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Pignola

Lascia la toga per indossare
il camice del gelataio

Quello di fare gelati artigianali è stato il suo sogno sin da piccolo

Lascia la toga per indossare il camice del gelataio

di Alba Gallo

Lascia la toga per fare il gelataio a casa sua. «Come si reggerà mai una pallina su un cono?». Spontanea quanto un’emozione la domanda di un bambino che a quattro anni, in quel modo e in quel momento, stava disegnando il suo futuro.

Luigi Buonansegna oggi ha 34 anni, una laurea in Giurisprudenza ed all’attivo una passione, quella per il gelato artigianale, che poi è la stessa di sempre. All’epoca diciannovenne, parte da Pignola alla volta di Firenze. Per studiare Legge all’Università, la mattina. Per frequentare, nel pomeriggio, i corsi di gelateria. Salvo poi laurearsi. E frequentare, nel pomeriggio, i laboratori di gelateria. Salvo poi iniziare a lavorare: due anni investiti, in andirivieni, tra codici e Palazzi di Giustizia.

Dalle aule di tribunale diventava sempre più facile sconfinare nei noccioleti di Basilicata, della sua Basilicata, nelle sfumature verde «natura» degli scenari di Pignola. E alla domanda: «Cosa vuoi fare da grande? iniziavo ad andare in crisi giacché la risposta non la ritrovavo più nella toga, malgrado le soddisfazioni, malgrado tutto», racconta Luigi.

Due gusti, la vita secondo Luigi iniziava a «sapere» di due ingredienti: di gelato e di Basilicata. «Lo puoi sopire quanto vuoi, il desiderio di casa, ma non potrai mai sopprimerlo. Mai. La voglia di tornare “giù” ti rimarrà sempre». Quindi perché non tornare a casa a fare il gelato? Perché non tornare a fare un gelato che… «sappia» di «casa»? Tornando alla terra, all’autenticità degli ingredienti, a restituire al gelato il giusto gusto e illimitata cremosità.

Riprende tutto, Luigi, e si rimette in treno, con una laurea in tasca e, nel taschino, una certezza in più: voler vivere di gelati, là dove tutti i suoi sogni erano iniziati. Stazione di Potenza Centrale, coincidenza per Pignola. L’innocente domanda di un bambino ha da qualche settimana una ragione sociale e partita iva. E la «pallina»? Beh, «sta»: giace, più cremosa che mai, sul cono. Non importa come, figurarsi poi perché. Ha un retrogusto di orgoglio, la soddisfazione. E le note intense di una Basilicata autentica e ritrovata; dai toni aspri, brulli e forse un po’ scoscesi, ma quanto mai semplici e sinceri. È «il terzo ingrediente», la Basilicata, il solo - in realtà - a legittimare la genuina unione tra la croccantezza del pistacchio di Stigliano e la vellutata avvolgenza del latte nobile di Potenza. Deciso quanto il pugno del padre, dolce e delicato quanto carezza di madre. Del resto, che sapore ha (se non quello di casa) la felicità?

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