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Il materano Ferrandina: «Ecco la mia musica per Biancaneve»

Federico Ferrandina

Federico Ferrandina

A scandire i ritmi del lavoro teatrale, in scena a Roma al Teatro Torlonia, sono le musiche del compositore lucano, il cui stile si muove in equilibrio tra la musica classica e i suoni della contemporaneità

29 Marzo 2022

Carmela Cosentino

Una camera oscura dove le movenze, filtrate dalla luce, si trasfigurano in paesaggi, personaggi e intense condizioni emotive. Ombre tridimensionali che attraverso meccanismi e luci industriali si trasformano in carillon per disegnare inquadrature e movimenti su sette grandi schermi neri, in un gioco di rimandi ed evocazioni accentuati da una scenografia minimalista. È lo spettacolo «Biancaneve - Le ombre nello specchio» di Fabrizio Pallara che dirige un adattamento che non rinuncia alla struttura del testo dei fratelli Grimm partendo dalla traduzione di Antonio Gramsci dal titolo Nevina, con l’obiettivo di esaltarla ed evidenziare il senso profondo del conflitto tra generazioni, nel passaggio di testimone di madre in figlia. A scandire i ritmi della narrazione del lavoro teatrale, prodotto da Teatro di Roma – Teatro Nazionale in collaborazione con Teatro delle apparizioni e Malombra in scena a Roma al Teatro Torlonia dal 26 marzo al 7 aprile, le musiche di Federico Ferrandina, chitarrista e compositore e arrangiatore materano il cui stile unico si muove in perfetto equilibrio tra la musica classica e i suoni della contemporaneità.

Sonorità ricercate, pensate, inseguite, ma mai improvvisate che permettono di narrare in un mix di luci e ombre, un rito di passaggio, quello di Biancaneve, passando dal bianco stupore dell’infanzia, allo slancio rosso della giovinezza fino al nero, l’oscurità che bisogna attraversare per segnare il proprio sentiero. Sullo sfondo la regina madre, ossessionata dalla sua bellezza che fissa sullo schermo di un cellulare, ed è disposta a tutto pur di non vedersi sostituita, mentre la giovane Biancaneve è costretta a fuggire, attraversando la foresta per salvarsi e trovare un rifugio, crescere e conquistare la sua identità.

«È uno spettacolo - racconta il compositore - in cui portiamo in scena una versione cruda della storia, in cui la matrigna è la vera madre di Biancaneve che vuole uccidere perché è gelosa, e qui viene raccontato il conflitto generazionale, un argomento di grande attualità. Si va dunque alla radice della mitologia di Biancaneve, dove la mela che è il frutto del peccato per antonomasia, è anche simbolo del risveglio della coscienza, secondo gli alchimisti, e dunque la sua morte segna il passaggio all’età adulta, un risveglio che le permetterà di fronteggiare la madre». Un ruolo fondamentale in questa produzione riveste la musica. «Per comporla- prosegue - ho fatto una ricerca molto lunga che è partita dal comprendere il tipo di suono che poteva avere un racconto del genere in cui non ci sono i personaggi in scena, che rapporto poteva avere con la musica lirica e a quale periodo storico ispirarmi. Alla fine della riflessione quello che abbiamo maturato con il regista, è che in questo lavoro si parla di un cambiamento profondo che investe le due protagoniste della storia. Un cambiamento che ho raccontato prima attraverso una musica dolce e delicata suonata da un’orchestra d’archi, e poi quando il dramma procede e si compie il rito, subentrano suoni non acustici ma sintetici molto contemporanei, come l’elettronica e il sound design che compensano anche la scelta radicale di non introdurre voci. Gli elementi tematici sono pochi ma riconoscibili in varie forme e declinazioni».

Biancaneve è solo una delle numerose produzioni di Federico Ferrandina che da Roma si sposta a Matera per registrare i suoi lavori nello studio di Angelo Cannarile, utilizzando un’orchestra di professionisti lucani. «Ho iniziato nel 2011 perché mi serviva un’orchestra per il concerto con Pilar- spiega il chitarrista- Ho chiamato bravi musicisti con cui mi sono trovato bene, e anche oggi quando mi serve un’orchestra mi rivolgo a loro. Si è creato un bel gruppo di lavoro, che si è costituito in associazione, Matè e i Solisti lucani, ed è una realtà interessante. Quanto alla mia musica- continua- ultimamente ho avuto molte occasioni di “piazzarla” in serie tv italiane e in quelle prodotte da Netflix e Disney Plus. Le mie composizione grazie ai miei viaggi e al rapporto continuo con le realtà statunitensi, sono inserite in cataloghi da cui i music supervisors si servono sia per i film che per le serie televisive». La chitarra è lo strumento principale del compositore materano che a metà maggio sarà a Tel Aviv a fianco del musicista e compositore turco Omar Faruk per il concerto Omar Faruk and Friends.

«Un musicista di alto spessore- sottolinea- che ha sviluppato uno stile che si basa sulla musica tradizionale Sufi, ma include l’ispirazione di musicisti elettronici ambient. Ha una band di cui faccio parte, dove ci sono musicisti nominati ai Grammy e dall’anno scorso sono diventato il direttore musicale. Scrivo gli arrangiamenti per i concerti e per il prossimo tour che partirà a maggio». In Federico Ferrandina figurano due anime: quella del chitarrista e quella del compositore, ma quale prevale? «Mi piacerebbe rispondere che mi piace suonare quello che compongo- dice- in realtà, mi sento più efficiente e soddisfatto nelle situazioni in cui realizziamo registrazioni e in quelle collaborative. Suonare dal vivo invece mi serve per tanti altri aspetti. Se non facessi i concerti perderei il feedback che il pubblico dà sulla musica, e questo inciderebbe anche sulle mie composizioni»

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