Martedì 28 Settembre 2021 | 19:01

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La richiesta

Annessione di Taranto in Basilicata: raccolte 16.600 firme

Domani la consegna ufficiale della petizione alla Provincia

Taranto città vecchia

POTENZA - Fanno sul serio. Sono partiti tra lo scetticismo con l’etichetta di visionari. Ma la loro idea sta prendendo sempre più corpo. Ha la «consistenza» di 16.600 firme, cittadini che hanno sposato il progetto dell’associazione «Taranto futura», quello di annettere la provincia di Taranto alla Basilicata. Domani, alle 17, la petizione popolare, che ha ormai raggiunto il tetto previsto, sarà formalmente consegnata alla segreteria della Provincia di Taranto. A seguire ci sarà un incontro dei promotori coordinati dall’avvocato Nicola Russo. Sarà presente anche l’ex sindaco di Potenza Gaetano Fierro che da anni «spinge» per la nascita di una Grande Lucania allargando i confini regionali al Cilento.

L’obiettivo è quello di un referendum per chiamare in causa tutti i cittadini a cui chiedere se davvero ritengono opportuno «staccarsi» dal Tarantino per annettersi alla Basilicata. Obiettivo che sembra a portata di mano soprattutto dopo la decisione della Corte di Cassazione di dare il via libera al referendum per il passaggio della provincia del Verbano-Cusio-Ossola dalla regione Piemonte alla Lombardia. Un pronunciamento che legittima anche le aspirazioni della provincia di Taranto. «La sentenza – sottolinea Fierro - ci consente di proseguire nella nostra attività che vorrebbe non solo la provincia di Taranto annessa alla Basilicata, ma anche il Cilento. La pronuncia della Suprema Corte, dunque, è di estrema importanza, così come credo sia importante ricordare i motivi che sono alla base della volontà di Taranto di unirsi alla Basilicata. «I motivi per cui chiediamo l’annessione al territorio lucano – ricorda l’avvocato Nicola Russo, presidente di «Taranto Futura» e promotore della raccolta di firme - sono molteplici e si traducono in indiscutibili vantaggi per il nostro territorio. Da tempo ci interroghiamo sul futuro della nostra città e, dopo molte riflessioni, abbiamo individuato cinque opportunità: porto, aeroporto, università, turismo e sanità. Taranto, con circa 200mila abitanti, è l’unica città d’Italia a non avere una sua Università, mentre circa 12mila giovani tarantini studiano in altri atenei. Entrando in Basilicata si potrebbe creare la seconda Università dopo quella di Potenza, unitamente al Politecnico e al polo di Medicina.

Tutte opportunità che non avremo mai rimanendo in Puglia per varie ragioni, comprensibili o meno». Le ragioni del referendum, dunque, sarebbero ascrivibili a motivazioni di natura economica, nonché demografica, anche perché sia il Tarantino che la Basilicata «vivono un pauroso decremento demografico, tanto da minarne l’identità, che, di contro, sotto certi aspetti, verrebbe economicamente rigenerata con l’equa distribuzione delle infrastrutture, con conseguente beneficio per tutti». Insomma, un matrimonio di... interessi che, tra l’altro, s’inserirebbe nel solco tracciato dalla nascente «Zes» (zona economica speciale) che unisce sotto la bandiera degli sgravi fiscali Taranto e una larga fetta di Basilicata.

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