Il dato peggiore del 2025. Un triste primato per lo stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi che - con il suo meno 47,2 per cento - nell’anno appena trascorso registra la perdita di volumi produttivi maggiore rispetto al resto degli stabilimenti italiani. È il Report della Fim Cisl sull’andamento produttivo 2025 degli stabilimenti Stellantis ad evidenziare l’anno nero vissuto dalla fabbrica lucana e dall’intero Gruppo. «Nel 2025 la produzione di Stellantis è scesa sotto 380mila unità, nello specifico 379.706 tra autovetture e veicoli commerciali, con la riduzione complessiva del 20%, che arriva a – 24,5% per le auto, con 213.706, mentre i veicoli commerciali prodotti sono stati 166mila, - 13,5%» viene evidenziato nel Report secondo cui «il risultato avrebbe potuto essere ancora peggiore». Sul fronte degli stabilimenti, infatti, solo Mirafiori registra un dato positivo rispetto al 2024 (+16,5%). Tutti gli altri siti mostrano perdite a doppia cifra, comprese tra il -13,5% di Atessa e il -47,2% di Melfi, appunto.
«In meno di due anni, le produzioni si sono dimezzate rispetto al 2023, quando si attestavano a 751.384 veicoli, nonostante nei tavoli ministeriali fosse stato indicato l’obiettivo di 1 milione di unità» continua il Rapporto che evidenzia anche come «nel 2025 le produzioni dello stabilimento di Melfi si sono ridotte del 47%, attestandosi a 32.760 unità complessive. Nell’ultimo trimestre dell’anno è partita la produzione della Nuova Jeep Compass, che ha già determinato una ripresa dei volumi nella parte finale del quarto trimestre e che rappresenterà il principale contributo produttivo nel 2026”. Di qui, la necessità «di predisporre anche la Ds8 con una motorizzazione ibrida e prevedere, nel nuovo piano industriale, ulteriori assegnazioni produttive, al fine di valorizzare pienamente le capacità dello stabilimento di Melfi».
Soffermandosi, inoltre, sull’area di Melfi e sull’indotto sottolinea il segretario nazionale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, sottolinea come sia «indispensabile fornire risposte concrete all’indotto melfitano, oggi in forte sofferenza». «Oltre a garantire un corretto utilizzo degli ammortizzatori sociali e a dare priorità alle aziende locali nelle forniture - continua il segretario generale - è necessario che tutti i livelli istituzionali, nazionali e regionali, agiscano in modo coordinato per tutelare l’occupazione, sostenere le imprese nella transizione e attivare pienamente gli strumenti previsti dagli accordi di programma e dalle aree di crisi complessa, così da attrarre nuovi investimenti e offrire prospettive di sviluppo all’intero territorio».
Insomma, una situazione complessa che tocca il Gruppo e per la quale il segretario Uliano chiede «che il nuovo piano industriale venga anticipato nella sua presentazione e assuma scelte concrete e credibili, in grado di rafforzare e garantire la prospettiva industriale e occupazionale di tutti gli enti e gli stabilimenti italiani, anche cogliendo le opportunità determinate dalla revisione del nuovo regolamento Europeo sulle emissioni». «Questo significa agire in tempi rapidi, attraverso l’assegnazione di nuovi investimenti, nuovi modelli, il rafforzamento degli investimenti, e un deciso rilancio delle attività di sviluppo e ricerca» conclude il segretario generale. Intanto, a parlare di elementi «preoccupanti» per lo stabilimento di Melfi è pure il segretario regionale della Fim lucana, Gerardo Evangelista.
«Nel 2025 sono state prodotte 32.760 autovetture, il dato più basso della storia del sito, sostanzialmente dimezzato rispetto al 2024, quando la produzione si era attestata a 62.080 unità – commenta Evangelista - Questa forte contrazione produttiva ha comportato ripercussioni negative anche sul piano occupazionale, affrontate finora attraverso strumenti alternativi, come le incentivazioni all’uscita su base volontaria. Una condizione che impone interventi immediati per garantire una risalita produttiva in grado di saturare gli impianti, tutelare l’occupazione e ridare ossigeno alle aziende dell’indotto, la maggior parte delle quali versa oggi in una situazione di grave sofferenza».















