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POTENZA - Quattro funzionari del gruppo Banca Apulia-Veneto Banca sono stati sospesi oggi dalle funzioni a conclusione di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza in cui si ipotizza il reato di truffa aggravata e continuata ai danni di 103 clienti.

I risparmiatori, tutti residenti in provincia di Potenza, furono indotti ad acquistare azioni Veneto Banca al costo di 40 euro ciascuna: alla fine, il loro valore era sceso a 0,10 centesimi di euro ciascuna. La truffa ammonta a oltre cinque milioni e 326 mila euro. Secondo la Procura e la Guardia di Finanza - e all’esito di «una consulenza tecnica svolta da esperti della Banca d’Italia» - ci fu una «macroscopica ed indiscutibile sopravvalutazione» delle azioni della Veneto Banca. I clienti, convinti di «mettere al sicuro i risparmi di una vita», furono indotti ad acquistarle «con artifizi e raggiri» e grazie al fatto che erano «del tutto a digiuno delle più elementari cognizioni economico-finanziarie». 

Sono complessivamente 39 gli indagati, tra i quali anche alcuni componenti del cda del gruppo Banca Apulia-Veneto Banca, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Potenza: secondo gli investigatori, dirigenti e funzionari avrebbero prospettato a ignari clienti, piccoli risparmiatori del Potentino, profitti alti e sicuri, mentre in realtà le obbligazioni erano sopravvalutate e offerte in una situazione già di crisi dell’assetto bancario.

I particolari dell’inchiesta sono stati illustrati stamani, a Potenza, nel corso di una conferenza stampa, dal Procuratore Francesco Curcio, dalla pm Sarah Masecchia, e dal comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria di Potenza della Guardia di Finanza, il tenente colonnello Costantino Russo. Nel corso dei controlli - secondo quanto spiegato dal Procuratore - è anche emerso che la moglie di uno dei vertici di Veneto Banca avrebbe acquistato le obbligazioni convertibili per un valore di circa 200 mila euro: quando la posizione finanziaria del gruppo è peggiorata, le obbligazioni sarebbero poi state ricollocate in Puglia, ad altri ignari risparmiatori.

Si tratta di una vicenda «dalla gravità eccezionale - ha detto Curcio - portata avanti con condotte scorrettissime, in riferimento alle regole bancarie: tra gli indagati ci sono componenti del cda del gruppo e funzionari, che avrebbero dovuto illustrare la situazione reale ai risparmiatori, che invece avrebbero firmato moduli senza ricevere spiegazioni. Il tutto si è svolto quindi con cinismo e consapevolezza della truffa, privandoli quindi dei risparmi di una vita». Le indagini hanno riguardato atti dell’ultimo quinquennio, e anche su questo aspetto Curcio ha evidenziato il rischio della prescrizione, di sette anni e mezzo, e quindi di «una difficile corsa a ostacoli" per la giustizia. Il Procuratore ha infine ricordato che «anche sulle pene c'è una situazione paradossale, in quanto il reato ipotizzabile è quello della truffa, e la pena è inferiore al furto di un motorino: auspichiamo che su questi aspetti possa presto intervenire il legislatore». 

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