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Caporalato in Basilicata, progetto donne in agricoltura con filiera legale

La presentazione è avvenuta stamani a Policoro

caporalato

POLICORO -  Con l’obiettivo di contrastare lo sfruttamento della manodopera in agricoltura, attraverso un rapporto stretto tra i diversi soggetti che compongono la filiera della produzione, trasformazione, commercializzazione e consumo dei prodotti, l’associazione di economia etica RetePerlaTerra ha presentato oggi a Policoro (Matera) e a Ginosa (Taranto) il progetto '' Donne Braccianti contro il Caporalato».
L’iniziativa, che rientra in un programma più ampio di collaborazione che ha coinvolto l’associazione NoCap (no al caporalato) e di distribuzione Megamark, prevede che le lavoratrici siano impiegate con contratto e fruiscano del trasporto legale sui luoghi di lavoro . E’ previsto, inoltre, che il prodotto venga conferito presso aziende di filiera, con marchio «Iamme», che rientrano nel progetto di economia legale e circolare attivato da RetePerlaTerra. Una dimostrazione sul campo su come si possa operare nella legalità in agricoltura è avvenuta stamani nelle campagne di Ginosa con l’impiego di un gruppo di lavoratrici per il taglio dell’uva. A Policoro è seguita l’illustrazione del progetto alla presenza di amministratori, produttori e rappresentanti istituzionali. «Le aziende coinvolte dalla Rete PerlaTerra - ha detto il presidente dell’associazione, Gianni Fabbris - nel progetto costruito con l'Associazione NoCap e il Gruppo di distribuzione Megamark, stanno lavorando in Puglia, in Sicilia e in Basilicata per realizzare concretamente le attività. Per offrire ai cittadini un cibo in cui siano garantiti i diritti del lavoro, la sicurezza alimentare e la qualità, il prezzo e la modalità di produzione agroecologica. Insomma un cibo giusto fondato sui diritti che produca economia buona sulla base di un forte patto sociale» . Fabbris ha chiesto, in proposito, che le istituzioni applichino regole giuste e un ruolo del pubblico efficiente per regolare i prezzi: «L'obiettivo - ha aggiunto - è quello di costruire sia un rapporto trasparente fra domanda e offerta di lavoro, per migliorare l’accoglienza, sia i trasporti sforzandoci di costruire filiere del cibo giuste e senza i caporali».

«Con questa iniziativa - ha il presidente dell’associazione Nocap, Yvan Sagnet - vogliamo innanzitutto ricordare che il caporalato è un fenomeno trasversale che colpisce non solo gli immigrati, ma anche gli italiani, in particolar modo le donne. Assumere 50 donne che fino a ieri erano sfruttate significa tutelare i loro diritti, sottrarre al caporalato il controllo della manodopera e alimentare il circuito del lavoro legale della nostra filiera etica. È chiaro che questo percorso potrà crescere se ciascuno di noi farà la sua parte, a partire dalle scelte di consumo dei cittadini».
Il direttore operativo del gruppo Megamark, Francesco Pomarico, ha ricordato che «'Iammè è il nostro contributo per una società migliore in cui chi lavora nel settore agroalimentare, impresa o bracciante di qualsiasi razza o provenienza, deve farlo nel solco delle leggi. Oggi 'Iammè fa un ulteriore e importante passo avanti rivolgendo la sua attenzione alle donne per garantire la tutela dei loro diritti, troppo spesso calpestati dalla cultura dell’illegalità, affinché non accadano mai più le tragiche vicende del passato. Siamo dell’idea di far conoscere ai nostri clienti quello che portano sulle loro tavole».

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