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Montescaglioso s'arrende
dichiarato il default

Pochi i riflessi sui cittadini, le tasse sono già schizzate al massimo

Montescaglioso s'arrende  dichiarato il default

di PIERO MIOLLA

MONTESCAGLIOSO - Da ieri il Comune di Montescaglioso, vessato da circa 8 milioni e mezzo di euro di passività, è in stato di dissesto finanziario. Lo ha dichiarato il Consiglio comunale a maggioranza, mentre le opposizioni al momento del voto hanno ritenuto di lasciare l’aula. A conti fatti, la proposta che il sindaco Vincenzo Zito ha portato all’attenzione della massima assemblea cittadina, contenente, appunto, la dichiarazione di dissesto, ha ricevuto dieci voti favorevoli (tutti della maggioranza, nelle cui fila era assente il solo consigliere Nunzio Carriero), mentre, come detto, i consiglieri di minoranza Giuseppe Ditaranto (M5S), Maria Scaramuzzo (Alleanza per Montescaglioso), Rosa Anna Cifarelli, Raffaele Rizzi, Gianna Racamato e Giuseppina Venezia (Monte in Testa), non hanno partecipato al voto allontanandosi dall’aula nel momento della votazione.

In precedenza, però, gli stessi consiglieri di minoranza avevano chiesto con una mozione di rinviare il voto, ma la proposta era stata rigettata con 10 voti contrari e 6 favorevoli. Come si è giunti a questa delibera? Lo ha spiegato il primo cittadino. «Già al momento del nostro insediamento ci siamo trovati con una situazione debitoria che, voglio precisarlo, non è totalmente attribuibile alla precedente amministrazione, ma viene da lontano. Sono in pratica 30 anni che Montescaglioso si porta dietro questi debiti, che non fanno altro che riprodursi. Mentre in precedenza, però, la normativa permetteva di effettuare spostamenti di somme, adesso, invece, è divenuta stretta. Se consideriamo che i trasferimenti statali si sono ridotti notevolmente, la situazione è precipitata ulteriormente e non è più recuperabile, anche perché il Comune di Montescaglioso era già in piano di riequilibrio dal 2013, cioè in pre-dissesto, da alcuni anni».

«Il piano di riequilibrio, però, era basato sulle entrate derivanti dall’alienazione del demanio comunale - continua il primo cittadino - cosa che non è avvenuta. Quando ci siamo insediati abbiamo deliberato la presa d’atto della situazione economica e, dopo, abbiamo verificato se fosse possibile recuperare la situazione. Di fatto, però, non è stato possibile e, dunque, abbiamo deciso per il dissesto: è stata una scelta obbligata, tanto che il revisore dei conti ha sottolineato nella relazione che nel nostro caso non c’erano altre possibilità se non il dissesto. Abbiamo 5 milioni e mezzo di disavanzo che provengono dal piano di riequilibrio e dall’accertamento straordinario eseguito dalla precedente Giunta nel 2015. In più, ci sono i debiti fuori bilancio che ammontano a 3 milioni e 200mila euro. In totale, fanno circa 8 milioni e mezzo. Abbiamo ritenuto di mettere un punto fermo a questa situazione per poter partire dal primo gennaio 2018 in una situazione che, calcisticamente, potremmo definire da zero a zero. La delibera verrà inoltrata alla Procura della Corte dei Conti e al ministero dell’Interno, che proporrà una terna per la commissione, nominata dal presidente della Repubblica. La commissione gestirà massa passiva e attiva al 31 dicembre, mentre noi dal 2018 partiremo senza debiti e crediti, con il bilancio riequilibrato». Le tasse verranno aumentate? «Lo prevede la legge in caso di dissesto, ma, di fatto, non accadrà perché già oggi le aliquote sono al massimo».

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