per cento e soprattutto, senza produzione di rifiuti. Magia? No: acquaponica. La metodologia, che combina l’allevamento di pesci con la produzione di ortaggi è l’oggetto di una sperimentazione condotta dall’azienda Pantano dell’Alsia, a Pignola, che nei giorni scorsi ha indetto una giornata di studio con visita guidata all’impianto pilota di acquaponica, per saperne di più su questa tecnologia “verde” che permette di produrre ortaggi attraverso il riciclo dei prodotti di scarto derivanti dalle pratiche di acquacoltura. «Questa tecnica - spiega il direttore dell’azienda Michele Catalano - permette di ridurre gli impatti ambientali del settore agroalimentare e prevede la coltivazione di ortaggi senza l’utilizzo di terra e con un consumo idrico ridotto fino al 90% rispetto alle pratiche agricole tradizionali, riciclando i reflui organici provenienti da allevamenti ittici. Si può sicuramente affermare che l’acquaponica presenta i seguenti vantaggi: non comporta l’uso di fertilizzanti, utilizzando nutrienti derivanti dall’itticoltura; limita l’uso del suolo, poiché le piante non devono competere per i nutrienti; non richiede l’uso di pesticidi, poiché queste sostanze non sono compatibili con l’allevamento dei pesci; riduce i consumi energetici e le emissioni di gas serra, non utilizzando mezzi agricoli».

L’incontro è stato voluto per divulgare e diffondere la tecnica tra gli agricoltori, allevatori e ricercatori, con l’obiettivo di sviluppare nuove figure professionali che possiederanno le competenze necessarie per gestire un impianto di acquaponica. Secondo i fautori del sistema, l’acquaponica presenta molti vantaggi rispetto all’agricoltura tradizionale, oltre al fatto di abbattere quasi totalmente la produzione di rifiuti: permette di coltivare più specie in una piccola area, consente grande risparmio di energia, oltre che di acqua rispetto ai metodi tradizionali, le piante crescono più velocemente e il tempo di fruttificazione si allunga.

Ma come funziona esattamente l’acquaponica? «Un impianto acquaponico - spiega Michele Catalano - è un sistema a ricircolo, dove l’acqua, grazie all’impiego di una pompa, viene prelevata dalla vasca nella quale vengono allevati i pesci e fatta passare in un sistema di filtrazione meccanico per la rimozione dei solidi sospesi. Questa operazione è importante per la qualità dell’acqua ed evitare l’abbassamento dell’ossigeno in esso disciolto ed è fondamentale per la buona salute dell’allevamento. A questo punto, l’acqua va fatta passare in un biofiltro dove avviene il processo di nitrificazione (cioè la trasformazione dell’azoto ammoniacale a opera dei batteri) che porterà alla formazione dei nitrati e dei nitriti, assimilati dalle piante. L’acquaponica permette la coltivazione di varie varietà di vegetali, non solo ortaggi da foglia, ma anche specie come zucchino, melanzana, pomodoro, allo stesso modo è possibile allevare in acquaponica varie specie ittiche d’acqua dolce, dalle trote alle carpe, a varie specie di crostacei, come il gambero da fiume. In questo sistema simbiotico fondamentale è il rapporto tra la biomassa del pesce allevato e quella degli ortaggi coltivati, che deve essere correttamente valutato, secondo un rapporto di circa 1 a 7 tra la biomassa del pesce e quella degli ortaggi. L’acquaponica è una tecnica di produzione sostenibile che rispecchia i principi della crescita verde e quelli dell’economia circolare. Nello specifico, questa tecnica permette di produrre ortaggi con una riduzione fino al 90% del consumo idrico e attraverso il riciclo dei prodotti di scarto derivanti dalle pratiche di acquacoltura. L

’acquaponica è un sistema di produzione integrata che, basandosi su principi di economia circolare e su metodologie di simbiosi industriale, permette una riduzione degli impatti ambientali del settore agroalimentare. Questa tecnica prevede la coltivazione di ortaggi senza l’utilizzo di terra e con un consumo idrico ridotto fino al 90% rispetto alle pratiche agricole tradizionali, riciclando i reflui organici provenienti da allevamenti ittici. L’acquaponica presenta i seguenti vantaggi: non comporta l’uso di fertilizzanti, utilizzando nutrienti derivanti dall’itticoltura; limita l’uso del suolo, poiché le piante non devono competere per i nutrienti; non richiede l’uso di pesticidi, poiché queste sostanze non sono compatibili con l’allevamento dei pesci; riduce i consumi energetici e le emissioni di gas serra, non utilizzando mezzi agricoli».
Insomma, una tecnologia amica dell’ambiente che, tra l’altro, è anche riconosciuta dal programma Interreg Europe, per lo sviluppo sostenibile, che secondo i tecnici dell’Alsia «rappresenterà una concreta possibilità di sviluppo per il settore agroalimentare, creando nuove opportunità lavorative».

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