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SOS AMBIENTE

Le scorie nucleari in Basilicata? Scanzano Jonico alza gli scudi

Le scorie nucleari in Basilicata? Scanzano Jonico alza gli scudi

Torna la protesta sul nucleare in Basilicata

Chiesta alla Regione la convocazione del tavolo con i sindaci per ribadire il «no» all’ipotesi nucleare

22 Aprile 2022

Donato Mastrangelo

MATERA - «La Regione Basilicata convochi con urgenza il Tavolo della trasparenza per confermare la sua contrarietà alla realizzazione del deposito nazionale delle scorie nucleari». Lo chiede l’associazione «ScanZiamo le scorie». Il fronte del no al sito nazionale dei rifiuti radioattivi parte ancora una volta da Scanzano Jonico, la località in provincia di Matera dove nel novembre 2003 il Governo presieduto da Silvio Berlusconi aveva deciso di ubicare, nelle cave di salgemma di Terzo Cavone, il deposito nazionale delle scorie radioattive. Fu poi la protesta ferma del popolo lucano, con la cosiddetta marcia dei centomila, ad indurre l’esecutivo a fare retromarcia.

Il presidente del sodalizio antinucleare Donato Nardiello ha chiesto all’assessore regionale all’Ambiente, Cosimo Latronico, di «convocare il Tavolo nel Comune di Scanzano Jonico, centro nevralgico della protesta civile del novembre 2003, con la partecipazione aperta ai sindaci dei territori coinvolti nella carta delle aree proposta dalla Sogin». Il nodo è proprio questo. Si teme, infatti, un eventuale colpo di coda che veda coinvolto il territorio lucano tra i possibili siti della Cnai, la Carta delle aree idonee individuata da Sogin, la società incaricata del «decommissioning» nucleare. Il documento, ancora top secret, è stato inviato lo scorso marzo al Ministero per la Transizione ecologica. Si tratta di una mappa che include 67 aree tra Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna e frutto del precedente lavoro di scrematura operato da Sogin sulla scorta della Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee. Tra l’altro proprio il ministro del Mite, Roberto Cingolani, lo scorso 6 aprile, rispondendo ad un question time alla Camera sulla mappa aggiornata della Cnai, ha dichiarato che «è stata valutata come percorribile l'ipotesi di entrata in esercizio del deposito nel 2029 con individuazione del sito nel mese di dicembre 2023».

«La scelta delle aree idonee tenuta dalla Sogin - rileva Nardiello - è avvenuta senza risposte alle nostre osservazioni. Consideriamo la consultazione unidirezionale ed in violazione delle norme della trasparenza e della partecipazione. Con le osservazioni abbiamo sollevato l'applicazione errata dei criteri da parte della Sogin, chiesto di sottoporre la carta delle aree alla Valutazione ambientale strategica oltre a considerare che l'80% dei rifiuti radioattivi è localizzato nel nord in aree già nuclearizzate. Se la consultazione non entra nel merito delle osservazioni inviate dalla Basilicata e dalla Puglia siamo quasi certi che le aree potenzialmente idonee indicate dalla Sogin vengano dichiarate idonee solo per merito di una valutazione scorretta. Tali aspetti sono stati segnalati anche all’Ispettorato nazionale per la sicurezza sul nucleare (Isin) che entro metà maggio dovrà esprimere il parere tecnico alla documentazione della Sogin». Stando alla Cnapi redatta da Sogin i siti potenziali sul territorio della Basilicata sono Genzano di Lucania, Acerenza ed Oppido Lucano nel Potentino e Matera, Montescaglioso, Montalbano Jonico e Irsina nell’altra provincia. Si tratta ora di capire cosa è avvenuto nel successivo passaggio della Cnai, che, come detto, è documento secretato.

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