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lo stabilimento in basilicata

Eni, la visita dentro
l’impianto in Val d’Agri

Porte aperte nel Centro Olio di Viggiano: ecco com’è il più grande giacimento d’Europa

 Eni, la visita dentro l’impianto in Val d’Agri

Luigia Ierace

Viggiano Sono arrivati dalla vicinissima Villa d’Agri e dai comuni della Valle del petrolio, ma anche dal Lagonegrese, da Napoli, Potenza, Bernalda e da altri centri, lucani e non, per varcare le soglie del Centro Olio dell’Eni a Viggiano. Semplici cittadini, studenti, pensionati, famiglie, professionisti, curiosi, che hanno partecipato ieri al debutto di “Porte aperte. Cova 2018”, un percorso guidato dai tecnici della compagnia petrolifera nel giacimento più grande dell’Europa continentale.

C’era anche la Gazzetta, con il fotoreporter Tony Vece, a raccontare, in un reportage in esclusiva, la prima di 6 visite guidate aperte al pubblico (una domenica al mese fino ad ottobre), agli impianti della Val d’Agri, voluta dalla compagnia petrolifera aprendo una nuova fase di confronto con il territorio, ripartendo «dalle persone» e puntando su tre parole chiave: «apertura, trasparenza e condivisione». E così ieri mattina il gruppo dei primi 30 visitatori si è ritrovato alle 9.30, all’appuntamento a casa Padula, una di quelle piccole casette troppo vicina al Centro Olio acquistate dall’Eni e diventata una base operativa per la prima accoglienza e il breafing di sicurezza, indispensabile per accedere agli impianti. Arrivano alla spicciolata in piccoli gruppi. Non si conoscono, ma sui loro volti si legge la stessa curiosità e un pizzico di emozione. Non capita tutti i giorni di poter varcare le porte del Centro Olio per vedere da vicino quel groviglio di tubi, per avvicinarsi alla temuta fiaccola, per oltrepassare il lungo recinto che circonda il Cova. Cosa c’è al di là di quel «miglio artistico», l’opera d’arte di 1.800 metri realizzata dall’artista messicano Raymundo Sesma? Tante domande e curiosità che possono trovare una risposta.

si parte La prima ad arrivare, alle 9.15, è una famiglia di Villa d’Agri, centro economico più importante della Valle. Sono in quattro, marito, moglie e i due figli di 14 e 16 anni. «Siamo curiosi». E la curiosità cresce in quella sala che pian piano comincia a riempirsi di persone di età e interessi diversi. Trenta sedie e su ognuna il casco giallo con il cane a sei zampe sul frontalino e la maschera antigas, una dotazione che li accompagnerà nella visita, mentre cominciano a schierarsi con le loro tute arancioni i «professionisti della sicurezza». Quelli che «vi accompagneranno per tutta la visita» e mostrano la maschera antigas come si indossa sul volto con tutte quelle cinghie da tirare e i filtri da togliere. «Non succederà nulla ci siamo noi e vi guideremo in piena sicurezza». A dare il benvenuto agli ospiti è la responsabile del Distretto Meridionale dell’Eni, Francesca Zarri, un po’ lucana di adozione, come ci tiene a sottolineare. «Da un anno e mezzo lavoro in Basilicata, mi sono trasferita con la mia famiglia a Villa d’Agri dove vivo con le mie bambine». «È un onore aprire le porte del nostro impianto». «Per la prima volta in assoluto con iscrizione libera», sottolinea Walter Rizzi, il responsabile del coordinamento progetti Val d’Agri Eni, ripercorrendo le tappe della storia del giacimento, fino ad arrivare ai momenti più difficili dei procedimenti giudizi in corso e dello sversamento di greggio da uno dei serbatoi all’interno del Centro olio.

«Per un paio d’ore dovrete rinunciare ai vostri telefonini e ad ogni altra apparecchiatura elettronica». Anche il nostro fotoreporter dovrà rinunciare alla sua macchina fotografica per motivi di sicurezza e dovrà usare una fotocamera digitale «intrinsecamente sicura progettata per fotografare in aree pericolose».

Prima di lasciare casa Padula uno sguardo al grande plastico del Centro Olio. «Ecco il percorso che faremo». Sono passate da poco le 10 quando il gruppo entra nell’autobus che li porterà alla prima tappa: l’area pozzo Monte Alpi 6-7-8. Lasciamo alle spalle l’area industriale per immetterci in una strada stretta di campagna, in mezzo al verde e alla natura, che riserva colori e paesaggi straordinari. Un’auto civetta ci precede.

la speranza Il gruppo di giovani ingegneri arrivati da Lauria e Lagonegro «per arricchire le proprie conoscenze», in fondo continua a sperare che i curriculum inviati possano essere presi in considerazione dal colosso petrolifero, così come un altro gruppo di studenti e ricercatori dell’Unibas arrivati da Potenza. Sogni che i giovani tecnici lucani di Eni che accompagnano nella visita, rendono quasi più concreti. «Chissà». In fondo, si può sempre sperare.

Siamo a 600 metri di altitudine nel territorio di Grumento Nova su un cluster di 3 pozzi, Monte Alpi 6-7-8». La torre di perforazione, circa 60 metri di altezza, quella che si è abituati erroneamente a chiamare trivella, campeggia dinanzi al gruppo sceso dal bus. Sono in corso interventi di manutenzione «per migliorare la performance. È aumentata l’acqua e l’olio è diminuito con il tempo. Si riesce a recuperare il 25-30% di greggio, il resto con le tecnologie attuali rimane sotto terra». Fanno parte del gruppo, anche tre pensionati di Tramutola. «Sono lì per curiosare». Due di loro lavoravano all’Enel e hanno partecipato all’allacciamento elettrico di quei pozzi. Ci possono tornare dopo tanti anni e con un pizzico di emozione. «Prima era più facile poter lavorare».

La «carota» Il modello della struttura del pozzo con i suoi cerchi concentrici, dove scendono le aste di 20-22 metri, i pozzi deviati in orizzontale per raggiungere il giacimento senza effettuare nuove perforazioni, le diverse tipologie di scalpelli, le carote. Avere tra le mani quei cilindri di roccia di Monte Alpi 1 a circa 3000 metri e di Cerro Falcone a 6.100 metri. «Qui c’è il petrolio». «No, non c’è. È una roccia», ripete incredulo un signore. Proprio una roccia porosa dalla quale si estrae il greggio: 82.000 barili di petrolio al giorno, 24 pozzi in produzione, e circa 4 milioni di metri cubi di gas. A tanto ammonta la produzione di greggio della Val d’Agri.

luoghi comuni La visita continua, il gruppo è attento e avido di conoscenze. C’è anche un gruppo di allievi di un Master di comunicazione «Venire sul posto abbatte molti luoghi comuni. Si arriva in mezzo al verde. A livello comunicativo il ritmo tiene».

Da via Valloni a località Vigne per la visita a un’area pozzo in produzione, il Monte Alpi 5. Della torre di perforazione rimane solo quello che viene chiamato «Christmas Tree», l’albero di Natale, un sistema di valvole controllate da remoto. «È in quest’area che viene convogliato il 20% della produzione della Val d’Agri poi trasferito verso il Centro Olio».

I timori Il Cova, ultima tappa, è il cuore pulsante dell’impianto. A colpire è la fiaccola, 76 metri di altezza, che tante preoccupazioni desta per le sue «sfiammate». La fiamma si percepisce appena. «È come la fiammella pilota della caldaia a casa. Un dispositivo di sicurezza». Poi la prima linea di trattamento (treno 1) realizzata, la 5 linea per il trattamento gas con il Cansolv, impianti per la separazione fisica di olio, acqua e gas (treni 2 e 3), fino ad arrivare ai serbatoi. «Ora sono tutti e 4 con il doppio fondo e la barriera idraulica sta funzionando». Lo ha detto anche l’Ad di Eni, Claudio Descalzi, all’assemblea degli azionisti. L’ultima tappa è nella Sala controllo. Tutto viene controllato in quel cerchio «magico» pieno di schermi. In un angolino, l’immagine della Madonna nera di Viggiano. La visita è finita. «L’ho trovata molto stimolante, per superare pregiudizi e stereotipi». E per la prossima visita, l’appuntamento è a giugno. Le prenotazioni sul sito enibasilicata.it.

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