Venerdì 07 Maggio 2021 | 03:32

NEWS DALLA SEZIONE

La curiosità
Barletta, ecco “Adoc” il cane che si morde la coda

Barletta, ecco “Adoc” il cane che si morde la coda

 
Lotta al virus
Santeramo, nelle aule arriva il «naso virtuale» per ridurre i contagi

Santeramo, nelle aule arriva il «naso virtuale» per ridurre i contagi

 
In ospedale
Foggia, giochi e colori donati al reparto di pediatria del Riuniti

Foggia, giochi e colori donati al reparto di pediatria del Riuniti

 
Musica
Super Checco Zalone: la Vacinada spopola con visioni da Oscar, oltre 2 mln

Super Checco Zalone: la Vacinada spopola con visioni da Oscar, oltre 2 mln

 
Il lutto
Addio a Nick Kamen, modello e cantautore britannico: innamorato di Bari e del Petruzzelli

Addio a Nick Kamen, modello e cantautore britannico: innamorato di Bari e del Petruzzelli

 
Protagonista Vanessa Scalera
A Montalbano Jonico al via riprese serie tv ispirata al romanzo di Mariolina Venezia

A Montalbano Jonico al via riprese serie tv ispirata al romanzo di Mariolina Venezia

 
La festa del patrono
Bari, spettacolo nicolaiano senza pubblico

Bari, spettacolo nicolaiano senza pubblico

 
Gastronomia
Sushi o pasta? Lo chef Hiro in Salento

Sushi o pasta? Lo chef Hiro in Salento

 

Il Biancorosso

Biancorossi
Terrani spinge l Bari: «Coraggio, puoi farcela!»

Terrani spinge l Bari: «Coraggio, puoi farcela!»

 

NEWS DALLE PROVINCE

BariCorruzione
«Scarcerate De Benedictis e Chiariello»

«Scarcerate De Benedictis e Chiariello»

 
NewsweekLa curiosità
Barletta, ecco “Adoc” il cane che si morde la coda

Barletta, ecco “Adoc” il cane che si morde la coda

 
FoggiaCovid
Vaccini: in Puglia l'84,3% delle dosi somministrate

Vaccini: in Puglia l'84,3% delle dosi somministrate

 
PotenzaCovid
Basilicata, ultimi giorni in arancione

Basilicata, ultimi giorni in arancione.
Ma otto comuni restano rossi

 
LecceL'iniziativa
Lequile, la festa della mamma con le piantine di “Genitori e Poi”

Lequile, la festa della mamma con le piantine di “Genitori e Poi”

 
PotenzaL'iniziativa
Satriano di Lucania, valorizzati a fini turistici i 140 murales

Satriano di Lucania, valorizzati a fini turistici i 140 murales

 
TarantoLa città invivibile
Taranto, gira tra auto con una sfera in metallo50enne denunciato dalla Polizia di Stato

Taranto, gira tra auto con una sfera in metallo
50enne denunciato dalla Polizia di Stato

 
BrindisiNel Brindisino
Ostuni, 39enne marocchino ucciso in casa: killer preso a Bari, stava scappando

Ostuni, 39enne marocchino ucciso in casa: killer preso a Bari, stava scappando

 

Ostaggi Selvaggi

Rocco Palese: «C’era una volta il centrodestra»

L’ex deputato di Forza Italia: «Stimo Vendola e Decaro»

«Il Sud sia all'altezza della sfida Ue», parla Rocco Palese

Buonasera, non so se è libero adesso per fare due chiacchiere, onorevole Rocco Palese… Niente, io ho una rubrica che esce ogni lunedì, sarebbero interviste…
«E come no, certo, la ringrazio per l’attenzione, seguo, so tutto perfettamente, tra l’altro sono personaggi…».

E già, dimenticavo, lei non è un normale politico. Già di buon mattino, pur essendo a riposo adesso, s’è spazzolato tutti i giornali della terra, pronto a sgambettare con documenti glossati e cartelle, come faceva in Regione da assessore e da vicepresidente della giunta regionale, e alla Camera peggio.
«Tutto vero, confermo. E questa sana abitudine non l’ho abbandonata assolutamente. Anche adesso che partecipo da osservatore senza svolgere attività politica in modo diretto. Mi sveglio alle cinque e mezzo e alle sette l’edicolante mi ha già preparato il malloppo con La Gazzetta del Mezzogiorno, ovviamente, ma pure il Foglio, La Stampa, il Giornale, Sole 24 Ore, Italia Oggi, il Fatto, la Repubblica, Corriere della Sera…».

Il che pone un argine alla crisi dell’editoria.
«Amo la carta da sempre. E ancora adesso mi faccio inviare dalla Camera ampia documentazione, per consulti, verifiche, commissione bilancio, uffici legislativi».

D’altronde restammo tutti sconvolti quando Alessandro Di Battista, che svelena forse sulla sua stessa madre, citò proprio lu Roccu Palese da Acquarica del Capo tra le mosche bianche degne di stima.
«Ebbè, si può dire, con una battuta, che sono stato il capogruppo dei 5 Stelle all’inizio. Nel senso che li ho guidati quando non erano pratici dei meccanismi complessi, dentro e fuori il Parlamento».

La stessa considerazione hanno manifestato Michele Emiliano e «Decauro», cioè Antonio Decaro, Capa Quadrata, come lo battezzai anni addietro, che la invocò come spirito guida al Comune di Bari, pur di opposto schieramento.
«Come ricorderà mi chiamavano Dottor Sottile. Queste affermazioni peraltro sono state ribadite in iniziative concrete. Vede, ognuno ha le sue qualità, le proprie inclinazioni. E credo vadano onorate per il bene della comunità. L’ho fatto ieri e continuo a farlo adesso».

Il consenso bipartisan credo le derivi da un’anomalia. Non è mai finito nella cronaca giudiziaria per corruttele, o in trasmissioni tv trash o su «Chi» e altri giornali da parrucchiere. Eletto deputato con il Popolo della libertà nel 2013, invece di andare a trans e pippare coca come altri colleghi ha conquistato il record di presenze, con un impressionante 99,26%, e un indice di produttività 580,77 su una media di 200.
«Mah, sono rimasto me stesso, vado dallo stesso barbiere Carlo Olimpio che mi chiama a rapporto quando in tv mi vede in disordine. Vivo il paesino, sono stato educato a comportarmi in una certa maniera, e soprattutto a non sottrarmi alla fatica. Mio padre Eugenio, legatissimo alla terra e ai suoi ulivi che vede ora straziati dalla xylella, impegnato con le sue cave per conci di tufo da edilizia e ancor più come grossista di elettrodomestici negli anni del boom economico in Salento, si svegliava prestissimo. Ho due sorelle, una sposata con due figli e una single. Il sudore ha tenuto anche mia madre Donata, casalinga, molto attiva: hanno 92 anni».

E hai detto niente. Comunque, l’ho chiamata in particolare per un motivo. Come tanti pugliesi ai margini del divenire mi chiedo: com’è che il centrodestra è morto o giù di lì nella regione in cui era leader? Nessuno può spiegarlo meglio di lei che ha assistito al seppellimento da protagonista.
«Sa, questa sua lettura, inquadrata storicamente, per spietata e cruda che sia mi sembra assolutamente vera, e centrata nei tempi. Anch’io credo che la pietra tombale sia stata deposta, al termine di un inarrestabile declino, proprio in occasione della mia candidatura alla presidenza della Regione contro Nichi Vendola, 2010. È stata veramente la fine dello schieramento. Era nato nella prima metà dei Novanta sotto Silvio Berlusconi nella creazione e secondo equilibri di Giuseppe Tatarella, con Domenico Mennitti eccetera. Le tensioni interne venivano stemperate dal ministro dell’Armonia. Ma dopo la sua prematura scomparsa, 1999, nessuno ha saputo più intervenire sulle divisioni, manifestatesi con la violenza massima sotto elezioni nel 2010. La barca ha proseguito sulla sua rotta quasi per forza inerziale con la presidenza della Regione a Raffaele Fitto nel 2000-2005. Poi è colata a picco».

Anche perché non fu Vendola - diverso da chi, come diceva lo slogan, poi non si è capito - bensì Adriana Poli Bortone, da destra, con il conservatore ondivago Pierferdinando Casini, a sconfiggere il centrodestra. Un 8,71% sottratto che le avrebbe garantito la carica di governatore pugliese.
«In quella tornata il presidente spettava a Forza Italia, partito di maggioranza. Ma all’interno c’erano forti divergenze. Casini aveva siglato un patto con Massimo D’Alema: se il candidato non fosse stato un estremista come Vendola, lui avrebbe appoggiato il centrosinistra. Altrimenti l’Udc avrebbe proseguito da solo. Le primarie le vinse Nichi battendo per la seconda volta Francesco Boccia e si creò così terreno fertile con la Poli Bortone. Da quel momento il centrodestra ha visto segnato il suo destino. Non è più nato un Tatarella, né si è mai concretizzato un progetto politico costruito sul territorio, come in Piemonte o in Lombardia, ultima via di salvezza».

Io aggiungerei anche l’ingresso di Michele Emiliano che, populisteggiando o meno, nei lustri ha creato un Pd pugliese strapotente, realizzando ciò che i vari ominicchi magretti e i bruchi tristi del partito, muniti del manuale dell’ammaestrato progressista, non si sognavano nemmeno.
«Comunque sia, ancora oggi non vedo una proposta, un protagonista con vere idee. Peggio nelle ultime elezioni regionali di settembre. Nelle quali il centrodestra ha espresso critiche in agricoltura, nella sanità, ma senza riuscire a comunicare ai cittadini proposte alternative. Ruoli chiave nella vittoria del centrosinistra hanno poi rivestito Nichi Vendola, persona di cultura e di intelligenza superiori, dopo l’intervento agli Stati Generali Cgil, e Antonio Decaro, che va realizzando un eccellente disegno urbanistico».
Intanto proprio sotto Vendola, siccome non le ridavano la parola, in Regione si levò una scarpa e martellò il banco in stile Kruscev.
«Persi le staffe, ero inviperito, tra l’altro avevo presentato Gorbaciov con Fitto a Sternatia durante la sua villeggiatura a Castro. E rinverdii la tradizione societica: l’ambasciata russa a Roma volle il filmato della mia performance commentando: siamo lieti che qualcuno abbia dimostrato la stessa tempra e lo stesso stile di Kruscev. Ma a parte quell’episodio, con Nichi ho mantenuto un rapporto cordialissimo. Prima della sua discesa in campo e di quella di Decaro, la contesa per le regionali dava l’impressione di una guerra fra due eserciti di clientele».

Quasi quasi parla come uno di quelli, lei che è stato braccio destro di Raffaele Fitto.
«Io non rinnego, né vengono meno fra noi il rispetto e la stima. Ma a un certo punto non ho aderito al suo progetto Conservatori e Riformisti che è risultato infatti perdente, tanto che Fitto ha dovuto chiedere ospitalità a Fratelli d’Italia alla fine».

No, lei lasciò Forza Italia seguendo Fitto, e soltanto dopo tornò da Berlusconi.
«Sì è vero, ma quel primo passo fu mosso per senso di lealtà, di amicizia. La convinzione era scarsissima. Ancora oggi non rinnego i principi che ho sposato nel soggetto politico degli azzurri ed esorto ad ascoltare le proposte risolutive che Silvio Berlusconi ripete da mesi, dal Mes al Ppe».

Secondo lei esiste il «Partito della Regione» cosiddetto? Cioè un carrozzone che ha imbarcato berlusconiani, gruppettari, post-fascisti, chiunque sia, a sostegno del governatore in cambio di cariche ambite?

«Sarebbe? Non lo so, non credo».

Lei da Emiliano ha ottenuto la guida del Distretto socio-sanitario di Gagliano del Capo prevalendo su 14 concorrenti. È vero che proprio a Gagliano è medico specialista in chirurgia d’urgenza, ha esperienza di gestione dall’interno, è stato presidente della commissione sanità in Regione. Però le nomine non cadono dal cielo.
«E infatti derivano dalle carte. Dai titoli che, se mi permette, ponevano fuori gara dall’inizio i concorrenti. Sono stati loro i primi a dirlo. E se qualcuno ha avuto un ruolo non è Michele Emiliano, bensì Rodolfo Rollo, direttore della Asl di Lecce, al quale mi unisce una reciproca stima che si è esplicitata nell’organizzazione dei percorsi clinici ospedalieri, nella soluzione tecnologica innovativa del Dea, Dipartimento di emergenza e accettazione del Vito Fazzi. E nell’incarico che mi è stato affidato giusto ieri: trasformare l’ospedale di Galatina in centro per ammalati Covid».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta Necrologie