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Ferrandina, viaggio in barcone per rivedere il padre: ora li separa la quarantena

Il giovane nordafricano è tra i cento migranti ospitati nel centro di accoglienza situato nel motel Old West nei pressi della stazione di Ferrandina

Ferrandina, Viaggio in barcone per rivedere il padre

Foto Genovese

Ferrandina - Rami (nome di fantasia) è uno dei tanti giovani di età tra i venti e i trenta anni che negli ultimi mesi ha deciso di lasciare la Tunisia, provata dalla crisi economica e politica e minacciata negli ultimi mesi anche dalla pandemia del Covid-19, per cercare un approdo in Europa. Il giovane nordafricano è tra i cento migranti ospitati nel centro di accoglienza situato nel motel Old West nei pressi della stazione di Ferrandina giunti sabato scorso su disposizione della Prefettura di Matera.

Migranti, quelli tunisini, alla ricerca di un approdo migliore dopo le nubi che si addensano su un Paese fino a qualche anno fa preso a modello di emancipazione, sviluppo culturale e turistico nel continente africano. E invece la situazione politica precipitata in poco tempo ha spinto molti giovani a lasciare la Tunisia. Di qui gli sbarchi sempre in aumento verso la Sicilia e l’isola di Lampedusa in particolare.
Appena arrivato in Basilicata dopo il lungo viaggio da Porto Empedocle, dove i migranti erano stati sottoposti alla prova del tampone al quale erano risultati negativi, Rami è stato protagonista di un evento non privo di emozione. «Suo padre - dichiara Anastasio Pane della cooperativa sociale Filef che gestisce il centro di accoglienza allocato nel motel Old West - vive e lavora ormai da diversi anni a Torino. Nel capoluogo piemontese, infatti, ha avviato con successo una piccola attività imprenditoriale.

Abbiamo messo in contatto telefonicamente Rami con il genitore poche ore che era giunto qui a Ferrandina. Il giovane, che era visibilmente provato per le tante fatiche vissute nelle ultime settimane, non ha nascosto l’emozione ed è scoppiato in lacrime, raccontando al padre per il viaggio lungo e pieno di insidie. Una volta terminata l’osservazione del periodo di quarantena padre e figlio potranno finalmente riabbracciarsi e, chissà, per questo ragazzo tunisino - dice Pane - potrà finalmente ricominciare un futuro più sereno qui in Italia».

Storie e destini che si intrecciano lungo le rotte del Mediterraneo, con traversate cariche di drammi personali, illusioni, speranze.

A volte il futuro migliore può essere rappresentato anche da una dignitosa assistenza sanitaria. È il caso di un altro giovane tunisino che ha seri problemi ad un piede. L’uomo, visibilmente dolorante, è stato curato al suo arrivo e gli è stato fasciato l’arto ed è stato fornito delle stampelle. È una delle situazioni che hanno preso maggiormente a cuore gli operatori della Filef che, proprio allo scopo di assicurare cure adeguate agli ospiti dell’Old West hanno chiesto ed ottenuto il supporto di alcuni medici ed infermieri provenienti da Potenza. Le esigenze, tuttavia, è facile immaginare che per un numero così elevato di persone sono molteplici. Per questo è fondamentale che tutte le istituzioni sul territorio garantiscano adeguato supporto dal punto di vista socio-sanitario.

Tra gli ospiti ci sono anche 7 minori accompagnati e 3 lattanti con i genitori di 3 mesi, 9 mesi e un anno e mezzo. Quanto alla nazionalità dei migranti tunisini, egiziani, maliani, bengalesi, siriani, marocchini ed pakistani. Dopo l’arrivo alcuni ospiti erano stati condotti all’ospedale Madonna delle Grazie di Matera perché bisognosi di cure, altri erano invece stati condotti nel locale distretto sanitario di Ferrandina.

Dopo l’ultima fuga di nove tunisini che nella notte tra giovedì e venerdì avevano abbandonato la struttura posta nei pressi della stazione ferroviaria di Ferrandina, la strada statale 407 Basentana a ridosso del centro di accoglienza, resta una direttrici maggiormente monitorate dalle Forze dell’Ordine per prevenire eventuali allontanamenti delle persone che proprio nel centro di accoglienza basentano devono osservare la quarantena.

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