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Bari, ecco perché il Teatro Margherita è nato sull'acqua

Inaugurato nel 1914, da Varietà Margherita si tramutò in Kursaal Margherita, con destinazione spettacoli leggeri e di varietà, per nobilitarsi ben presto, dal 1916, al rango e al nome di Teatro Margherita

Bari, ecco perché il Teatro Margherita è nato sull'acqua

Mi lascio alle spalle il Piccinni con la sua gloria di «teatro di città», quasi giornale murale per «memorabilia» municipali, vado giù sul Corso Vittorio Emanuele verso il mare, sullo sfondo la quinta merletatta del Margherita: quasi architettura effimera, chapiteau roseo e vagamente Liberty, con cupola e torrette decorative, fra edificio termale e Casinò vacanziero (aria di Nizza, Montecarlo o anche Bath Spa, Marienbad, ecc.), edificio che chiude a Sud-est la vista del mare, con grande disappunto all’ epoca della costruzione (anni 1910-14) di Armando Perotti e in anni anche recenti di molti detrattori della struttura.
Chiude la visuale del mare certo, ma chiude anche il Corso alle raffiche del vento di Levante, anzi c’è chi dice che fu costruito appunto per questo! Ma in realtà il Margherita, intitolato alla regina vedova di Umberto I, è frutto di una sfida, anzi di una furbissima trovata. Spiego: dopo la costruzione del Petruzzelli e la sua apertura nel 1903, il Comune di Bari si era impegnato con i fratelli Petruzzelli (Antonio e Onofrio, costruttori e gestori del teatro) a «non attivare e non consentire nuove costruzioni per spettacoli sul territorio comunale».

Fatta la legge, trovato l’ inganno...ed evitata la vertenza. Il Margherita sorse sull’ acqua, fuori dal «territorio comunale», cioè sul Demanio Marittimo! I pescatori di ’nterra a la lanze se la presero di brutto, vedendosi limitata l’ area marittima per le loro barche. Ci fu anche, a Roma, un’ interrogazione alla Camera dell’ onorevole Renato Maria Imbriani. Dapprima ci fu una struttura in legno (Varietà Margherita) su precarie palafitte, ma nel 1911 in poche ore risultò incendiata (toh, guarda!) forse dolosamente, nonostante l’ intervento dei pompieri. In proposito circolò fra i baresi la seguente strofetta: A la vì de ‘ngann’a mmare/s’ abbresciate u Margherite./Hanne sciute le pombìire/ a pombbà ch’ le megghijre. In riva al mare/s’è bruciato il Margherita./Sono andati i pompieri/a pompare con le mogli (ah, maliziosità dei vecchi baresacci!).

Fu ricostruito in muratura, dall’ingegner Francesco De Giglio per conto della Società Orfeo Divertimenti, su pilastri di cemento piantati nell’ acqua, primo edificio a Bari con strutture in cemento. Inaugurato nel 1914, da Varietà Margherita si tramutò in Kursaal Margherita, con destinazione spettacoli leggeri e di varietà, per nobilitarsi ben presto, dal 1916, al rango e al nome di Teatro Margherita: vi si tennero anche infatti, forse in concorrenza con il Petruzzelli, delle opere liriche, da Rigoletto a Lucia di Lammermoore, da Don Pasquale all’Elsir d’amore, da Otello alla Traviata, al Trovatore, ecc. ecc.
Dal 1922 il Margherita fu poi destinato a cinematografo, con sporadiche eccezioni: come quando (gennaio 1923) ospitò nientemeno che una Serata Futurista, con Filippo Tommaso Marinetti, Franco Casavola, Francesco Cangiullo. In tale occasione si dette una «azione drammatica» Lo specchio, su musiche di Casavola e testo di Hrand Nazariantz, il poeta armeno che viveva a Bari. Dal ‘43 al ‘46 si chiamò Garrison Theatre, requisito dagli Alleati anglo-americani e destinato al divertimento di ufficiali, sottufficiali e soldati.

Fu poi cinema il Margherita fino al 1980, dopo di che il degrado, con la successiva acquisizione al Comune e il restauro recente. Ha assunto un colore rosa-biscotto, si attende (apertura prossima ventura post-Covid permettendo!) l’utilizzo in attività rivolte al pubblico, con al centro le arti visive, in continuità d’uso con i fronteggianti Mercato del Pesce e Sala Murat. Di teatro (ad onta della scritta Teatro Margherita che campeggia sull’ingresso) in effetti resta poco, visto che è stata eliminata ogni traccia di palcoscenico all’interno, con annessi e connessi. Ma resta la splendida posizione «sul mare», con le vetrate del vasto Foyer (sulla volta i decori dei F.lli Colonna) che riflettono i colori dell’ acqua e delle barche. Barche dei pescatori baresi, con le loro reti tuttora stese verso l’approdo ‘nterra a lanze: li osservo vecchissimi, percorrendo il Lungomare, che rammendano le reti... forse sono gli stessi che cantavano le maliziose strofette sui pompieri e le loro mogli!

Il magnifico Lungomare barese, con di lato la Palazzata e i giardini verso Sud-Est, così come vollero negli anni 20-30 gli occhi e i finanziamenti (Ministeriali e Comunali) di un Araldo Di Crollalanza, aprono in Largo Adua l’ ultimo dei «teatri storici» di Bari, anche se ormai (già dai tempi del Petruzzelli) divenuti status-symbol di un’ imprenditoria del tutto privata, di una borghesia volitiva, occhiuta e rampante, ma pur sempre «amante del teatro».

La famiglia Santalucia, con l’ingegner Onofrio, edifica nel 1925 il fabbricato in stile eclettico, vagamente Liberty-Floreale: al centro, fra gli appartamenti per civili abitazioni, campeggia la parte teatro, con la scritta Kursaal Santalucia e sopra la ampie arcate vetrate della Sala Giuseppina affrescata dai Fr.lli Prayer (Giuseppina dal nome della moglie dell’ ingegnere) destinata a ricevimenti, feste e quant’altro. Fu aperto nel 1927 il Kursaal ed è curiosa questa dizione tedesca, di moda in Italia fra 800 e 900, ripresa dai grandi spazi delle Terme mitteleuropee di una volta, dove ci si curava, ma anche si suonava, cantava, danzava: Kuur (cura), Saal (sala). Ed effettivamente il teatro può essere considerato una bella sala di cura, se non per il corpo, certo per lo spirito!

Il Santalucia fu subito cinematografo, salvo sporadiche serate per recite, in epoca fascista, della Gil (gioventù italiana littorio) e dei Guf (gruppi universitari fascisti). Solo assai più tardi, negli anni ‘90 con una diversa proprietà e dopo il restauro affidato all’ architetto Paolo Portoghesi, vi si tenne una significativa attività di prosa affidata all’ amichevole consulenza di Gigi Proietti. Spesso il grande attore fu nel Santalucia a presentare quelle serie di spettacoli.
Adesso osservo dal mare il cantiere in atto, con operai al lavoro dietro la palizzata, una grande gru in azione...Il teatro (con la sala superiore) è ora proprietà della Regione Puglia, che lo ha acquistato, con diritto di prelazione a un’ asta giudiziaria. Sarà restituito, pare fra pochi mesi, alla collettività: destinato ad aprirsi a gruppi creativi e giovani, intenti ad attività musicali ma non solo. E così, si spera, anche il Kursaal potrà riprendere la sua funzione di Cura, dello spirito e dei cuori.
Ci avviamo, mi avvio, verso l’ ultima tappa, verso il Teatro Rosso, alias il Petruzzelli.

(continua)

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