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Fate l'amore... la poesia è una felice avventura

Alda Merini e Cosimo Damiano Damato: uno stralcio del libro-racconto. Sigarette, versi, note

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«Io guardo la tua anima e mi sento disincantata […] Cosimo, Io e te siamo amici di pietà nascoste sappiamo che Maria Vergine è mostro di castità […]Ma io e te che siamo brutti e buoni chissà che mostri siamo Certamente una nuova specie che nascerà nel futuro». Questi sono solo alcuni versi dell’ultima poesia che Alda mi dettò al telefono. Gli altri li conservo gelosamente in quella parte nascosta di noi che lei chiama anima. Era settembre, due mesi prima del suo volo. In molti mi chiedono «Com’era Alda Merini?» Alda era umile, gioiosa, tragica, violata, scarnificata, versata, spinta, sospinta, dipinta, amata, cantata. Decantata, celebrata, abbandonata, toccata, strappata, iniettata, evocata, tramandata, copiata, sposata, scambiata, rinnegata, sognata, fotografata, eternata, popolare, sfrattata, ispirata, scappata. Benedetta, santificata, imperfetta, passata, trapassata, futura, presente, gaudente, tremante, brillante, bevuta, ingoiata, sputata, scacciata, derubata, addobbata.
Sfruttata, isolata, stuprata, odiata, sanguinante, sorridente, lavata, slavata, incipriata, profumata, pura, incantata, stupita, lacrimosa, zoppicante, fumosa, formosa, giudicata, rinchiusa, liberata, legata, addormentata, murata, scritta, pubblicata, cancellata, perduta, ritrovata. Alda, per sempre amata. «Ma io e te che siamo brutti e buoni chissà che mostri siamo Certamente una nuova specie che nascerà nel futuro».

La poesia fa paura, mi sta dicendo Alda, i poeti sono «mostri» per chi non ne comprende la profondità, l’azzardo, la visione, il coraggio, la cura. Nella sua visione Alda immagina un Roxy Bar dei poeti dove si rifugiano gli amici di pietà nascoste, dove non vergognarsi di essere poeti, una nuova specie che nascerà nel futuro. Una volta regalai ad Alda un libro di poesie di Pasolini, con questa dedica: «Pasolini è stato crocifisso ma non è ancora risorto». Lei ricambiò con un libro di Rilke raccontandomi delle lettere perdute di Pasolini. «Pasolini credeva che io fossi un uomo mi chiamava “quel ragazzaccio milanese”. Ho perso le lettere che mi scrisse Pasolini, il mio disordine e gli operai nel solaio hanno perso, dissolto, il carteggio prezioso di una giovane poetessa e un eterno poeta.

Pierpaolo è vivo nella mia mente, ogni tanto mi viene a trovare, di notte, quando nessuno mi risponde al telefono, quando il silenzio del poeta partorisce la poesia e le stelle. Le mie mani nelle ferite della memoria, del solaio, di quando ero una bella ragazza senza il manicomio e le mani di Pasolini, il suo enigma, la sua ostinazione. In quanti si sono accaniti contro i poeti, ritenendoli brutti. Ma io sono una donna semplice, spiritualmente bella, dentro e fuori. In manicomio c’erano persone deformi di grande bellezza. Io non ho mai peccato, la fede mi ha sempre accompagnato. Ho pagato per un peccato che non ho commesso, non sono una peccatrice. L’unico peccato è aver fatto innamorare Pasolini. Lui mi ha amato in segreto. Pasolini ha pagato il suo amore, non quello per me. Non c’è una coscienza democratica in Italia, siamo in democrazia ma non siamo liberi dei nostri sentimenti.

La felicità fa paura, come la poesia. C’è paura dell’amore, della felicità. Una volta ho detto che Dio uccide gli amanti per non essere superato in amore. Dio è geloso dell’amore degli amanti, il loro amore supera il suo amore e Dio punisce gli amanti. Così è stato condannato a morte Pasolini, un santo che insegnava la felicità. I poeti non possono essere felici, come i pazzi non possono amare».
Alda è il Dante Rock. Dante ci ha lasciato la Divina Commedia, la Merini ci ha lasciato la Divina Poesia. Lei era Beatles e Rolling Stones insieme. Il suo più grande insegnamento? Quello di cercare la poesia in tutto, nelle cose più semplici e fragili. Voglio raccontarvi la Merini vera, quella che piange pensando ai suoi figli strappati al suo seno dal manicomio.

La poeta che ha amato la poesia fino a rischiare la vita stessa. Raccontarvi un ricordo? Più che un ricordo è un odore. Quello del giorno dei funerali, funerali di Stato perché l’Italia doveva riscattarsi dal fatto di essersi dimenticata di lei. La pazza della porta accanto, la coscienza sporca della cultura italiana. Dovevo passare dal suo dolore per poter entrare, silenziosamente, nella sua poesia. Così, in un duomo in cui trionfanti carabinieri con i pennacchi (che tanto evocavano quelli di Bocca di Rosa di De André) scortavano il feretro, accanto a politici seduti in prima fila, insieme agli amici di sempre e ancora giovani adolescenti, frati francescani, insegnanti, medici, psichiatri, chiunque l’avesse amata od odiata, mentre il vescovo di Milano dispensava incenso, si respirava un forte odore di misticismo e sacralità. A un tratto si spalancarono le porte del duomo ed entrò un esercito, ognuno aveva una busta piena di stracci, dolori, fotografie, passato e vita. Era l’esercito di barboni: un forte malodore nauseò il duomo, l’odore della strada invase la navata della chiesa.

Prorompente fu la forza della poesia. L’odore di incenso sacro e la puzza nauseante della strada si fusero in una fragranza intensa e piacevole. Questa è la forza della poesia di Alda Merini, unire ciò che è sacro a ciò che è umile. Quel giorno ho compreso il senso della poesia. Quando ho conosciuto la Merini fu subito un gran- de amore. Essergli amico non è stato facile. Sacrifici e anni di lunghe attese sotto la sua casa sui Navigli. Anni di rifiuti, ripagati da lunghi abbracci, tenerezze e poesie. A volte la mia commozione era la colonna sonora del suo racconto. In altre occasioni ho sentito il suo dolore fluire e scorrere dalle sue mani calde. E poi le sue ultime parole, come congedo e testimone, affidate all’amico, poeta di strada, Giuseppe D’ambrosio Angelillo che le teneva le mani nel giorno dei santi: «vi ho amato tutti». Dopo la sua morte hanno ripulito la casa, imbiancato i muri. Cancellato l’amore, il dolore, il manicomio, i versi. Tutto racchiuso in due bustoni neri pronti a per finire nuovamente nella discarica dell’umanità. Se Alda è sopravvissuta alle correnti contrarie dei Navigli è stato grazie al fotografo Giuliano Grittini. Un personaggio che sembra uscito da una canzone di Giorgio Gaber. Giuliano ha dedicato vent’anni della sua vita ad Alda.


Le ha scaldato i piedi nell’inverno milanese, l’ha profumata di borotalco dopo il bagno, le ha donato grandi orecchini. Ha accompagnato la poeta ai premi letterari italiani, dalla Sicilia a Venezia, custodendo i suoi versi dettati all’alba come confessioni senza pretendere assoluzioni. Soprattutto l’ha ritratta in fotografie iconiche. Insomma, Giuliano ha fatto con la Merini quello che Alberto Korda ha fatto con Che Guevara. In quelle buste sono stati ritrovati versi come questi: « Madre/ i paesaggi della mia infanzia che io non ho vissuto ma che vivono in te come splendidi fiori venivo a coglierli nei tuoi occhi/ giorno per giorno/ e tremo per quello che io non ho vissuto/ ma credo madre, sia folle l’amore per il proprio figlio e sogni felici avventure/ così ho viaggiato per ogni dove non sapendo che il mio traguardo eri tu sola». Milano, Navigli, via Ripa di Porta Ticinese n. 47.

Giuliano Grittini con la sua macchina cattura l’anima della poeta. Lei indossa grandi orecchini a forma di foglia d’argento. Le unghie sono smaltate rosso fuoco come le Marlboro rosse dai filtri spezzati. Una vestaglia azzurra. Mi dice, riferendosi al pianoforte «Me lo hanno toccato, guarda… qualcuno entra in casa secondo me!» Alda accenna a Johnny Guitar, è uno speciale benvenuto per me, un regalo in cambio della lampada naif raffigurante Marylin che le ho regalato. Cosimo: «Una donna sul palcoscenico Un giorno ho perso la parola, sono venuta qui per dirvelo e non perché voi abbiate risposta. Ho meditato a lungo nel silenzio, ma al silenzio non c’è una risposta. Io le mie poesie le ho buttate, non avevo più fogli su cui scriverle». Alda: «Ma che bella poesia» (mi interrompe). Cosimo: «Poeta questa me l’ha dettata lei l’altro giorno. Ecco, legga come va a finire». Alda: Poi mi si sono avvicinati strani animali come uomini di antenate bestie da manicomio qualcuno mi ha aiutato a sentirmi unica, mi ha guardato. […] È venuto un santo che mi ha illuminato come una stella. Un santo mi ha risposto: perché non ti ami? È nata la mia indolenza. Non vedo più gente che mi picchia e non vedo più i manicomi».

Alda spezza il filtro della sigaretta, fa un lungo tiro. Provo a contare i filtri sparsi per la casa. Sono cento sigarette. Alda: «Eh dai con questi manicomi. È la vita». Aveva ragione l’editore Vanni Scheiwiller: «La Merini è una specie di invasata della poesia: questo dono degli dei, della poesia che può anche fare degli errori di battitura, delle oscurità. Però c’è sempre in qualsiasi poesia della Merini, quasi nata in trance, co- sì, della vera poesia! Un verso miracoloso, un dono!» Già, il dono. Quel dono di entrare in casa sua. Prego lettrici e lettori, entrate anche voi. Spegnete i telefoni, sedete con noi in queste mura decorate dai numeri scritti con il rossetto. In questa casa dove si respira la commozione, il dolore, la gioia e la rivoluzione della poesia. Dalla radio Vasco Rossi canta Vita spericolata, Alda mi prende le mani, mi stringe forte si libera nel canto «voglio una vita spericolata». Si commuove. E penso che Alda sia la Vasco Rossi della poesia e Vasco l’Alda Merini del rock.[…] «Anch’io avventuriera dell’anima presi infiniti voli finchè trovai un muro che mi lasciò senza parole eppure credimi io entro ed esco dalle prigioni con la gioia di una farfalla». I versi di Alda per Vasco sono affidati agli occhi della memoria di Vincenzo Mollica. «La musica – mi confida Alda – è un linguaggio molto più potente della poesia. La poesia si può musicare, la musica perfeziona la poesia, la esalta. Vasco, Vecchioni, Dalla, Celentano sono veri poeti. Ho amici di pietà nascoste come io e te»….
(continua su Amazon - https://www.amazon.it/dp/B08C7G9W92 ).

«Fate l’amore» – Alda Merini e Cosimo Damiano Damato –con un album di Giuliano Grittini - pubblicato da E-storie/Aliberti in edizione speciale in esclusiva per Amazon sarà presentato, in forma di recital con Damato - voce narrante e Erica Mou - canzoni dal vivo, in anteprima al Festival «Il Libro Possibile» di Polignano venerdì 10 luglio alle 23 Cala Ponte Marina «Banchina Pirelli Cinturato».

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