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Montalbano Jonico, «no» alla sperimentazione ed installazione del 5G

Il Comune segue l’esempio di Scanzano Jonico e Pomarico

Panoramica di Montalbano Jonico

Panoramica di Montalbano Jonico

MONTALBANO JONICO -  No alla sperimentazione e/o all’installazione del 5G sul territorio di Montalbano Jonico. Lo ha stabilito il sindaco, Piero Marrese, che ha adottato il 9 aprile l’ordinanza numero 32, in applicazione del “principio di precauzione” ed in attesa della “nuova classificazione della cancerogenesi annunciata dall’International Agency for Research on Cancer”. Anche il Municipio ionico, dunque, dice “no” alla nuova tecnologia, meglio conosciuta come 5G, dopo l’analoga decisione assunta lo scorso anno dall’allora sindaco di Scanzano Jonico, Raffaello Ripoli, e prima della preannunciata adozione di una delibera simile da parte del Comune di Pomarico. Marrese nell’ordinanza, dopo aver premesso che «la popolazione è attualmente esposta a campi elettro magnetici ad alta e a bassa frequenza» e che, a tutto questo si aggiunge ora «il 5G, che userà le bande 700 MHz, 3.4-3.8 GHz, 26 GHz e, successivamente, quelle comprese nella gamma tra 24.25 e 86 GHz», per un livello di radiazioni a radiofrequenza «per interni in ambienti industrializzati aumentati di 5mila volte dal 1985 al 2005», ha poi aggiunto: «Tenuto conto che alcune associazioni ambientaliste hanno sensibilizzato gli enti locali territoriali per l’adozione di misure prudenziali per scongiurare l’installazione di una tecnologia potenzialmente pericolosa e, con alcune delle predette associazioni, sono stati avviati nei mesi passati incontri operativi nella sede municipale», e che «il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha approvato le procedure per l’assegnazione e le regole per l’utilizzo delle frequenze disponibili per sistemi di comunicazioni elettroniche di quinta generazione e che il 5G si basa su microonde a radiofrequenze più elevate dei precedenti standard tecnologici», si è deciso di adottare l’ordinanza, «anche al fine di fronteggiare la minaccia di danni gravi ed irreversibili per i cittadini e di adottare le migliori tecnologie disponibili e assumere ogni misura e cautela volte a ridurre significativamente e, ove possibile, eliminare l’inquinamento elettromagnetico e le emissioni prodotte ed i rischi per la salute della popolazione». Il tutto, anche considerando che, al momento, «le radiofrequenze del 5G sono del tutto inesplorate, mancando qualsiasi studio preliminare sulla valutazione del rischio sanitario». Di qui, appunto, la decisione di applicare il cosiddetto «principio di precauzione».

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